Visualizzazione post con etichetta PUN. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta PUN. Mostra tutti i post

22 settembre

Iran-USA: aperture diplomatiche, ma comunicazioni ancora divergenti

Aggiornamento del 22 Settembre 2026


Negli ultimi giorni sono emersi nuovi segnali sulla possibilità di riaprire il canale diplomatico tra Stati Uniti e Iran. Le dichiarazioni provenienti da Washington e da Teheran, tuttavia, mostrano ancora una notevole distanza nelle rispettive posizioni.

Il presidente Donald Trump ha dichiarato alle Nazioni Unite di ritenere possibile un accordo con l'Iran dopo le elezioni di midterm americane del 3 novembre, presentando quindi la possibilità di una soluzione diplomatica come uno scenario concreto.

Il punto da sottolineare è però che non risulta che l'Iran abbia annunciato di voler firmare un accordo dopo le elezioni. La dichiarazione di Trump rappresenta una previsione politica del presidente americano, non la conferma di un'intesa già raggiunta con Teheran.

⚠️ Attenzione alla differenza tra dichiarazione e fatto
Trump parla della possibilità di raggiungere un accordo dopo il voto del 3 novembre. Questo non significa che l'Iran abbia già accettato l'accordo o che esista un'intesa pronta per essere firmata.

La posizione comunicata da Teheran

Da parte iraniana il quadro appare più articolato.

Un alto funzionario iraniano ha dichiarato a Reuters che Teheran sarebbe disponibile a discutere una possibile riapertura dello Stretto di Hormuz, ma collegando questo passo alla riduzione della pressione militare americana e alla revoca del blocco dei porti iraniani.

Secondo la stessa fonte, una proposta iraniana sarebbe già stata trasmessa agli Stati Uniti attraverso mediatori.

Contemporaneamente, però, esponenti dell'apparato militare iraniano continuano a mantenere una posizione molto più rigida, ribadendo che eventuali concessioni dipenderanno dalle condizioni poste da Teheran.

A rendere il quadro ancora più incerto sono inoltre arrivate smentite da fonti iraniane rispetto ad alcune ricostruzioni sulla possibilità di una riapertura di Hormuz entro pochi giorni.

🔎 Due comunicazioni molto diverse

Il confronto tra le dichiarazioni delle due parti evidenzia una differenza significativa nel modo in cui viene rappresentata la situazione.

Stati Uniti Iran
Trump presenta il raggiungimento di un accordo dopo le elezioni come uno scenario possibile e concreto. Teheran lascia aperto il canale diplomatico, ma collega qualsiasi passo concreto a precise condizioni.
Washington continua contemporaneamente a esercitare pressione sull'Iran. L'apparato militare iraniano mantiene una comunicazione molto più rigida.
La prospettiva indicata è quella di un possibile accordo dopo il 3 novembre. Non risulta, al momento, un'accettazione iraniana di un accordo già definito.

🌊 Hormuz rimane il punto centrale

Per i mercati energetici, la questione più importante rimane lo Stretto di Hormuz.

Un'eventuale riapertura rappresenterebbe un elemento potenzialmente favorevole alla normalizzazione dei mercati petroliferi e del gas. Al contrario, il permanere della chiusura o un'ulteriore escalation manterrebbero elevato il premio di rischio legato all'approvvigionamento energetico.

Al momento, tuttavia, non possiamo considerare Hormuz in fase di normalizzazione. Le dichiarazioni sulla possibile riapertura sono condizionate e, in alcuni casi, sono state successivamente contestate o smentite da altre fonti iraniane.

📊 Cosa significa per il PUN?
La situazione geopolitica rimane quindi una variabile attiva per l'andamento del prezzo dell'energia. Per il nostro Energy Prediction System (EPS), questo significa che non possiamo ancora considerare l'attuale tensione tra Stati Uniti e Iran come un evento risolto.

📌 Per ora nessun accordo: soltanto una possibile apertura diplomatica

Alla luce delle informazioni disponibili, sarebbe quindi prematuro affermare che “l'Iran firmerà la pace dopo le elezioni americane”.

Più prudentemente, possiamo parlare di una nuova possibilità di negoziato, accompagnata però da condizioni ancora molto distanti tra le parti.

La dichiarazione di Trump rappresenta un'indicazione importante sulle intenzioni e sulle aspettative della Casa Bianca, ma dovrà essere confrontata con le successive dichiarazioni di Teheran e, soprattutto, con eventuali passi diplomatici concreti.

🔄 AGGIORNAMENTO
Questo articolo verrà aggiornato seguendo l'evoluzione dei negoziati tra Stati Uniti e Iran, della situazione nello Stretto di Hormuz e delle conseguenze sui mercati energetici.

Prossimo aggiornamento: analisi dell'evoluzione del PUN e simulazione previsionale fino al 3 novembre, nello scenario in cui la situazione geopolitica rimanga sostanzialmente invariata.
📚 FONTI
  • Reuters – dichiarazioni e sviluppi diplomatici tra Stati Uniti e Iran
  • Reuters – situazione dello Stretto di Hormuz e comunicazioni provenienti da Teheran
  • Fonti internazionali – aggiornamenti sulle posizioni ufficiali di Stati Uniti e Iran

Le informazioni riportate riflettono la situazione disponibile al momento della pubblicazione e potranno essere aggiornate in presenza di nuovi sviluppi.

🔗 APPROFONDIMENTO

Per seguire il quadro generale della crisi e l'evoluzione degli eventi in Medio Oriente:

👉 Leggi: Questione Medio Oriente – cronologia e sviluppi della crisi

💡 Vuoi capire se stai pagando troppo la luce?

Nel nostro Hub Energia trovi analisi, andamento del PUN, previsioni, fattori geopolitici e guide utili per comprendere meglio il mercato dell'energia.

👉 Vai all'Hub Energia

20 settembre

America First, Hormuz, Cina e Israele: il nuovo equilibrio della crisi energetica

aggiornamento da giorno 9 al 14 settmebre  

PUN in forte rialzo dopo la contrazione domenicale: quanto pesa la situazione in Medio Oriente?

Il comportamento del PUN tra domenica 13 e lunedì 14 settembre merita particolare attenzione.

Il prezzo passa infatti da 166,51 €/MWh del 13 settembre a 225,85 €/MWh del 14 settembre, con un incremento di circa 35,6% in un solo giorno.

Una parte di questo movimento può essere spiegata dalla normale differenza tra una giornata festiva e la successiva ripresa dell'attività lavorativa. La domanda elettrica cambia, così come cambiano il mix produttivo e le condizioni di equilibrio del mercato.

Ma il dato merita un'osservazione ulteriore.

Nelle stesse ore, infatti, il quadro energetico internazionale non mostrava segnali di distensione. Le tensioni in Medio Oriente, i rischi legati alla navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz e le difficoltà sul fronte diplomatico continuavano a rappresentare un elemento di forte incertezza per i mercati dell'energia.

Non sarebbe corretto attribuire l'intero incremento del PUN alla situazione geopolitica. Il prezzo dell'elettricità è il risultato dell'interazione di numerosi fattori: domanda, produzione rinnovabile, disponibilità degli impianti, importazioni ed esportazioni, prezzo del gas e delle altre fonti energetiche.

Tuttavia, c'è un elemento che non può essere ignorato.

Quando un mercato ha appena registrato una forte contrazione e, nel giro di una sola giornata di contrattazione, recupera oltre il 35%, è ragionevole chiedersi se, oltre alla normale dinamica della domanda, non siano intervenuti anche fattori esterni capaci di aumentare rapidamente la percezione del rischio.

In questo senso la situazione mediorientale può essere considerata non necessariamente come la causa unica del rialzo, ma come un fattore potenzialmente amplificatore della pressione sui prezzi energetici.

Il dato del 14 settembre rappresenta quindi un episodio particolarmente interessante da osservare anche in prospettiva.

La domanda non è soltanto perché il PUN sia aumentato, ma soprattutto quanto velocemente un fattore esterno possa modificare l'equilibrio del mercato elettrico italiano e quanto questo movimento riesca a discostarsi dalla tendenza precedente.

È proprio questo genere di episodio che permette di comprendere meglio il comportamento del PUN durante le fasi di forte volatilità e che, nel tempo, può fornire indicazioni utili per valutare la capacità dei sistemi previsionali di distinguere una normale oscillazione da un cambiamento più significativo delle condizioni di mercato.

🔴 AGGIORNAMENTO – LA SETTIMANA DELLO SHOCK ENERGETICO

La settimana appena trascorsa ha segnato una nuova fase della crisi energetica legata alle tensioni in Medio Oriente. La situazione nello Stretto di Hormuz è rimasta estremamente critica, mentre il fronte si è ulteriormente allargato con il coinvolgimento dell'area del Mar Rosso e nuove tensioni tra gli Houthi e l'Arabia Saudita.

Nonostante il quadro geopolitico sia rimasto particolarmente instabile, il mercato dell'energia ha mostrato un comportamento che merita attenzione. Il prezzo del petrolio ha continuato a muoversi su livelli elevati, ma senza una nuova accelerazione proporzionale all'aggravarsi della situazione. Anche il PUN italiano, dopo i forti aumenti delle settimane precedenti, sembra avere trovato una fascia di relativa stabilizzazione intorno ai 220 €/MWh, con oscillazioni giornaliere al di sopra o al di sotto di questo livello.

Il dato è particolarmente interessante perché mostra come il mercato elettrico non reagisca necessariamente in modo lineare a ogni nuova escalation geopolitica. Una parte dello shock può essere già stata incorporata nei prezzi, mentre gli operatori continuano a valutare contemporaneamente i rischi sulle forniture, le possibili vie alternative per il trasporto delle materie prime energetiche e l'evoluzione delle trattative diplomatiche.

Nei prossimi giorni sarà quindi importante osservare se il livello raggiunto dal PUN rappresenti una nuova fascia di equilibrio oppure soltanto una fase temporanea all'interno di uno scenario ancora caratterizzato da elevata incertezza.


Aggiornamento al 20 settembre 2026

Dalle tensioni in Medio Oriente alla pressione sui mercati energetici: il ruolo di Hormuz, Mar Rosso, petrolio e PUN.

La forte variazione del PUN osservata a metà settembre ci aveva già portato a una domanda: quanto può incidere la situazione geopolitica sul prezzo dell'energia elettrica?

La risposta, però, non può essere ricercata in un singolo evento.

Il movimento del PUN dipende dall'incontro tra domanda e offerta sul mercato elettrico, dalle condizioni meteorologiche, dalla produzione rinnovabile, dal costo del gas, dal petrolio e dalle aspettative degli operatori. Ma quando una crisi geopolitica coinvolge contemporaneamente petrolio, gas, rotte marittime e infrastrutture energetiche, il suo effetto può diventare molto più ampio.

Ed è proprio quello che stiamo osservando in questi giorni.

🔴 AGGIORNAMENTO – HORMUZ, MAR ROSSO E NUOVE TENSIONI NEL GOLFO

📈 Il PUN dopo il forte rialzo del 14 settembre

Il punto di partenza della nostra analisi resta il movimento registrato tra il 13 e il 14 settembre.

Il PUN è passato da 166,51 €/MWh il 13 settembre a 225,85 €/MWh il 14 settembre, con un incremento giornaliero del 35,64%.

Una variazione così marcata non può essere automaticamente attribuita alla situazione internazionale. Il 13 settembre era domenica e il 14 settembre lunedì: anche il normale cambiamento della domanda elettrica tra i due giorni contribuisce alla differenza.

Il dato interessante è però ciò che è accaduto successivamente.

Il PUN è rimasto su livelli elevati per diversi giorni, arrivando a 220,83 €/MWh il 18 settembre e scendendo poi a 203,03 €/MWh il 19 settembre. Quindi il picco del 14 settembre non si è trasformato immediatamente in un ritorno ai livelli precedenti.

Questo è il motivo per cui, nella nostra analisi, la geopolitica deve essere considerata soprattutto come un possibile fattore di pressione e amplificazione, non come una spiegazione automatica di ogni movimento del PUN.

🇺🇸 America First: l'energia come arma dello scontro economico?

È questo il punto dell'analisi che avevamo sviluppato nei giorni scorsi e che oggi assume ancora maggiore importanza.

La strategia “America First” non riguarda soltanto commercio, industria e rapporti economici. Nel contesto della crisi con l'Iran, la pressione economica e quella energetica si sono sovrapposte.

Le sanzioni, il blocco dei porti iraniani e la limitazione delle esportazioni di petrolio hanno avuto un effetto diretto sull'economia iraniana. Ma contemporaneamente hanno prodotto una conseguenza molto più ampia: hanno modificato i normali flussi energetici internazionali.

Ed è qui che la questione diventa interessante per chi osserva il PUN.

Se una grande potenza utilizza la propria forza economica e strategica per ridurre la capacità di un importante produttore di esportare energia, il mercato deve necessariamente ricalcolare disponibilità, percorsi alternativi, costi di trasporto e rischio.

La domanda quindi non è semplicemente:

“Gli Stati Uniti stanno utilizzando l'energia come arma?”

La domanda più utile per chi analizza i mercati è:

“Quanto può diventare costosa, per il mercato mondiale, una strategia che altera contemporaneamente produzione, esportazioni e rotte energetiche?”

Ed è proprio questa seconda domanda che interessa maggiormente la nostra analisi del PUN.

🇮🇱 Il ruolo di Israele: perché non possiamo ignorarlo

La crisi energetica attuale non può essere separata dal conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran.

Le operazioni militari avviate dagli Stati Uniti e da Israele contro l'Iran hanno aperto una fase di forte instabilità regionale che, nei mesi successivi, si è estesa ben oltre il territorio iraniano.

La conseguenza più importante per il mercato energetico non è soltanto militare. È soprattutto geografica.

Il conflitto ha coinvolto progressivamente aree e infrastrutture situate lungo le principali direttrici di esportazione dell'energia dal Golfo verso i mercati internazionali.

Questo significa che una nuova escalation non avrebbe necessariamente bisogno di colpire direttamente un grande giacimento petrolifero per produrre effetti sui prezzi: potrebbe essere sufficiente aumentare il rischio percepito sulle rotte, sulle infrastrutture o sulla sicurezza della navigazione.

È proprio il premio per il rischio che può trasferirsi rapidamente sui mercati petroliferi e, indirettamente, sul gas e sull'energia elettrica.

🇨🇳 Cina: il Paese che ha molto da perdere

Ed è qui che entra in gioco un altro protagonista fondamentale: la Cina.

La posizione di Pechino è particolarmente interessante perché la Cina mantiene contemporaneamente importanti rapporti economici con l'Iran, con i Paesi del Golfo e con gli Stati Uniti.

La Cina è inoltre uno dei principali acquirenti del petrolio iraniano. Secondo Reuters, nel 2025 gli acquisti cinesi rappresentavano oltre l'80% delle esportazioni iraniane di petrolio via mare, con una media di circa 1,4 milioni di barili al giorno.

Per questo motivo Pechino ha un interesse molto concreto alla riapertura delle normali rotte energetiche.

Non è quindi casuale che nei giorni scorsi la Cina abbia chiesto all'Iran di contribuire a contenere l'attività degli Houthi nel Mar Rosso, dopo una richiesta di aiuto arrivata dall'Arabia Saudita.

La posizione cinese è particolarmente significativa perché dimostra una cosa: quando la crisi energetica raggiunge contemporaneamente Hormuz e Bab el-Mandeb, non esistono più soltanto interessi militari o politici, ma anche enormi interessi economici.

La Cina, infatti, dipende dalle importazioni energetiche provenienti dal Medio Oriente e ha tutto l'interesse a evitare che la crisi si trasformi in una chiusura prolungata delle principali vie marittime.

🚢 Hormuz: non è una chiusura assoluta, ma il traffico è fortemente ridotto

Questo è un punto sul quale vale la pena essere molto precisi.

Dire semplicemente che “lo Stretto di Hormuz è chiuso” rischia di semplificare eccessivamente la situazione.

Il traffico non è completamente azzerato, ma è molto inferiore rispetto alla normalità.

Il 17 settembre, secondo i dati di monitoraggio riportati da Reuters, attraverso Hormuz sono transitati appena 3 mercantili commerciali, contro una media di circa 17 navi nei dieci giorni precedenti.

Questo significa che il problema non è soltanto la possibilità fisica di attraversare lo Stretto, ma anche il rischio associato alla navigazione.

Quando una compagnia di navigazione deve decidere se far transitare una nave in una zona di guerra, il costo non è più rappresentato soltanto dal prezzo del carburante o dal tempo di percorrenza.

Entrano in gioco assicurazioni, noli, sicurezza, tempi di consegna e possibilità di utilizzare rotte alternative.

🔴 E il problema si è spostato anche verso il Mar Rosso

La situazione diventa ancora più delicata perché contemporaneamente è aumentata la pressione sulla rotta del Bab el-Mandeb, tra Mar Rosso e Golfo di Aden.

L'avanzata degli Houthi lungo la costa yemenita e la crescente pressione sull'Arabia Saudita hanno trasformato il Mar Rosso in un secondo punto di attenzione per il mercato energetico.

Il problema è diventato ancora più concreto dopo i danni subiti dall'oleodotto saudita East-West, una delle infrastrutture utilizzate per trasportare il petrolio verso il Mar Rosso evitando il passaggio attraverso Hormuz.

In altre parole, proprio mentre Hormuz è fortemente limitato, anche una delle principali alternative logistiche della regione è sottoposta a pressione.

È questa contemporaneità degli eventi a rendere la situazione particolarmente interessante dal punto di vista energetico.

🛢️ Il petrolio sopra i 100 dollari e la ricerca di rotte alternative

Il mercato petrolifero ha reagito a questo quadro mantenendosi su livelli elevati.

Il Brent è rimasto sopra i 100 dollari al barile, anche se negli ultimi giorni sono emersi segnali di parziale allentamento della pressione.

L'Arabia Saudita sta infatti cercando di aumentare le esportazioni attraverso soluzioni alternative, compresi trasferimenti nave-nave nei pressi dell'Oman. Reuters ha riportato che Saudi Aramco punta a movimentare circa 60 milioni di barili tra settembre e ottobre attraverso queste modalità.

Questo è un elemento importante perché dimostra che il mercato non reagisce soltanto agli eventi negativi: reagisce anche alla capacità dei produttori di trovare rapidamente alternative logistiche.

Ed è proprio questo uno dei motivi per cui il prezzo del petrolio può salire rapidamente, ma anche ridimensionarsi quando emerge una nuova disponibilità di greggio.

⚡ E il PUN cosa c'entra?

Il collegamento con il PUN non è diretto e soprattutto non è istantaneo.

Il PUN italiano nasce dal mercato elettrico e risente di numerosi fattori. Tuttavia, in un sistema energetico nel quale il gas continua ad avere un ruolo importante nella produzione elettrica, un aumento del costo delle materie prime energetiche può trasferirsi progressivamente anche sul prezzo dell'elettricità.

La sequenza da osservare è quindi:

tensione geopolitica → rischio sulle rotte → petrolio e gas → costi di approvvigionamento → aspettative degli operatori → mercato elettrico → PUN.

Non significa che ogni aumento del PUN sia causato dalla geopolitica.

Significa invece che, quando contemporaneamente si verificano tensioni su Hormuz, Mar Rosso, infrastrutture petrolifere e approvvigionamenti, il fattore geopolitico può diventare un amplificatore della volatilità energetica.

🔎 La vera domanda adesso: quanto durerà l'effetto?

È probabilmente questo il punto più difficile da prevedere.

Il mercato può assorbire uno shock temporaneo se le rotte alternative funzionano, le scorte sono sufficienti e la situazione tende rapidamente alla normalizzazione.

Se invece le limitazioni alla navigazione dovessero protrarsi, oppure se la crisi dovesse estendersi ulteriormente, l'effetto potrebbe diventare più persistente.

Ed è proprio per questo che, nel nostro sistema di analisi del PUN, non consideriamo la geopolitica come una variabile capace da sola di determinare il prezzo.

La consideriamo piuttosto come una variabile esterna che può modificare rapidamente una tendenza già in corso.

💡 COSA FARE SE HAI UNA FORNITURA LUCE O GAS?

In una fase di forte volatilità come quella attuale, la cosa più utile non è cercare di indovinare quale sarà il prezzo dell'energia tra qualche settimana.

È molto più concreto controllare oggi le condizioni della propria fornitura.

Qual è il prezzo applicato? La tariffa è fissa o indicizzata? Qual è il meccanismo di aggiornamento? Quando scade l'attuale condizione economica? Esistono margini per ridurre il costo complessivo della fornitura?

Non significa necessariamente dover cambiare contratto.

Significa semplicemente sapere quanto si sta pagando e verificare se esiste una soluzione più conveniente, soprattutto prima che eventuali nuovi shock energetici possano modificare nuovamente il mercato.

Se vuoi, posso aiutarti a fare una verifica della tua situazione in modo gratuito e senza obbligo di cambiare fornitore.

👉 Contattami per una consulenza gratuita sulla tua fornitura luce e gas

📌 In conclusione

La situazione che stiamo osservando nel settembre 2026 è molto più complessa di un semplice aumento del prezzo del petrolio.

America First, il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, il ruolo della Cina, la posizione dell'Arabia Saudita, Hormuz e Bab el-Mandeb stanno interagendo all'interno dello stesso sistema energetico.

Non sappiamo quale sarà l'evoluzione della crisi e non sarebbe corretto trasformare ogni tensione in una previsione certa di nuovi rincari.

Ma una cosa è già evidente: quando due delle principali direttrici marittime dell'energia mondiale vengono sottoposte contemporaneamente a pressione, il mercato diventa inevitabilmente più vulnerabile agli shock.

Ed è proprio questo il motivo per cui continueremo a seguire non soltanto il valore del PUN, ma anche ciò che accade prima che quel prezzo arrivi sul mercato elettrico.

🔗 AGGIORNAMENTO — Iran-USA

Le recenti dichiarazioni di Donald Trump su un possibile accordo con l’Iran dopo le elezioni di novembre si confrontano con posizioni ancora differenti provenienti da Teheran.

👉 Leggi l'aggiornamento: Iran-USA, aperture diplomatiche ma comunicazioni ancora divergenti
----------------------------------------

📖 L'ANALISI CONTINUA

Nei prossimi aggiornamenti continueremo a seguire l'evoluzione di Hormuz, Bab el-Mandeb, petrolio, gas e PUN, verificando se le tensioni geopolitiche si tradurranno in un effetto temporaneo oppure in una nuova fase di maggiore volatilità dei prezzi energetici.

------------------------------------------

📚 FONTI E DATI

Analisi basata su aggiornamenti di mercato e informazioni pubblicate da Reuters tra il 16 e il 20 settembre 2026, con particolare riferimento a Hormuz, Mar Rosso, Cina, Iran, Arabia Saudita e flussi petroliferi.

I valori del PUN riportati nell'articolo sono riferiti ai dati giornalieri disponibili per settembre 2026.

Nota: gli eventi geopolitici descritti possono influenzare i mercati energetici, ma non costituiscono da soli una spiegazione deterministica dell'andamento del PUN.

06 settembre

America First: l'energia come arma dello scontro economico?

Se “America First” nasce come progetto politico ed economico volto a riportare al centro gli interessi degli Stati Uniti, la domanda da porsi non è se la geopolitica stia semplicemente spingendo il mondo verso una nuova centralità americana.

La prospettiva può essere osservata anche in senso opposto: quanto degli attuali sconvolgimenti geopolitici ed economici può essere letto alla luce di una strategia che mette gli interessi americani al primo posto?

Ed è proprio l'energia uno dei settori nei quali questa domanda assume particolare importanza. Petrolio, gas naturale, GNL, rotte commerciali e sicurezza degli approvvigionamenti non sono più soltanto questioni economiche: possono diventare strumenti di pressione, influenza e competizione internazionale.

🔎 DA DOVE PARTIAMO

Questo articolo prosegue il percorso di analisi già sviluppato nei precedenti approfondimenti dedicati a Iran, Stati Uniti, Stretto di Hormuz, Bab el-Mandeb e PUN.

Abbiamo osservato come una crisi geopolitica apparentemente lontana dall'Italia possa trasferirsi rapidamente sui mercati energetici e arrivare, attraverso petrolio, gas, GNL e produzione elettrica, fino al prezzo dell'energia.

Questa volta allarghiamo la prospettiva e partiamo da una domanda diversa: e se questi avvenimenti dovessero essere letti anche attraverso la strategia “America First”?

America First non è soltanto una politica energetica

Il principio “America First” nasce dall'idea che gli Stati Uniti debbano mettere al centro della propria politica gli interessi economici, industriali, commerciali e strategici nazionali.

Nel settore energetico questa impostazione assume una particolare rilevanza. Aumentare la produzione interna, rafforzare la capacità di esportazione e ridurre le vulnerabilità strategiche significa infatti aumentare anche il peso degli Stati Uniti nel sistema energetico internazionale.

Ma se l'energia diventa una componente della sicurezza nazionale, può diventare anche una componente dello scontro economico internazionale?

❓ LA DOMANDA

Se “America First” punta a rafforzare la posizione economica e strategica degli Stati Uniti, l'energia può diventare uno degli strumenti attraverso i quali Washington esercita maggiore influenza sui mercati e sugli alleati?

Hormuz: sicurezza globale o interesse strategico?

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti più sensibili del sistema energetico mondiale. Una crisi nella navigazione attraverso questo passaggio può avere conseguenze molto più ampie rispetto all'area geografica nella quale si verifica.

La sicurezza delle rotte energetiche rappresenta quindi un interesse evidente per l'intera economia mondiale e, naturalmente, anche per gli Stati Uniti.

Ma proprio perché Washington considera la sicurezza energetica una componente della propria sicurezza strategica, diventa necessario osservare con attenzione il ruolo americano nella crisi.

❓ UNA DOMANDA ANCORA APERTA

L'impegno americano per la sicurezza di Hormuz deve essere interpretato esclusivamente come difesa della libertà di navigazione e della stabilità dei mercati oppure può essere inserito anche all'interno di una strategia più ampia di consolidamento della posizione americana nel nuovo sistema energetico mondiale?

L'Europa e il nuovo mercato del gas

La guerra in Ucraina ha modificato radicalmente il sistema energetico europeo. La progressiva riduzione della dipendenza dal gas russo ha costretto l'Europa a cercare nuove fonti di approvvigionamento.

Tra queste ha assunto un'importanza crescente il GNL, compreso quello proveniente dagli Stati Uniti.

Da una parte, questa trasformazione ha permesso all'Europa di diversificare le proprie fonti. Dall'altra, ha creato una relazione commerciale sempre più importante con i produttori americani.

❓ IL DILEMMA EUROPEO

L'Europa sta realmente costruendo una maggiore autonomia energetica oppure sta semplicemente sostituendo una dipendenza con un'altra?

E soprattutto: l'aumento del peso del GNL americano nel mercato europeo è soltanto una conseguenza delle dinamiche di mercato oppure può diventare una leva della strategia “America First”?

Quando una crisi energetica cambia gli equilibri

Una delle caratteristiche dei mercati energetici è che una crisi in una determinata area può creare contemporaneamente problemi per alcuni Paesi e nuove opportunità per altri.

Se una rotta diventa più rischiosa, se determinati produttori riducono le esportazioni o se aumenta il costo del trasporto, gli acquirenti devono cercare alternative.

In questo scenario, la disponibilità americana di petrolio e gas e la capacità di esportazione di GNL rappresentano un elemento strategico.

Una crisi energetica internazionale può quindi aumentare il valore strategico delle risorse americane, anche senza che questo implichi necessariamente che la crisi sia stata provocata o utilizzata deliberatamente per tale scopo.

❓ OPPORTUNITÀ O STRATEGIA?

Quando una crisi internazionale aumenta contemporaneamente il valore strategico delle risorse energetiche americane, siamo di fronte soltanto a una conseguenza naturale del mercato oppure questa dinamica può diventare parte di una più ampia strategia economica?

Russia, Ucraina e il nuovo equilibrio europeo

La guerra Russia-Ucraina ha rappresentato uno degli eventi più importanti nella trasformazione del sistema energetico europeo.

L'Europa ha progressivamente ridotto la propria esposizione al gas russo, mentre gli Stati Uniti hanno assunto un ruolo crescente sia sul piano politico sia su quello energetico.

Questo nuovo equilibrio non significa automaticamente che esista una strategia americana finalizzata a sostituire la Russia come principale riferimento energetico dell'Europa. Tuttavia, il risultato concreto è che il mercato europeo è oggi molto più aperto alle forniture provenienti dagli Stati Uniti.

❓ LA DOMANDA PIÙ AMPIA

Gli Stati Uniti stanno semplicemente cercando di difendere i propri interessi strategici oppure stiamo assistendo alla costruzione di un nuovo equilibrio economico nel quale l'energia diventa uno degli strumenti attraverso cui Washington può aumentare il proprio peso sull'Europa?

Dal Medio Oriente fino al PUN italiano

Tutto questo può sembrare lontano dalla vita quotidiana delle famiglie e delle imprese italiane. In realtà esiste un collegamento diretto con il mercato dell'elettricità.

Le tensioni sulle rotte energetiche possono modificare i prezzi del petrolio e del gas, aumentare i costi di trasporto, alterare le aspettative degli operatori e modificare l'equilibrio del mercato europeo.

Poiché il gas continua ad avere un ruolo importante nella generazione elettrica europea, gli shock sul mercato del gas possono riflettersi anche sui prezzi dell'elettricità.

È attraverso questa catena di trasmissione che una crisi geopolitica che nasce a migliaia di chilometri dall'Italia può arrivare fino al PUN e, successivamente, al costo dell'energia per famiglie e imprese.

⚡ IL PUN COME TERMOMETRO DEL RISCHIO

Il PUN non è semplicemente il risultato di un singolo evento geopolitico.

È il risultato dell'equilibrio del mercato elettrico italiano, sul quale possono incidere anche i prezzi del gas, la disponibilità degli impianti, la domanda, le importazioni, le condizioni meteorologiche e le aspettative degli operatori.

Proprio per questo, osservare l'andamento del PUN può aiutare a comprendere come gli shock internazionali vengano progressivamente trasferiti nel mercato energetico europeo e italiano.

America First: dove porta questa strategia?

A questo punto emerge la questione centrale.

Se l'energia è una componente fondamentale della sicurezza nazionale americana e se gli Stati Uniti stanno aumentando la propria capacità produttiva ed esportatrice, il settore energetico può diventare anche uno degli strumenti della competizione economica globale.

Non è però possibile trasformare questa osservazione in una conclusione definitiva. Per farlo sarebbe necessario dimostrare un'intenzione strategica precisa e un collegamento diretto tra le singole decisioni geopolitiche e gli interessi economici americani.

Quello che possiamo fare, invece, è continuare a osservare i segnali.

  • Come evolveranno le esportazioni americane di GNL?
  • Quanto crescerà il peso degli Stati Uniti come fornitore energetico dell'Europa?
  • Come cambieranno le rotte energetiche dopo la crisi di Hormuz?
  • Quale sarà il futuro rapporto energetico tra Europa e Russia?
  • Quanto durerà la pressione sui mercati europei del gas?
  • Quale ruolo assumerà l'energia nello scontro economico globale?
📌 CONCLUSIONE

“America First” può essere letto come un progetto nel quale interessi economici, industriali, commerciali ed energetici degli Stati Uniti vengono strettamente collegati alla sicurezza nazionale.

In questa prospettiva, l'energia assume un'importanza particolare: chi controlla una parte significativa della produzione, delle infrastrutture e dei flussi energetici possiede anche una leva economica e strategica.

Le crisi di Hormuz, le tensioni in Medio Oriente, la trasformazione del mercato europeo del gas e il nuovo rapporto tra Stati Uniti, Europa e Russia stanno modificando profondamente gli equilibri energetici internazionali.

Ma una domanda rimane aperta:

l'aumento del peso energetico degli Stati Uniti è soltanto una conseguenza degli eventi geopolitici oppure rappresenta anche uno degli strumenti attraverso i quali la strategia “America First” può trasformare l'energia in una leva dello scontro economico globale?

Oggi non abbiamo ancora tutti gli elementi per dare una risposta definitiva.

Ed è proprio per questo che la questione merita di essere seguita nel tempo, osservando non soltanto le dichiarazioni politiche, ma soprattutto le decisioni concrete, i flussi energetici, i rapporti commerciali e la reazione dei mercati.

Perché, in una fase nella quale economia, energia e geopolitica sono sempre più interconnesse, le prossime mosse potrebbero dirci molto più delle dichiarazioni.
📚 FONTI E RIFERIMENTI

• White House – Politica energetica e strategia “America First”.
• U.S. Energy Information Administration (EIA) – Dati e analisi sui mercati energetici internazionali.
• International Energy Agency (IEA) – Analisi sulla sicurezza energetica e sui mercati globali.
• Reuters – Aggiornamenti su Medio Oriente, Hormuz, Russia-Ucraina, petrolio, gas e GNL.
• GME – Dati sul mercato elettrico italiano e sul PUN.
• ARERA – Informazioni e regolazione del mercato energetico italiano.

Nota editoriale: le domande e gli scenari proposti in questo articolo non rappresentano conclusioni definitive. Dove non esistono elementi sufficienti per dimostrare un rapporto causale, l'analisi viene deliberatamente formulata sotto forma di interrogativo.
⚡ HUB ENERGIA

Segui tutti gli approfondimenti dedicati a PUN, gas, mercati energetici, geopolitica, prezzi dell'energia e scenari internazionali.

L'Hub raccoglie le nostre analisi sul mercato energetico e gli approfondimenti dedicati ai principali fattori che possono influenzare il costo dell'energia in Italia.

SCOPRI L'HUB ENERGIA

Etichette: America First, Geopolitica, Energia, Stati Uniti, Trump, Hormuz, Iran, Russia, Ucraina, LNG, Gas, PUN, Mercato energetico

03 settembre

Hormuz e Ucraina, la doppia minaccia energetica: perché l'inverno 2026/27 potrebbe essere molto più caro

Il mercato energetico europeo torna sotto pressione. Da una parte lo Stretto di Hormuz, ancora al centro di una crisi che minaccia i flussi internazionali di petrolio e gas naturale liquefatto. Dall'altra la guerra tra Russia e Ucraina, che nelle ultime settimane ha conosciuto una nuova fase di intensificazione proprio mentre l'Europa si avvicina alla stagione invernale.

Le due crisi sono diverse e non devono essere confuse. Ma hanno una caratteristica comune: possono incidere contemporaneamente sulla sicurezza e sul costo dell'energia europea.

Per questo motivo l'autunno e l'inverno 2026/27 meritano un'attenzione particolare. Non significa che sia inevitabile una nuova crisi energetica come quella del 2022. Significa però che il rischio di prezzi elevati e, soprattutto, di forte volatilità è oggi superiore a quello che una semplice analisi della stagionalità potrebbe suggerire.

Il punto centrale: Hormuz e Russia-Ucraina non sono due semplici notizie geopolitiche: possono diventare contemporaneamente fattori di pressione sul mercato europeo dell'energia.

Hormuz torna a pesare sul mercato energetico

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei passaggi strategici più importanti del commercio energetico mondiale. La sua importanza non riguarda soltanto il petrolio: attraverso questa rotta transitano anche importanti quantità di GNL, il gas naturale liquefatto trasportato via mare.

Nelle ultime ore la situazione è tornata a deteriorarsi. Il confronto militare tra Stati Uniti e Iran ha registrato nuovi episodi di forte intensità e il traffico navale attraverso Hormuz è rimasto pesantemente ridotto. Il Brent è tornato a muoversi verso quota 100 dollari al barile, mentre il mercato europeo del gas ha reagito con un nuovo deciso rialzo.

Secondo l'International Energy Agency, la crisi di Hormuz ha già rappresentato nel 2026 uno shock rilevante per il mercato globale del gas: i flussi di GNL attraverso lo stretto rappresentavano quasi il 20% dell'offerta globale prima della crisi.

Il problema quindi non è soltanto quanto gas venga fisicamente perso. È anche la concorrenza internazionale per ottenere i carichi di GNL disponibili. Se una parte dell'offerta del Golfo Persico rimane fuori dal mercato, Europa e Asia possono trovarsi a competere per le stesse forniture provenienti dagli altri produttori.

Perché Hormuz è così importante: anche una riduzione temporanea dei flussi può avere effetti superiori alla quantità di gas effettivamente sottratta al mercato, perché aumenta la competizione internazionale per le forniture disponibili.

La guerra Russia-Ucraina entra in una nuova fase

Contemporaneamente, anche il fronte russo-ucraino mostra nuovi segnali di escalation. Gli ultimi giorni hanno visto una nuova intensificazione degli attacchi russi contro l'Ucraina, con particolare pressione su Kyiv e sulle infrastrutture del Paese.

La questione energetica è particolarmente delicata perché l'infrastruttura elettrica e quella energetica ucraina sono da tempo uno degli obiettivi strategici del conflitto. Gli attacchi alle infrastrutture possono quindi avere conseguenze che vanno oltre il territorio ucraino, soprattutto quando il conflitto entra nella stagione fredda.

Ma c'è anche un altro elemento da considerare: la guerra ha modificato strutturalmente il mercato europeo del gas. L'Europa non dispone più della stessa disponibilità di gas russo via gasdotto che aveva prima del 2022 e ha progressivamente sostituito una parte di quelle forniture con GNL proveniente dal mercato globale.

Il cambiamento strutturale da non dimenticare: l'Europa è diventata più diversificata rispetto al passato, ma allo stesso tempo è maggiormente esposta alle condizioni del mercato globale del GNL.

Il vero rischio è la combinazione dei due shock

Presi singolarmente, Hormuz e Russia-Ucraina rappresentano due fattori differenti. Il problema nasce quando entrambi esercitano pressione sul mercato nello stesso periodo.

Meno disponibilità di GNL + maggiore competizione internazionale + stoccaggi europei da completare + domanda invernale = mercato potenzialmente molto più sensibile agli shock.

È questa la ragione per cui non sarebbe corretto guardare soltanto al prezzo attuale del gas. Occorre osservare anche la capacità dell'Europa di arrivare all'inverno con sufficienti riserve e con una disponibilità adeguata di forniture alternative.

ACER (Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione fra i regolatori dell'energia, che coordina e monitora il funzionamento dei mercati energetici europei) ha evidenziato proprio questa vulnerabilità: la maggiore dipendenza europea dal GNL ha aumentato la diversificazione delle forniture rispetto al passato, ma ha anche aumentato l'esposizione del mercato europeo alla volatilità dei mercati globali del gas.

Il vero elemento di rischio è la sovrapposizione: due crisi differenti possono esercitare contemporaneamente pressione su un mercato europeo che oggi dipende molto più dal mercato globale del GNL rispetto al passato.

E l'Italia? Il rischio può arrivare fino al PUN

Per l'Italia il collegamento è particolarmente importante. Il prezzo dell'energia elettrica all'ingrosso è influenzato dalle condizioni del mercato europeo e, soprattutto nelle ore in cui gli impianti termoelettrici diventano determinanti per soddisfare la domanda, il costo del gas può avere un ruolo importante nella formazione del prezzo elettrico.

Questo non significa che un aumento del gas produca automaticamente un identico aumento del PUN. Il prezzo elettrico dipende anche da domanda, produzione rinnovabile, idroelettrico, disponibilità degli impianti, scambi con l'estero e condizioni meteorologiche.

Tuttavia, quando il gas aumenta in modo significativo e persistente, la pressione sul costo della generazione termoelettrica può trasferirsi anche al mercato elettrico. È quindi ragionevole considerare il mercato del gas come uno dei principali indicatori da monitorare nei prossimi mesi.

Un inverno di fuoco? Non è ancora una previsione

Parlare oggi di un “inverno di fuoco” può essere efficace per descrivere il rischio, ma sarebbe scorretto trasformarlo in una certezza.

Esistono infatti diversi fattori che potrebbero attenuare la pressione: una maggiore produzione di GNL da altri Paesi, una riduzione della domanda, una forte produzione rinnovabile, condizioni meteorologiche favorevoli oppure una stabilizzazione della situazione geopolitica.

Il problema è che esistono anche scenari opposti. Una nuova interruzione significativa dei flussi attraverso Hormuz, un inverno rigido, ulteriori problemi alle infrastrutture energetiche ucraine o una competizione più intensa tra Europa e Asia per il GNL potrebbero amplificare rapidamente la pressione sui prezzi.

La conclusione: non siamo davanti alla certezza di una nuova crisi energetica. Siamo però davanti a un aumento concreto del rischio di prezzi elevati e di forte volatilità. Per questo l'autunno e l'inverno 2026/27 dovranno essere osservati con particolare attenzione, soprattutto sul fronte del gas europeo e dei possibili riflessi sul mercato elettrico italiano.

⚡ HUB ENERGIA

PUN, gas, mercati energetici, previsioni e fattori geopolitici: scopri tutte le nostre analisi e gli approfondimenti dedicati al mondo dell'energia.

SCOPRI DI PIÙ  

Hai dubbi sulla tua offerta energia?

Il mercato sta cambiando rapidamente. Confrontare correttamente un'offerta significa considerare prezzo dell'energia, componente fissa, indicizzazione e condizioni economiche complessive.

RICHIEDI ANALISI GRATUITA  

Fonti e riferimenti

  • International Energy Agency (IEA) – Analisi del mercato globale del gas e degli effetti della crisi di Hormuz sulle forniture internazionali.
  • ACER – Monitoraggio del mercato europeo del gas e della sicurezza degli approvvigionamenti.
  • ARERA – Analisi del mercato dell'energia elettrica e del rapporto tra costo del gas e formazione dei prezzi elettrici.
  • Reuters – Aggiornamenti sugli sviluppi della crisi di Hormuz e sull'intensificazione del conflitto Russia-Ucraina.

Nota: questo articolo analizza scenari e fattori di rischio. Non costituisce una previsione certa dell'andamento futuro dei prezzi dell'energia. Gli sviluppi geopolitici possono modificare rapidamente le condizioni dei mercati.

26 agosto

PUN settembre 2026: previsione, andamento di agosto e stima del prezzo dell'energia


Il PUN di settembre 2026 potrebbe rappresentare un nuovo passaggio importante per il mercato elettrico italiano. Dopo i valori relativamente contenuti registrati nei mesi primaverili, il prezzo dell'energia elettrica all'ingrosso ha infatti mostrato una progressiva crescita durante l'estate, arrivando ad agosto su livelli sensibilmente più elevati rispetto alla prima parte dell'anno.

Per formulare una previsione sul possibile andamento di settembre è quindi utile partire dai dati effettivamente registrati nel 2026 e, soprattutto, osservare con attenzione ciò che è accaduto nel mese di agosto.

Il PUN nel 2026: dalla primavera alla crescita dell'estate

L'andamento mensile del PUN nel 2026 mostra una prima parte dell'anno caratterizzata da valori relativamente contenuti. Dopo i 132,66 €/MWh di gennaio, il prezzo medio è sceso a 114,41 €/MWh a febbraio, per poi risalire a marzo a 143,40 €/MWh.

La primavera ha riportato il mercato su livelli più bassi: il PUN medio è stato pari a 119,47 €/MWh ad aprile e 119,35 €/MWh a maggio. Da giugno, però, la tendenza ha iniziato a cambiare. Il valore medio è salito a 132,50 €/MWh a giugno, quindi a 157,04 €/MWh a luglio, fino ad arrivare ai 177,12 €/MWh registrati nei primi 26 giorni di agosto.

Il passaggio da maggio ad agosto è particolarmente significativo: in appena tre mesi il valore medio è aumentato di quasi 58 €/MWh. Non si tratta quindi soltanto di una normale oscillazione giornaliera, ma di una tendenza che merita di essere osservata con attenzione anche in vista dell'autunno.

Agosto 2026: un mese caratterizzato da forte volatilità

Se l'andamento mensile evidenzia una crescita progressiva del prezzo dell'energia, i dati giornalieri di agosto mostrano un quadro decisamente più articolato.

Nei primi giorni del mese il PUN si è mantenuto su livelli elevati, passando dai 167,85 €/MWh del 1° agosto ai 207,84 €/MWh del 5 agosto, che rappresenta il valore massimo registrato nei primi 26 giorni del mese.

Successivamente il prezzo ha iniziato a ridimensionarsi, arrivando a 152,07 €/MWh il 9 agosto. Dopo una nuova fase di oscillazione, il mercato ha raggiunto un altro minimo significativo a metà mese, con 151,73 €/MWh il 15 agosto.

La seconda metà di agosto è stata ancora più indicativa. Dopo valori compresi generalmente tra 159 e 181 €/MWh, il PUN è sceso bruscamente fino a 128,42 €/MWh il 23 agosto, il livello più basso dell'intero periodo osservato.

La correzione, tuttavia, è stata molto breve. Già il giorno successivo il PUN è risalito a 192,76 €/MWh, seguito dai 190,54 €/MWh del 25 agosto e dai 198,08 €/MWh del 26 agosto.

Consulta l'analisi PUN aggiornata

Per seguire l'andamento del PUN, consultare i grafici aggiornati e conoscere gli scenari più recenti del mercato elettrico, puoi visitare la nostra pagina di analisi dedicata.

VAI ALL'ANALISI PUN AGGIORNATA

La media di agosto e il confronto con i mesi precedenti

Considerando i dati disponibili fino al 26 agosto, il PUN medio del mese si attesta a 177,12 €/MWh. Il dato è nettamente superiore ai valori registrati nella prima parte dell'anno e conferma il progressivo aumento iniziato con l'estate.

Il confronto è particolarmente evidente osservando la sequenza degli ultimi quattro mesi:

  • maggio: 119,35 €/MWh;
  • giugno: 132,50 €/MWh;
  • luglio: 157,04 €/MWh;
  • agosto: 177,12 €/MWh.

La crescita non è stata accompagnata da un andamento regolare. Al contrario, agosto ha mostrato una distanza molto ampia tra il valore massimo di 207,84 €/MWh e quello minimo di 128,42 €/MWh. Una differenza di quasi 80 €/MWh in meno di un mese evidenzia quanto il mercato possa essere sensibile alle variazioni delle condizioni che determinano il prezzo dell'elettricità.

Cosa possiamo aspettarci dal PUN di settembre 2026?

È proprio dall'insieme di questi elementi che possiamo formulare una prima previsione per settembre.

Da una parte, il trend degli ultimi mesi è chiaramente orientato verso l'alto: il PUN è passato dai circa 119 €/MWh di aprile e maggio ai 132,50 €/MWh di giugno, ai 157,04 €/MWh di luglio e infine ai 177,12 €/MWh di agosto.

Dall'altra parte, i dati giornalieri di agosto invitano alla prudenza. Il mercato non sta semplicemente aumentando in modo lineare, ma presenta oscillazioni molto ampie, con giornate oltre i 200 €/MWh alternate a valori inferiori a 150 €/MWh.

Per questo motivo non sarebbe corretto estrapolare automaticamente la crescita registrata negli ultimi mesi e ipotizzare un ulteriore aumento della stessa entità anche a settembre. Una previsione più prudente deve tenere conto sia della tendenza rialzista sia della forte volatilità osservata durante agosto.

La nostra stima per settembre

Sulla base dei dati disponibili al 26 agosto 2026, una fascia ragionevole per il PUN medio di settembre può essere individuata indicativamente tra 180 e 190 €/MWh.

Come valore centrale della previsione possiamo utilizzare circa 185 €/MWh. Si tratta naturalmente di una stima e non di un valore certo: il risultato effettivo dipenderà dall'evoluzione del mercato nelle prossime settimane e dalle condizioni che influenzeranno domanda, offerta e prezzi dell'energia.

Perché settembre potrebbe mantenersi su livelli elevati

Il principale elemento da tenere in considerazione è il livello raggiunto dal mercato alla fine di agosto. Dopo il minimo di 128,42 €/MWh del 23 agosto, il PUN è tornato rapidamente vicino ai 200 €/MWh, arrivando a 198,08 €/MWh il 26 agosto.

Questo comportamento suggerisce che il valore medio di agosto non sia necessariamente rappresentativo di un mercato stabilizzato su 177 €/MWh. Al contrario, il dato mensile è il risultato di oscillazioni molto importanti e potrebbe essere modificato sensibilmente dall'andamento delle ultime giornate del mese.

Anche per settembre, quindi, sarà importante non concentrarsi esclusivamente sulla media mensile. Una serie di giornate caratterizzate da prezzi molto elevati potrebbe spingere il valore medio verso l'alto, mentre una fase prolungata di prezzi più bassi potrebbe riportarlo verso la fascia inferiore della previsione.

La previsione non è una certezza

È importante sottolineare che una previsione del PUN non può essere considerata una garanzia sul prezzo che verrà effettivamente registrato. Il mercato elettrico è influenzato da numerosi fattori e può cambiare rapidamente anche nell'arco di pochi giorni.

La stima di circa 185 €/MWh rappresenta quindi il valore centrale di uno scenario costruito sulla base dei dati disponibili, mentre l'intervallo 180–190 €/MWh permette di rappresentare meglio l'incertezza legata alla volatilità osservata nel mese di agosto.

Cosa significa per chi ha una tariffa luce indicizzata al PUN

Un PUN stabilmente più elevato rispetto ai mesi primaverili può avere conseguenze dirette anche per le famiglie e le attività che hanno scelto un'offerta di energia elettrica a prezzo variabile.

In una tariffa indicizzata, infatti, il costo della componente energia segue l'andamento del mercato secondo la formula prevista dal contratto. Di conseguenza, un aumento del PUN può tradursi in un maggiore costo dell'energia acquistata, mentre una successiva riduzione del mercato può produrre l'effetto opposto.

Hai una tariffa luce indicizzata al PUN?

Se hai un'offerta a prezzo variabile e vuoi capire quanto stai realmente pagando l'energia, possiamo analizzare la tua bolletta e verificare se le condizioni della tua tariffa sono ancora convenienti.

Richiedi una verifica gratuita della tua bolletta e scopri se esistono alternative più adatte alle tue esigenze.

RICHIEDI ANALISI GRATUITA

Per questo motivo, soprattutto in una fase caratterizzata da forte volatilità, non è sufficiente guardare soltanto al prezzo pubblicizzato dal fornitore. È importante verificare lo spread applicato al PUN, i costi fissi di commercializzazione e tutte le altre condizioni economiche dell'offerta.

In sintesi

Il 2026 sta mostrando un PUN in progressiva crescita dopo i livelli più contenuti della primavera. Agosto ha confermato questa tendenza, ma ha evidenziato anche una forte volatilità, con valori compresi tra 128,42 e 207,84 €/MWh nei primi 26 giorni.

Con una media di 177,12 €/MWh, agosto si colloca quindi nettamente sopra i mesi precedenti. Alla luce dei dati disponibili, la nostra stima per settembre 2026 individua un possibile PUN medio nella fascia 180–190 €/MWh, con un valore centrale intorno a 185 €/MWh.

Saranno tuttavia i dati effettivi delle prossime settimane a stabilire se il mercato riuscirà a mantenersi su questi livelli o se assisteremo a una nuova fase di correzione.

Fonti e riferimenti

I dati utilizzati per l'analisi del PUN sono quelli relativi ai valori giornalieri e alle medie mensili del mercato elettrico italiano.

Fonte principale: Gestore dei Mercati Energetici (GME).

Vuoi capire meglio il mercato dell'energia?

Nell'Hub Energia trovi analisi, guide e approfondimenti dedicati al PUN, alle tariffe luce e gas, al mercato energetico e ai principali fattori che influenzano i prezzi.

SCOPRI DI PIÙ
```

19 agosto

Hormuz, trattative in stallo e PUN ancora elevato: cosa sta succedendo al mercato dell’energia

🔴 AGGIORNAMENTO – 20 AGOSTO 2026

La situazione nello Stretto di Hormuz rimane tutt'altro che normalizzata. Negli ultimi giorni le speranze di una rapida stabilizzazione della crisi tra Stati Uniti e Iran si sono nuovamente indebolite e il traffico commerciale attraverso lo Stretto continua a rimanere molto al di sotto dei livelli abituali.

Secondo i dati di monitoraggio riportati da Reuters, martedì 18 agosto soltanto sei navi commerciali hanno attraversato Hormuz, contro una media di circa undici transiti giornalieri nei dieci giorni precedenti. Il dato conferma quindi che, nonostante le dichiarazioni provenienti da Washington sulla riapertura dello Stretto, gli armatori continuano a considerare il passaggio una rotta ad alto rischio.

Il contrasto tra le due posizioni rimane uno degli elementi più importanti della crisi. Gli Stati Uniti sostengono che Hormuz sia aperto e operativo, mentre Teheran continua a considerarlo chiuso fino a quando Washington non accetterà le condizioni poste dall'Iran. Questo significa che, sul piano concreto, non esiste ancora quella normalizzazione dei traffici necessaria per considerare superata l'emergenza energetica.

La conseguenza è che il mercato continua a incorporare un elevato premio di rischio geopolitico. Gli operatori devono infatti considerare non soltanto il petrolio e il gas che riescono effettivamente a transitare attraverso il Golfo, ma anche il rischio che un nuovo episodio militare possa interrompere o ridurre ulteriormente i flussi.

🚢 Qualcosa si muove, ma non è ancora una vera normalizzazione

Esistono comunque alcuni segnali che meritano attenzione. Secondo informazioni riportate da Axios, gli Stati Uniti starebbero conducendo un'operazione finalizzata a facilitare il passaggio di petroliere attraverso la parte meridionale dello Stretto. L'obiettivo sarebbe consentire il movimento di navi vuote verso il Golfo e l'uscita di quelle cariche di petrolio.

Se confermata e mantenuta nel tempo, questa iniziativa potrebbe contribuire ad aumentare gradualmente i flussi energetici. Tuttavia, i volumi complessivi rimangono ancora molto inferiori a quelli che caratterizzavano il traffico prima della crisi. Per questo motivo sarebbe prematuro interpretare i primi segnali di ripresa come la fine dell'emergenza.

⛽ Il petrolio torna a salire e il rischio si trasferisce sull'energia

Il mercato petrolifero sta già riflettendo questa nuova fase di incertezza. Il Brent ha chiuso il 19 agosto a 91,62 dollari al barile, mentre il WTI si è attestato a 85,83 dollari. Per entrambi si tratta del livello di chiusura più elevato dal 24 luglio.

Il movimento del petrolio è importante anche per comprendere ciò che sta accadendo sul mercato europeo del gas e, di conseguenza, sul prezzo dell'elettricità. Quando il rischio di interruzione delle forniture aumenta, gli operatori tendono infatti a incorporare nei prezzi una maggiore componente di rischio.

Ed è proprio questo uno dei motivi per cui il PUN continua a mantenersi su livelli particolarmente elevati. Nel mese di agosto i valori giornalieri stanno oscillando intorno ai 175-180 €/MWh, una fascia che conferma quanto la crisi geopolitica continui a pesare sulle aspettative degli operatori.

⚡ Il PUN può scendere rapidamente se Hormuz torna stabile?

La risposta è sì, ma soltanto se la stabilizzazione sarà reale e non soltanto diplomatica.

Un accordo politico tra Washington e Teheran potrebbe infatti ridurre immediatamente il premio di rischio incorporato nelle quotazioni. Tuttavia, per vedere un effetto più duraturo sul mercato sarebbe necessario che alla tregua seguissero la ripresa regolare dei traffici marittimi, il ritorno delle grandi petroliere e una riduzione dei costi assicurativi e logistici.

In questo scenario il PUN potrebbe iniziare a ridursi anche in maniera significativa rispetto ai livelli attuali. Non sarebbe però realistico prevedere un ritorno immediato ai valori precedenti alla crisi: il mercato europeo rimarrebbe comunque influenzato dal prezzo del gas, dal petrolio, dalla domanda stagionale e dalle condizioni generali delle forniture.

Al contrario, se le trattative dovessero fallire definitivamente e il traffico attraverso Hormuz rimanesse limitato ancora per settimane, il rischio è quello di una permanenza del PUN su livelli elevati, con possibili ulteriori fiammate in presenza di nuovi episodi militari.

🔎 Cosa osservare nei prossimi giorni

Per comprendere quale dei due scenari stia realmente prendendo forma sarà quindi necessario osservare soprattutto il numero delle navi che attraversano Hormuz, l'andamento del prezzo del petrolio e del gas e l'evoluzione dei rapporti tra Stati Uniti e Iran.

Il numero dei transiti sarà probabilmente il segnale più concreto. Se le navi commerciali dovessero tornare progressivamente verso i livelli precedenti alla crisi, il mercato potrebbe iniziare a ridurre il premio di rischio. Se invece i transiti resteranno ai livelli attuali, il PUN continuerà a essere esposto alla volatilità geopolitica.

La crisi di Hormuz, quindi, non è ancora alle spalle. E finché non sarà possibile distinguere una semplice tregua da una vera stabilizzazione dei traffici energetici, il mercato elettrico italiano continuerà a risentire dell'incertezza.

📖 ARTICOLO DEL 19 AGOSTO 2026

Di seguito prosegue l'analisi pubblicata il 19 agosto, con il quadro geopolitico e le conseguenze della crisi di Hormuz sul mercato dell'energia e sul PUN.


La situazione nello Stretto di Hormuz torna a preoccupare i mercati energetici. 

Negli ultimi giorni le speranze di una soluzione diplomatica stabile tra Stati Uniti e Iran si sono nuovamente indebolite, mentre il traffico marittimo attraverso uno dei passaggi più importanti per il commercio mondiale di petrolio e gas rimane molto al di sotto dei livelli normali.

Per l'Italia la questione assume un'importanza particolare. Il mercato elettrico continua infatti a risentire delle tensioni internazionali e il PUN si mantiene su livelli molto elevati, con valori giornalieri che in questi giorni di agosto oscillano intorno ai 175-180 €/MWh.

Non si tratta quindi soltanto di una crisi geopolitica lontana dai nostri confini. Le conseguenze arrivano direttamente sui mercati energetici europei e possono tradursi, con tempi e modalità differenti, in un aumento dei costi dell'elettricità e del gas.

Per seguire l'andamento del mercato elettrico italiano è possibile consultare anche la nostra pagina dedicata: Analisi del PUN e andamento del mercato.

🌍 Hormuz, la situazione non è ancora normalizzata

Negli ultimi giorni il principale elemento di preoccupazione è stato il mancato raggiungimento di un nuovo accordo tra Washington e Teheran.

Il termine di 60 giorni previsto dalla precedente intesa è infatti scaduto senza che le parti siano riuscite a trasformare la tregua temporanea in una soluzione politica più stabile. L'Iran continua a subordinare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz a precise condizioni nei confronti degli Stati Uniti, mentre Washington mantiene una posizione differente sulla reale apertura del passaggio.

Il problema è che le dichiarazioni politiche non coincidono ancora con una vera normalizzazione dei traffici.

I dati relativi alla navigazione mostrano infatti che il numero delle navi commerciali che attraversano Hormuz rimane molto basso rispetto alla situazione precedente alla crisi. Il 18 agosto sono state registrate soltanto sei navi commerciali, contro una media mobile di dieci giorni di circa undici. Ancora più significativo è il fatto che non siano stati rilevati transiti di grandi petroliere VLCC né di navi per il trasporto di gas naturale liquefatto.

Questo significa che, anche se lo Stretto non può essere considerato completamente privo di traffico, la situazione non può ancora essere definita normale.

🚢 Perché il traffico di Hormuz è così importante

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti strategici più importanti del sistema energetico mondiale. Attraverso questo passaggio transitano enormi quantità di petrolio e gas destinati ai mercati internazionali.

Per questo motivo non è necessario che Hormuz venga completamente chiuso perché i mercati reagiscano.

È sufficiente che compagnie di navigazione, assicurazioni e operatori energetici considerino il transito più rischioso per ridurre i movimenti, modificare le rotte o aumentare i costi assicurativi.

Il mercato reagisce quindi prima ancora che si verifichi una vera e propria carenza fisica di energia.

È questo uno degli aspetti più importanti da comprendere per interpretare l'attuale andamento dei prezzi: gli operatori non valutano soltanto ciò che sta accadendo oggi, ma anche ciò che potrebbe accadere nelle prossime settimane.

⛽ Petrolio e gas tornano sotto pressione

La tensione geopolitica si è riflessa anche sul mercato petrolifero. Il prezzo del Brent è tornato intorno ai 91 dollari al barile, raggiungendo i livelli più elevati delle ultime settimane.

Il movimento è legato soprattutto alla crescente incertezza sulle prospettive di un accordo stabile tra Stati Uniti e Iran e al rischio che i flussi energetici attraverso Hormuz rimangano limitati ancora a lungo.

Esistono tuttavia anche alcuni segnali positivi. L'Arabia Saudita ha ripreso alcune operazioni di carico all'interno dello Stretto e questo dimostra che una parte dei flussi energetici sta gradualmente cercando di tornare operativa.

Il problema è che questi segnali non sono ancora sufficienti per parlare di una vera normalizzazione.

⚡ Perché il PUN continua a salire

È proprio in questo punto che la crisi geopolitica si trasferisce direttamente sul mercato elettrico italiano.

Il PUN non dipende esclusivamente dal prezzo del gas, ma il gas naturale rappresenta una componente fondamentale nella formazione del prezzo marginale dell'elettricità. Quando aumentano i costi dell'approvvigionamento energetico e cresce il rischio di future difficoltà nelle forniture, il mercato tende a incorporare questa maggiore incertezza nei prezzi.

Il risultato è evidente nell'andamento del mese di agosto. Il PUN giornaliero continua a muoversi su valori molto elevati, generalmente compresi tra 175 e 180 €/MWh, senza mostrare ancora una vera inversione di tendenza.

Il dato più interessante non è soltanto il livello raggiunto, ma la sua persistenza.

Un mercato estremamente nervoso tende infatti a produrre forti oscillazioni giornaliere. In questo caso, invece, il prezzo rimane stabilmente su una fascia elevata: un segnale che gli operatori continuano a considerare concreto il rischio geopolitico legato alla situazione mediorientale.

Per comprendere meglio il significato del PUN e il suo rapporto con il costo dell'energia è possibile consultare anche la nostra guida: Cos'è il PUN: guida completa al Prezzo Unico Nazionale.

📈 Cosa potrebbe accadere se Hormuz tornasse realmente alla normalità

La domanda che molti consumatori si stanno ponendo è se un eventuale accordo tra Stati Uniti e Iran potrebbe riportare rapidamente il PUN verso valori più bassi.

La risposta richiede qualche cautela.

Una tregua politica, da sola, non sarebbe sufficiente. Perché il mercato energetico possa realmente normalizzarsi sarebbe necessario che la tregua si trasformasse in una situazione stabile, accompagnata dalla ripresa dei traffici commerciali attraverso Hormuz e da una progressiva riduzione del rischio percepito dagli operatori.

Se questi elementi dovessero verificarsi, il primo effetto potrebbe essere una riduzione del premio di rischio geopolitico incorporato nelle quotazioni.

In altre parole, il mercato potrebbe iniziare a scendere ancora prima che tutti i flussi energetici siano tornati ai livelli precedenti alla crisi.

Non sarebbe però corretto aspettarsi automaticamente un ritorno immediato ai valori precedenti alla crisi. Il mercato energetico internazionale rimarrebbe comunque esposto ad altri fattori, dalla domanda stagionale alle condizioni delle forniture di gas fino all'andamento del petrolio.

🔎 I tre indicatori da osservare

Per capire dove potrebbe dirigersi il PUN nelle prossime settimane sarà quindi fondamentale osservare contemporaneamente tre elementi.

Il primo è l'evoluzione delle trattative tra Stati Uniti e Iran. Un accordo credibile sarebbe il segnale più forte di una possibile riduzione della tensione.

Il secondo è il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. La ripresa stabile dei transiti di petroliere e navi LNG rappresenterebbe una conferma concreta della normalizzazione.

Il terzo è l'andamento dei mercati del petrolio e del gas. Una riduzione delle quotazioni, accompagnata dalla diminuzione del rischio geopolitico, potrebbe progressivamente trasferirsi anche sul mercato elettrico europeo.

Se questi tre indicatori dovessero muoversi nella stessa direzione, il PUN potrebbe iniziare una fase di discesa. Al contrario, un nuovo irrigidimento delle posizioni tra Washington e Teheran potrebbe mantenere elevata la pressione sui prezzi.

📊 Agosto resta un mese da monitorare

Per il consumatore italiano la situazione è quindi ancora caratterizzata da una forte incertezza.

Il PUN rimane su livelli elevati e la crisi di Hormuz non può ancora essere considerata risolta. Questo rende particolarmente importante monitorare l'andamento dei prezzi per chi ha una tariffa indicizzata e, soprattutto, per chi si trova vicino alla scadenza di un periodo promozionale.

Un eventuale ritorno alla stabilità potrebbe aprire la strada a una graduale riduzione dei prezzi, ma fino a quando non arriveranno segnali concreti sulla ripresa dei traffici attraverso Hormuz, il mercato rimarrà esposto a nuove oscillazioni.

La situazione continuerà quindi a essere monitorata giorno dopo giorno. L'andamento del PUN rappresenta infatti uno dei primi segnali attraverso i quali è possibile comprendere come le tensioni geopolitiche internazionali stiano arrivando direttamente fino al mercato energetico italiano.

Fonti e riferimenti

Le informazioni riportate nell'articolo sono elaborate sulla base di dati e aggiornamenti provenienti da fonti istituzionali, agenzie di stampa internazionali e operatori riconosciuti del settore energetico.

Hub Energia

Approfondisci il funzionamento del mercato energetico, il PUN, le previsioni dei prezzi e i principali fattori che influenzano il costo dell'energia elettrica.

Vai all'Hub Energia
```

12 agosto

Hormuz, Bab el-Mandeb e PUN: perché il mercato dell’energia può cambiare direzione mentre la crisi resta aperta

La crisi energetica legata alla guerra tra Stati Uniti e Iran continua a vivere una fase estremamente delicata. Le tensioni militari non sono terminate, il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz rimane fortemente condizionato dalla crisi e anche il Bab el-Mandeb è tornato al centro dell'attenzione dopo nuovi attacchi contro le navi commerciali.

Allo stesso tempo, sul fronte diplomatico, continuano i tentativi di arrivare a una soluzione. Ma le ultime notizie mostrano quanto sia ancora difficile trasformare i contatti diplomatici in un accordo stabile: Stati Uniti e Iran restano su posizioni distanti e la situazione delle rotte marittime rimane tutt'altro che normalizzata.

Ed è proprio in questo scenario apparentemente contraddittorio che emerge un elemento particolarmente interessante per il mercato italiano dell'energia: il PUN Index GME può muoversi in una direzione diversa rispetto alla percezione immediata della crisi geopolitica.

🔎 APPROFONDIMENTO
Per capire come il mercato elettrico ha reagito alla crisi di Hormuz e come leggere l'evoluzione del PUN:

👉 Leggi l'analisi sull'andamento del PUN dopo la crisi nello Stretto di Hormuz

Hormuz resta il punto più delicato

Lo Stretto di Hormuz continua a rappresentare uno dei principali punti di vulnerabilità per il sistema energetico mondiale.

Il traffico marittimo attraverso lo Stretto rimane infatti molto inferiore alla normalità. Le ultime rilevazioni mostrano un numero di transiti ancora ridotto e una situazione fortemente condizionata dall'incertezza legata alla guerra e ai negoziati tra Washington e Teheran.

Questo significa che, nonostante i tentativi diplomatici, la normalizzazione delle principali rotte energetiche non può ancora essere considerata acquisita.

I contatti diplomatici restano quindi importanti, ma non devono essere confusi con una soluzione già raggiunta. Le ultime dichiarazioni provenienti da Iran e Stati Uniti evidenziano infatti che le posizioni restano distanti e che non è ancora chiaro se sarà possibile arrivare rapidamente a un accordo.

Per i mercati energetici questa distinzione è fondamentale: una cosa è la possibilità di un accordo, un'altra è la sua concreta capacità di riportare sicurezza e continuità nei flussi energetici.

Bab el-Mandeb torna a preoccupare

Se Hormuz rimane il principale punto critico per il trasporto di petrolio e gas dal Golfo Persico, anche il Bab el-Mandeb continua a rappresentare una fonte di rischio per il commercio internazionale.

Il quadro è tornato particolarmente delicato dopo un attacco contro una nave commerciale nel Bab el-Mandeb. Secondo Reuters, quattro membri dell'equipaggio e due soccorritori sono rimasti uccisi nell'attacco, mentre altri episodi hanno coinvolto la navigazione nelle acque della regione.

Il fatto è significativo perché dimostra che la riduzione delle tensioni diplomatiche non coincide automaticamente con una normalizzazione della sicurezza delle rotte marittime.

Il mercato deve quindi confrontarsi con una situazione nella quale la diplomazia prova a ridurre il rischio di escalation mentre gli episodi militari continuano a verificarsi.

Ed è proprio questa combinazione a rendere particolarmente difficile prevedere la direzione dei prezzi energetici.

E allora perché il PUN può scendere?

È proprio questa la domanda più interessante per chi segue il mercato elettrico italiano.

Il PUN Index GME non reagisce meccanicamente a ogni singolo attacco navale. Il prezzo dell'elettricità all'ingrosso incorpora infatti una combinazione molto più ampia di fattori: prezzo del gas, prezzo del petrolio, domanda elettrica, produzione rinnovabile, disponibilità degli impianti, importazioni ed esportazioni e, soprattutto, aspettative degli operatori.

Dal 1° gennaio 2025 il riferimento ufficiale è il PUN Index GME, che rappresenta l'indice di riferimento del mercato elettrico all'ingrosso italiano. I dati ufficiali vengono pubblicati dal Gestore dei Mercati Energetici.

📘 GUIDA
Non sai esattamente come funziona il PUN Index GME e perché influenza le offerte luce indicizzate?

👉 Leggi la guida: Cos'è il PUN e come influenza la bolletta

Per questo motivo può verificarsi una situazione apparentemente paradossale: 

la situazione geopolitica rimane grave, ma il prezzo dell'energia può comunque iniziare a ridursi.

Il mercato, infatti, non guarda soltanto a ciò che sta accadendo oggi. Guarda soprattutto a ciò che potrebbe accadere nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.

Se gli operatori ritengono possibile una riduzione futura delle tensioni, una progressiva normalizzazione delle rotte energetiche o una maggiore disponibilità di gas e petrolio sui mercati internazionali, il premio di rischio può ridursi anche prima che la situazione geopolitica sia realmente risolta.

Ma il meccanismo funziona anche nella direzione opposta.

Se le aspettative cambiano rapidamente, il mercato può tornare a incorporare un premio di rischio altrettanto rapidamente.

È questa la ragione per cui un movimento del PUN non deve essere interpretato automaticamente come una conferma della fine della crisi.

Il PUN sta quindi anticipando la diplomazia?

Non necessariamente.

Il comportamento del mercato può riflettere aspettative differenti rispetto alle notizie geopolitiche del momento, ma non significa che gli operatori considerino già risolta la crisi.

Le ultime sedute confermano anzi una situazione di forte volatilità. Il GME continua a pubblicare quotidianamente il PUN Index GME e i dati recenti mostrano quanto sia importante osservare l'evoluzione nel tempo anziché concentrarsi su un singolo valore.

È molto più utile seguire la media progressiva del mese e confrontarla con i valori delle settimane precedenti.

Il dato giornaliero ci dice cosa è successo oggi. La media progressiva permette invece di capire se siamo davanti a un cambiamento più strutturale oppure soltanto a una temporanea oscillazione.

📊 SEGUI IL MERCATO
Il PUN cambia ogni giorno. Per seguire il dato giornaliero e la media progressiva del mese:

👉 Consulta l'Analisi PUN e l'andamento del mercato

Attacchi e diplomazia: due forze opposte sul prezzo dell'energia

La situazione attuale può essere letta come una sorta di confronto tra due forze.

Da una parte ci sono gli elementi che possono spingere nuovamente verso l'alto i prezzi:

  • nuovi attacchi alle navi;
  • mancata normalizzazione del traffico attraverso Hormuz;
  • riduzione del traffico marittimo;
  • rischio di interruzioni nelle forniture energetiche;
  • aumento del prezzo del petrolio e del gas;
  • eventuale nuova escalation militare.

Dall'altra ci sono gli elementi che possono favorire una discesa:

  • ripresa concreta dei negoziati tra Stati Uniti e Iran;
  • possibilità di un accordo credibile;
  • prospettiva di una riapertura stabile di Hormuz;
  • riduzione del premio di rischio sui mercati;
  • normalizzazione progressiva delle rotte commerciali;
  • maggiore disponibilità di energia sui mercati internazionali;
  • riduzione della domanda o delle aspettative di domanda globale.

Il PUN si trova quindi nel mezzo di queste due dinamiche.

Ed è proprio questo il motivo per cui il prezzo dell'elettricità può cambiare direzione anche quando la situazione geopolitica appare ancora estremamente complessa.

La vera domanda non è se Hormuz sia ancora in crisi

La domanda più importante per il mercato elettrico italiano è un'altra:

quanto durerà ancora questa situazione e quale scenario finirà per prevalere?

Se la crisi dovesse prolungarsi per mesi, il rischio di nuovi aumenti dell'energia rimarrebbe concreto.

Se invece i negoziati riuscissero a produrre un accordo credibile e soprattutto una progressiva riapertura delle rotte marittime, il mercato potrebbe ridurre il premio di rischio.

Ma oggi sarebbe prematuro considerare questo secondo scenario come acquisito.

Le notizie più recenti mostrano infatti che gli attacchi alla navigazione continuano e che i colloqui tra Stati Uniti e Iran restano difficili.

Questo spiega perché non dobbiamo interpretare un eventuale calo del PUN come la fine della crisi.

Potrebbe essere, piuttosto, il mercato che prova a valutare uno scenario futuro meno negativo, mentre quello attuale rimane ancora fragile.

Cosa significa per chi ha una tariffa luce variabile?

Per le famiglie con un contratto indicizzato al PUN, questa fase merita particolare attenzione.

Un PUN in discesa può tradursi, nei mesi successivi, in una riduzione della componente energia della bolletta. Ma bisogna evitare di prendere decisioni basandosi soltanto sull'andamento di pochi giorni.

La situazione internazionale rimane infatti estremamente instabile.

Un nuovo attacco significativo nel Golfo Persico o nel Mar Rosso, un'interruzione prolungata delle rotte energetiche o il fallimento definitivo dei negoziati potrebbero rapidamente riportare pressione sui mercati.

Al contrario, un accordo credibile tra Stati Uniti e Iran e una riapertura stabile delle principali rotte commerciali potrebbero produrre l'effetto opposto.

Per questo motivo, oggi più che mai, seguire il PUN significa seguire anche la geopolitica.

La situazione resta sospesa tra guerra e diplomazia

Il quadro che emerge è quindi particolarmente interessante.

Da una parte la diplomazia continua a cercare una strada per arrivare a un accordo; dall'altra le navi continuano a navigare in un ambiente estremamente rischioso e gli attacchi nel Bab el-Mandeb dimostrano che la minaccia non è stata superata.

Hormuz, nel frattempo, rimane lontano da una piena normalizzazione del traffico.

Eppure i mercati possono iniziare a guardare oltre l'emergenza.

Un eventuale calo del PUN non significa quindi che la crisi energetica sia terminata. Significa che una parte del mercato potrebbe stare valutando come meno probabile, in quel preciso momento, uno scenario di escalation permanente.

È una differenza sottile, ma fondamentale.

Perché nel mercato dell'energia spesso il prezzo non aspetta che gli eventi si siano verificati: comincia a muoversi quando cambia l'aspettativa su ciò che potrebbe accadere.

🌍 HUB ENERGIA

PUN, geopolitica, previsioni, bollette e guide: tutti gli approfondimenti sul mercato dell'energia raccolti in un unico spazio.

VAI ALL'HUB ENERGIA

PUN, Hormuz e geopolitica: continueremo a seguirli insieme

La situazione rimane quindi da monitorare giorno dopo giorno.

La nostra Analisi PUN permette di seguire l'andamento del prezzo dell'elettricità e della media del mese, mettendo i dati del mercato in relazione con gli eventi che stanno condizionando il sistema energetico internazionale.

In questa fase, osservare soltanto il prezzo di oggi non basta.

Bisogna capire la direzione del mercato.

E soprattutto capire se eventuali segnali di discesa del PUN rappresentano l'inizio di una vera normalizzazione oppure soltanto una pausa prima di una nuova fase di volatilità.

È proprio per questo che seguiremo insieme l'evoluzione di Hormuz, Bab el-Mandeb, dei mercati energetici e del PUN.

📚 Fonti e riferimenti

Reuters – 11 agosto 2026
Aggiornamento sulla crisi tra Stati Uniti e Iran, sullo stallo dei negoziati e sui nuovi attacchi contro la navigazione nelle aree strategiche del Medio Oriente.

👉 Leggi l'aggiornamento Reuters dell'11 agosto 2026

Reuters – 12 agosto 2026
Aggiornamento sull'andamento del petrolio e sulla reazione dei mercati allo stallo dei colloqui tra Stati Uniti e Iran e ai nuovi attacchi contro le navi.

👉 Leggi l'aggiornamento Reuters del 12 agosto 2026

Reuters – 12 agosto 2026
Dati sul traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, sceso ai livelli più bassi dell'ultima settimana, e sulle conseguenze delle tensioni sulla navigazione.

👉 Leggi l'analisi Reuters sul traffico nello Stretto di Hormuz

GME – Gestore dei Mercati Energetici
Fonte ufficiale per il PUN Index GME e per gli esiti del Mercato del Giorno Prima (MGP).

👉 Consulta i dati ufficiali del PUN Index GME

💡 Vuoi capire se stai pagando troppo la luce?

L'andamento del PUN può cambiare rapidamente il costo delle offerte indicizzate. Confrontare correttamente la propria tariffa è fondamentale per scegliere tra prezzo fisso e prezzo variabile.

SCOPRI DI PIÙ