19 agosto

Hormuz, trattative in stallo e PUN ancora elevato: cosa sta succedendo al mercato dell’energia

🔴 AGGIORNAMENTO – 20 AGOSTO 2026

La situazione nello Stretto di Hormuz rimane tutt'altro che normalizzata. Negli ultimi giorni le speranze di una rapida stabilizzazione della crisi tra Stati Uniti e Iran si sono nuovamente indebolite e il traffico commerciale attraverso lo Stretto continua a rimanere molto al di sotto dei livelli abituali.

Secondo i dati di monitoraggio riportati da Reuters, martedì 18 agosto soltanto sei navi commerciali hanno attraversato Hormuz, contro una media di circa undici transiti giornalieri nei dieci giorni precedenti. Il dato conferma quindi che, nonostante le dichiarazioni provenienti da Washington sulla riapertura dello Stretto, gli armatori continuano a considerare il passaggio una rotta ad alto rischio.

Il contrasto tra le due posizioni rimane uno degli elementi più importanti della crisi. Gli Stati Uniti sostengono che Hormuz sia aperto e operativo, mentre Teheran continua a considerarlo chiuso fino a quando Washington non accetterà le condizioni poste dall'Iran. Questo significa che, sul piano concreto, non esiste ancora quella normalizzazione dei traffici necessaria per considerare superata l'emergenza energetica.

La conseguenza è che il mercato continua a incorporare un elevato premio di rischio geopolitico. Gli operatori devono infatti considerare non soltanto il petrolio e il gas che riescono effettivamente a transitare attraverso il Golfo, ma anche il rischio che un nuovo episodio militare possa interrompere o ridurre ulteriormente i flussi.

🚢 Qualcosa si muove, ma non è ancora una vera normalizzazione

Esistono comunque alcuni segnali che meritano attenzione. Secondo informazioni riportate da Axios, gli Stati Uniti starebbero conducendo un'operazione finalizzata a facilitare il passaggio di petroliere attraverso la parte meridionale dello Stretto. L'obiettivo sarebbe consentire il movimento di navi vuote verso il Golfo e l'uscita di quelle cariche di petrolio.

Se confermata e mantenuta nel tempo, questa iniziativa potrebbe contribuire ad aumentare gradualmente i flussi energetici. Tuttavia, i volumi complessivi rimangono ancora molto inferiori a quelli che caratterizzavano il traffico prima della crisi. Per questo motivo sarebbe prematuro interpretare i primi segnali di ripresa come la fine dell'emergenza.

⛽ Il petrolio torna a salire e il rischio si trasferisce sull'energia

Il mercato petrolifero sta già riflettendo questa nuova fase di incertezza. Il Brent ha chiuso il 19 agosto a 91,62 dollari al barile, mentre il WTI si è attestato a 85,83 dollari. Per entrambi si tratta del livello di chiusura più elevato dal 24 luglio.

Il movimento del petrolio è importante anche per comprendere ciò che sta accadendo sul mercato europeo del gas e, di conseguenza, sul prezzo dell'elettricità. Quando il rischio di interruzione delle forniture aumenta, gli operatori tendono infatti a incorporare nei prezzi una maggiore componente di rischio.

Ed è proprio questo uno dei motivi per cui il PUN continua a mantenersi su livelli particolarmente elevati. Nel mese di agosto i valori giornalieri stanno oscillando intorno ai 175-180 €/MWh, una fascia che conferma quanto la crisi geopolitica continui a pesare sulle aspettative degli operatori.

⚡ Il PUN può scendere rapidamente se Hormuz torna stabile?

La risposta è sì, ma soltanto se la stabilizzazione sarà reale e non soltanto diplomatica.

Un accordo politico tra Washington e Teheran potrebbe infatti ridurre immediatamente il premio di rischio incorporato nelle quotazioni. Tuttavia, per vedere un effetto più duraturo sul mercato sarebbe necessario che alla tregua seguissero la ripresa regolare dei traffici marittimi, il ritorno delle grandi petroliere e una riduzione dei costi assicurativi e logistici.

In questo scenario il PUN potrebbe iniziare a ridursi anche in maniera significativa rispetto ai livelli attuali. Non sarebbe però realistico prevedere un ritorno immediato ai valori precedenti alla crisi: il mercato europeo rimarrebbe comunque influenzato dal prezzo del gas, dal petrolio, dalla domanda stagionale e dalle condizioni generali delle forniture.

Al contrario, se le trattative dovessero fallire definitivamente e il traffico attraverso Hormuz rimanesse limitato ancora per settimane, il rischio è quello di una permanenza del PUN su livelli elevati, con possibili ulteriori fiammate in presenza di nuovi episodi militari.

🔎 Cosa osservare nei prossimi giorni

Per comprendere quale dei due scenari stia realmente prendendo forma sarà quindi necessario osservare soprattutto il numero delle navi che attraversano Hormuz, l'andamento del prezzo del petrolio e del gas e l'evoluzione dei rapporti tra Stati Uniti e Iran.

Il numero dei transiti sarà probabilmente il segnale più concreto. Se le navi commerciali dovessero tornare progressivamente verso i livelli precedenti alla crisi, il mercato potrebbe iniziare a ridurre il premio di rischio. Se invece i transiti resteranno ai livelli attuali, il PUN continuerà a essere esposto alla volatilità geopolitica.

La crisi di Hormuz, quindi, non è ancora alle spalle. E finché non sarà possibile distinguere una semplice tregua da una vera stabilizzazione dei traffici energetici, il mercato elettrico italiano continuerà a risentire dell'incertezza.

📖 ARTICOLO DEL 19 AGOSTO 2026

Di seguito prosegue l'analisi pubblicata il 19 agosto, con il quadro geopolitico e le conseguenze della crisi di Hormuz sul mercato dell'energia e sul PUN.


La situazione nello Stretto di Hormuz torna a preoccupare i mercati energetici. 

Negli ultimi giorni le speranze di una soluzione diplomatica stabile tra Stati Uniti e Iran si sono nuovamente indebolite, mentre il traffico marittimo attraverso uno dei passaggi più importanti per il commercio mondiale di petrolio e gas rimane molto al di sotto dei livelli normali.

Per l'Italia la questione assume un'importanza particolare. Il mercato elettrico continua infatti a risentire delle tensioni internazionali e il PUN si mantiene su livelli molto elevati, con valori giornalieri che in questi giorni di agosto oscillano intorno ai 175-180 €/MWh.

Non si tratta quindi soltanto di una crisi geopolitica lontana dai nostri confini. Le conseguenze arrivano direttamente sui mercati energetici europei e possono tradursi, con tempi e modalità differenti, in un aumento dei costi dell'elettricità e del gas.

Per seguire l'andamento del mercato elettrico italiano è possibile consultare anche la nostra pagina dedicata: Analisi del PUN e andamento del mercato.

🌍 Hormuz, la situazione non è ancora normalizzata

Negli ultimi giorni il principale elemento di preoccupazione è stato il mancato raggiungimento di un nuovo accordo tra Washington e Teheran.

Il termine di 60 giorni previsto dalla precedente intesa è infatti scaduto senza che le parti siano riuscite a trasformare la tregua temporanea in una soluzione politica più stabile. L'Iran continua a subordinare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz a precise condizioni nei confronti degli Stati Uniti, mentre Washington mantiene una posizione differente sulla reale apertura del passaggio.

Il problema è che le dichiarazioni politiche non coincidono ancora con una vera normalizzazione dei traffici.

I dati relativi alla navigazione mostrano infatti che il numero delle navi commerciali che attraversano Hormuz rimane molto basso rispetto alla situazione precedente alla crisi. Il 18 agosto sono state registrate soltanto sei navi commerciali, contro una media mobile di dieci giorni di circa undici. Ancora più significativo è il fatto che non siano stati rilevati transiti di grandi petroliere VLCC né di navi per il trasporto di gas naturale liquefatto.

Questo significa che, anche se lo Stretto non può essere considerato completamente privo di traffico, la situazione non può ancora essere definita normale.

🚢 Perché il traffico di Hormuz è così importante

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti strategici più importanti del sistema energetico mondiale. Attraverso questo passaggio transitano enormi quantità di petrolio e gas destinati ai mercati internazionali.

Per questo motivo non è necessario che Hormuz venga completamente chiuso perché i mercati reagiscano.

È sufficiente che compagnie di navigazione, assicurazioni e operatori energetici considerino il transito più rischioso per ridurre i movimenti, modificare le rotte o aumentare i costi assicurativi.

Il mercato reagisce quindi prima ancora che si verifichi una vera e propria carenza fisica di energia.

È questo uno degli aspetti più importanti da comprendere per interpretare l'attuale andamento dei prezzi: gli operatori non valutano soltanto ciò che sta accadendo oggi, ma anche ciò che potrebbe accadere nelle prossime settimane.

⛽ Petrolio e gas tornano sotto pressione

La tensione geopolitica si è riflessa anche sul mercato petrolifero. Il prezzo del Brent è tornato intorno ai 91 dollari al barile, raggiungendo i livelli più elevati delle ultime settimane.

Il movimento è legato soprattutto alla crescente incertezza sulle prospettive di un accordo stabile tra Stati Uniti e Iran e al rischio che i flussi energetici attraverso Hormuz rimangano limitati ancora a lungo.

Esistono tuttavia anche alcuni segnali positivi. L'Arabia Saudita ha ripreso alcune operazioni di carico all'interno dello Stretto e questo dimostra che una parte dei flussi energetici sta gradualmente cercando di tornare operativa.

Il problema è che questi segnali non sono ancora sufficienti per parlare di una vera normalizzazione.

⚡ Perché il PUN continua a salire

È proprio in questo punto che la crisi geopolitica si trasferisce direttamente sul mercato elettrico italiano.

Il PUN non dipende esclusivamente dal prezzo del gas, ma il gas naturale rappresenta una componente fondamentale nella formazione del prezzo marginale dell'elettricità. Quando aumentano i costi dell'approvvigionamento energetico e cresce il rischio di future difficoltà nelle forniture, il mercato tende a incorporare questa maggiore incertezza nei prezzi.

Il risultato è evidente nell'andamento del mese di agosto. Il PUN giornaliero continua a muoversi su valori molto elevati, generalmente compresi tra 175 e 180 €/MWh, senza mostrare ancora una vera inversione di tendenza.

Il dato più interessante non è soltanto il livello raggiunto, ma la sua persistenza.

Un mercato estremamente nervoso tende infatti a produrre forti oscillazioni giornaliere. In questo caso, invece, il prezzo rimane stabilmente su una fascia elevata: un segnale che gli operatori continuano a considerare concreto il rischio geopolitico legato alla situazione mediorientale.

Per comprendere meglio il significato del PUN e il suo rapporto con il costo dell'energia è possibile consultare anche la nostra guida: Cos'è il PUN: guida completa al Prezzo Unico Nazionale.

📈 Cosa potrebbe accadere se Hormuz tornasse realmente alla normalità

La domanda che molti consumatori si stanno ponendo è se un eventuale accordo tra Stati Uniti e Iran potrebbe riportare rapidamente il PUN verso valori più bassi.

La risposta richiede qualche cautela.

Una tregua politica, da sola, non sarebbe sufficiente. Perché il mercato energetico possa realmente normalizzarsi sarebbe necessario che la tregua si trasformasse in una situazione stabile, accompagnata dalla ripresa dei traffici commerciali attraverso Hormuz e da una progressiva riduzione del rischio percepito dagli operatori.

Se questi elementi dovessero verificarsi, il primo effetto potrebbe essere una riduzione del premio di rischio geopolitico incorporato nelle quotazioni.

In altre parole, il mercato potrebbe iniziare a scendere ancora prima che tutti i flussi energetici siano tornati ai livelli precedenti alla crisi.

Non sarebbe però corretto aspettarsi automaticamente un ritorno immediato ai valori precedenti alla crisi. Il mercato energetico internazionale rimarrebbe comunque esposto ad altri fattori, dalla domanda stagionale alle condizioni delle forniture di gas fino all'andamento del petrolio.

🔎 I tre indicatori da osservare

Per capire dove potrebbe dirigersi il PUN nelle prossime settimane sarà quindi fondamentale osservare contemporaneamente tre elementi.

Il primo è l'evoluzione delle trattative tra Stati Uniti e Iran. Un accordo credibile sarebbe il segnale più forte di una possibile riduzione della tensione.

Il secondo è il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. La ripresa stabile dei transiti di petroliere e navi LNG rappresenterebbe una conferma concreta della normalizzazione.

Il terzo è l'andamento dei mercati del petrolio e del gas. Una riduzione delle quotazioni, accompagnata dalla diminuzione del rischio geopolitico, potrebbe progressivamente trasferirsi anche sul mercato elettrico europeo.

Se questi tre indicatori dovessero muoversi nella stessa direzione, il PUN potrebbe iniziare una fase di discesa. Al contrario, un nuovo irrigidimento delle posizioni tra Washington e Teheran potrebbe mantenere elevata la pressione sui prezzi.

📊 Agosto resta un mese da monitorare

Per il consumatore italiano la situazione è quindi ancora caratterizzata da una forte incertezza.

Il PUN rimane su livelli elevati e la crisi di Hormuz non può ancora essere considerata risolta. Questo rende particolarmente importante monitorare l'andamento dei prezzi per chi ha una tariffa indicizzata e, soprattutto, per chi si trova vicino alla scadenza di un periodo promozionale.

Un eventuale ritorno alla stabilità potrebbe aprire la strada a una graduale riduzione dei prezzi, ma fino a quando non arriveranno segnali concreti sulla ripresa dei traffici attraverso Hormuz, il mercato rimarrà esposto a nuove oscillazioni.

La situazione continuerà quindi a essere monitorata giorno dopo giorno. L'andamento del PUN rappresenta infatti uno dei primi segnali attraverso i quali è possibile comprendere come le tensioni geopolitiche internazionali stiano arrivando direttamente fino al mercato energetico italiano.

Fonti e riferimenti

Le informazioni riportate nell'articolo sono elaborate sulla base di dati e aggiornamenti provenienti da fonti istituzionali, agenzie di stampa internazionali e operatori riconosciuti del settore energetico.

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Approfondisci il funzionamento del mercato energetico, il PUN, le previsioni dei prezzi e i principali fattori che influenzano il costo dell'energia elettrica.

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16 agosto

Cambio gestore energia in 24 ore: come funziona dal 1° dicembre 2026

Nel nostro precedente articolo avevamo raccontato la proposta di ARERA per rendere molto più rapido il cambio del fornitore di energia elettrica.

Quella che nel 2025 era ancora una proposta sottoposta a consultazione è diventata nel frattempo una riforma definitiva.

Con la Delibera 58/2026/R/eel del 3 marzo 2026, ARERA ha infatti approvato la nuova disciplina del processo di cambio fornitore nel settore elettrico, introducendo una procedura tecnica che può essere completata in 24 ore di un giorno lavorativo, per i clienti domestici non morosi.

La nuova disciplina sarà applicabile a partire dal 1° dicembre 2026.

⚡ La novità in breve

Dal 1° dicembre 2026, per i clienti domestici non morosi, il processo tecnico di cambio fornitore viene ridotto a 24 ore di un giorno lavorativo.

Attenzione: questo non significa necessariamente che la nuova tariffa comparirà in bolletta il giorno successivo alla richiesta. L'intero processo di cambio fornitore deve comunque concludersi entro un periodo complessivo massimo di tre settimane.

Quando entrerà in vigore il nuovo sistema?

La nuova disciplina approvata da ARERA sarà applicata a partire dal 1° dicembre 2026.

Da quella data cambieranno quindi le modalità con cui viene gestito il processo di cambio del fornitore di energia elettrica, con l'obiettivo di rendere più semplice e veloce l'esercizio del diritto del consumatore di scegliere liberamente il proprio venditore.

La riforma nasce anche dall'esigenza di favorire una maggiore concorrenza nel mercato dell'energia, rendendo più facile per il cliente valutare nuove offerte e cambiare fornitore quando trova condizioni economiche più convenienti. ARERA ha infatti sottolineato che la riduzione dei tempi di switching è finalizzata anche a incentivare i consumatori a ricercare condizioni economiche più vantaggiose.

Chi potrà cambiare fornitore in 24 ore?

La nuova procedura rapida riguarda in particolare i clienti finali domestici non morosi.

Questo significa che il requisito della regolarità dei pagamenti assume un'importanza fondamentale.

La possibilità di usufruire della procedura tecnica di switching in 24 ore non deve quindi essere interpretata come un diritto generalizzato e automatico per qualsiasi situazione contrattuale.

Cosa significa realmente "cambio in 24 ore"?

Questa è probabilmente la precisazione più importante da fare.

Quando si parla di switching in 24 ore, non significa necessariamente che il cliente possa sottoscrivere una nuova offerta oggi e vedere la nuova tariffa applicata alla propria fornitura esattamente il giorno successivo.

Le 24 ore riguardano infatti la procedura tecnica di cambio prevista dalla nuova disciplina.

ARERA distingue quindi il tempo necessario per l'esecuzione tecnica dello switching dal tempo complessivo necessario per completare l'intero processo.

Per questo motivo è più corretto parlare di procedura tecnica in 24 ore piuttosto che di "nuova tariffa attiva in bolletta in 24 ore".

Il processo complessivo può durare fino a tre settimane

La riforma stabilisce che il processo complessivo di cambio fornitore debba comunque concludersi entro tre settimane.

Questo termine comprende le diverse fasi necessarie affinché la richiesta possa essere correttamente gestita e il nuovo fornitore possa subentrare nella fornitura.

Di conseguenza, il consumatore non deve interpretare il termine "24 ore" come una garanzia che la nuova offerta sarà applicata alla fornitura il giorno immediatamente successivo alla richiesta.

⚠️ Attenzione al significato delle 24 ore

24 ore non significa automaticamente "nuova tariffa in bolletta domani".

Le 24 ore si riferiscono alla procedura tecnica di switching. Il processo complessivo di cambio fornitore può richiedere fino a tre settimane.

Come avverrà il cambio di fornitore?

Dal punto di vista del cliente, la procedura continuerà a partire dalla scelta di una nuova offerta e dalla sottoscrizione del relativo contratto con il nuovo fornitore.

Sarà poi il nuovo venditore a gestire le procedure necessarie per effettuare il cambio, attraverso il sistema previsto dalla regolazione del mercato elettrico.

Il cliente non dovrà quindi occuparsi direttamente delle comunicazioni tecniche tra i diversi soggetti che partecipano al processo.

Il Sistema Informativo Integrato (SII) svolge infatti un ruolo centrale nella gestione dei processi di switching del mercato elettrico. La riforma approvata da ARERA interviene proprio sull'organizzazione e sulle tempistiche di questo processo.

È necessario cambiare il contatore?

No. Il semplice cambio di fornitore non comporta la sostituzione del contatore.

Il cliente mantiene il proprio punto di fornitura e continua a ricevere l'energia attraverso la stessa rete di distribuzione.

A cambiare è il venditore con il quale il cliente ha stipulato il contratto di fornitura.

Cosa succede al vecchio contratto?

Quando il cambio viene effettuato correttamente, il nuovo fornitore subentra al precedente secondo le procedure previste dalla regolazione.

Il cliente non deve quindi interrompere fisicamente la fornitura di energia e non rimane senza elettricità durante il passaggio.

Il cambio di venditore riguarda infatti il rapporto commerciale e non comporta l'interruzione della fornitura fisica di energia.

Perché il nuovo sistema può essere conveniente per il consumatore?

La riduzione dei tempi di switching può avere un effetto importante sulla concorrenza.

Se cambiare fornitore diventa più semplice e veloce, il consumatore può essere maggiormente incentivato a confrontare le offerte disponibili e a scegliere quella più conveniente per le proprie esigenze.

La stessa ARERA evidenzia proprio questo obiettivo: ridurre le tempistiche del cambio fornitore per favorire la ricerca di condizioni economiche più vantaggiose e incentivare la libertà di scelta del consumatore.

Questo non significa però che sia sempre conveniente cambiare gestore.

Prima di sottoscrivere una nuova offerta è sempre necessario confrontare attentamente il prezzo dell'energia, i costi fissi, la durata delle condizioni economiche, la presenza di eventuali bonus e tutte le altre condizioni contrattuali.

La riforma nasce da un percorso iniziato diversi anni fa

Il cambio del fornitore in tempi molto più rapidi non nasce improvvisamente nel 2026.

ARERA aveva già avviato il percorso con una prima consultazione nel 2022, nella quale erano stati delineati i primi orientamenti per la riforma dello switching "in 24 ore".

Nel marzo 2025 era poi arrivata la Consultazione 117/2025/R/eel, contenente gli orientamenti finali sulla riforma e la riduzione delle tempistiche fino a un giorno lavorativo.

Nel marzo 2026 è arrivata infine la Delibera 58/2026/R/eel, che ha trasformato quel percorso in una disciplina definitiva.

Dal progetto alla riforma definitiva

È interessante quindi osservare l'evoluzione della normativa.

Nel nostro articolo pubblicato nell'aprile 2025 avevamo raccontato una riforma che all'epoca era ancora in fase di proposta e consultazione.

Oggi quella proposta è diventata una disciplina approvata da ARERA.

👉 Leggi il precedente articolo: ARERA propone il cambio di gestore in 24 ore

Il nuovo sistema rappresenta quindi il risultato di un percorso regolatorio durato diversi anni e destinato a modificare concretamente il modo in cui i consumatori potranno cambiare fornitore di energia elettrica.

Conclusioni

Dal 1° dicembre 2026 il mercato elettrico italiano si prepara quindi a un cambiamento importante.

Per i clienti domestici non morosi, la nuova disciplina introduce una procedura tecnica di cambio fornitore ridotta a 24 ore di un giorno lavorativo, mantenendo però un termine complessivo massimo di tre settimane per completare il processo.

Si tratta di una modifica pensata per rendere più semplice la libertà di scelta del consumatore e aumentare la concorrenza tra i fornitori.

La vera convenienza, però, continuerà a dipendere dalla capacità di confrontare correttamente le offerte e di leggere tutte le condizioni del contratto prima di cambiare gestore.

🔎 Approfondisci il percorso della riforma

Nel 2025 avevamo raccontato la proposta di ARERA quando la riforma era ancora in fase di consultazione.

Leggi: ARERA propone il cambio di gestore in 24 ore

📚 Fonti e riferimenti

Per approfondire la nuova disciplina e il percorso che ha portato alla riforma:

📖 Guide energia

Scopri le guide dedicate alla lettura della bolletta, al cambio di fornitore e al risparmio energetico.

Vai alle guide su energia, bollette e risparmio

12 agosto

Hormuz, Bab el-Mandeb e PUN: perché il mercato dell’energia può cambiare direzione mentre la crisi resta aperta

La crisi energetica legata alla guerra tra Stati Uniti e Iran continua a vivere una fase estremamente delicata. Le tensioni militari non sono terminate, il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz rimane fortemente condizionato dalla crisi e anche il Bab el-Mandeb è tornato al centro dell'attenzione dopo nuovi attacchi contro le navi commerciali.

Allo stesso tempo, sul fronte diplomatico, continuano i tentativi di arrivare a una soluzione. Ma le ultime notizie mostrano quanto sia ancora difficile trasformare i contatti diplomatici in un accordo stabile: Stati Uniti e Iran restano su posizioni distanti e la situazione delle rotte marittime rimane tutt'altro che normalizzata.

Ed è proprio in questo scenario apparentemente contraddittorio che emerge un elemento particolarmente interessante per il mercato italiano dell'energia: il PUN Index GME può muoversi in una direzione diversa rispetto alla percezione immediata della crisi geopolitica.

🔎 APPROFONDIMENTO
Per capire come il mercato elettrico ha reagito alla crisi di Hormuz e come leggere l'evoluzione del PUN:

👉 Leggi l'analisi sull'andamento del PUN dopo la crisi nello Stretto di Hormuz

Hormuz resta il punto più delicato

Lo Stretto di Hormuz continua a rappresentare uno dei principali punti di vulnerabilità per il sistema energetico mondiale.

Il traffico marittimo attraverso lo Stretto rimane infatti molto inferiore alla normalità. Le ultime rilevazioni mostrano un numero di transiti ancora ridotto e una situazione fortemente condizionata dall'incertezza legata alla guerra e ai negoziati tra Washington e Teheran.

Questo significa che, nonostante i tentativi diplomatici, la normalizzazione delle principali rotte energetiche non può ancora essere considerata acquisita.

I contatti diplomatici restano quindi importanti, ma non devono essere confusi con una soluzione già raggiunta. Le ultime dichiarazioni provenienti da Iran e Stati Uniti evidenziano infatti che le posizioni restano distanti e che non è ancora chiaro se sarà possibile arrivare rapidamente a un accordo.

Per i mercati energetici questa distinzione è fondamentale: una cosa è la possibilità di un accordo, un'altra è la sua concreta capacità di riportare sicurezza e continuità nei flussi energetici.

Bab el-Mandeb torna a preoccupare

Se Hormuz rimane il principale punto critico per il trasporto di petrolio e gas dal Golfo Persico, anche il Bab el-Mandeb continua a rappresentare una fonte di rischio per il commercio internazionale.

Il quadro è tornato particolarmente delicato dopo un attacco contro una nave commerciale nel Bab el-Mandeb. Secondo Reuters, quattro membri dell'equipaggio e due soccorritori sono rimasti uccisi nell'attacco, mentre altri episodi hanno coinvolto la navigazione nelle acque della regione.

Il fatto è significativo perché dimostra che la riduzione delle tensioni diplomatiche non coincide automaticamente con una normalizzazione della sicurezza delle rotte marittime.

Il mercato deve quindi confrontarsi con una situazione nella quale la diplomazia prova a ridurre il rischio di escalation mentre gli episodi militari continuano a verificarsi.

Ed è proprio questa combinazione a rendere particolarmente difficile prevedere la direzione dei prezzi energetici.

E allora perché il PUN può scendere?

È proprio questa la domanda più interessante per chi segue il mercato elettrico italiano.

Il PUN Index GME non reagisce meccanicamente a ogni singolo attacco navale. Il prezzo dell'elettricità all'ingrosso incorpora infatti una combinazione molto più ampia di fattori: prezzo del gas, prezzo del petrolio, domanda elettrica, produzione rinnovabile, disponibilità degli impianti, importazioni ed esportazioni e, soprattutto, aspettative degli operatori.

Dal 1° gennaio 2025 il riferimento ufficiale è il PUN Index GME, che rappresenta l'indice di riferimento del mercato elettrico all'ingrosso italiano. I dati ufficiali vengono pubblicati dal Gestore dei Mercati Energetici.

📘 GUIDA
Non sai esattamente come funziona il PUN Index GME e perché influenza le offerte luce indicizzate?

👉 Leggi la guida: Cos'è il PUN e come influenza la bolletta

Per questo motivo può verificarsi una situazione apparentemente paradossale: 

la situazione geopolitica rimane grave, ma il prezzo dell'energia può comunque iniziare a ridursi.

Il mercato, infatti, non guarda soltanto a ciò che sta accadendo oggi. Guarda soprattutto a ciò che potrebbe accadere nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.

Se gli operatori ritengono possibile una riduzione futura delle tensioni, una progressiva normalizzazione delle rotte energetiche o una maggiore disponibilità di gas e petrolio sui mercati internazionali, il premio di rischio può ridursi anche prima che la situazione geopolitica sia realmente risolta.

Ma il meccanismo funziona anche nella direzione opposta.

Se le aspettative cambiano rapidamente, il mercato può tornare a incorporare un premio di rischio altrettanto rapidamente.

È questa la ragione per cui un movimento del PUN non deve essere interpretato automaticamente come una conferma della fine della crisi.

Il PUN sta quindi anticipando la diplomazia?

Non necessariamente.

Il comportamento del mercato può riflettere aspettative differenti rispetto alle notizie geopolitiche del momento, ma non significa che gli operatori considerino già risolta la crisi.

Le ultime sedute confermano anzi una situazione di forte volatilità. Il GME continua a pubblicare quotidianamente il PUN Index GME e i dati recenti mostrano quanto sia importante osservare l'evoluzione nel tempo anziché concentrarsi su un singolo valore.

È molto più utile seguire la media progressiva del mese e confrontarla con i valori delle settimane precedenti.

Il dato giornaliero ci dice cosa è successo oggi. La media progressiva permette invece di capire se siamo davanti a un cambiamento più strutturale oppure soltanto a una temporanea oscillazione.

📊 SEGUI IL MERCATO
Il PUN cambia ogni giorno. Per seguire il dato giornaliero e la media progressiva del mese:

👉 Consulta l'Analisi PUN e l'andamento del mercato

Attacchi e diplomazia: due forze opposte sul prezzo dell'energia

La situazione attuale può essere letta come una sorta di confronto tra due forze.

Da una parte ci sono gli elementi che possono spingere nuovamente verso l'alto i prezzi:

  • nuovi attacchi alle navi;
  • mancata normalizzazione del traffico attraverso Hormuz;
  • riduzione del traffico marittimo;
  • rischio di interruzioni nelle forniture energetiche;
  • aumento del prezzo del petrolio e del gas;
  • eventuale nuova escalation militare.

Dall'altra ci sono gli elementi che possono favorire una discesa:

  • ripresa concreta dei negoziati tra Stati Uniti e Iran;
  • possibilità di un accordo credibile;
  • prospettiva di una riapertura stabile di Hormuz;
  • riduzione del premio di rischio sui mercati;
  • normalizzazione progressiva delle rotte commerciali;
  • maggiore disponibilità di energia sui mercati internazionali;
  • riduzione della domanda o delle aspettative di domanda globale.

Il PUN si trova quindi nel mezzo di queste due dinamiche.

Ed è proprio questo il motivo per cui il prezzo dell'elettricità può cambiare direzione anche quando la situazione geopolitica appare ancora estremamente complessa.

La vera domanda non è se Hormuz sia ancora in crisi

La domanda più importante per il mercato elettrico italiano è un'altra:

quanto durerà ancora questa situazione e quale scenario finirà per prevalere?

Se la crisi dovesse prolungarsi per mesi, il rischio di nuovi aumenti dell'energia rimarrebbe concreto.

Se invece i negoziati riuscissero a produrre un accordo credibile e soprattutto una progressiva riapertura delle rotte marittime, il mercato potrebbe ridurre il premio di rischio.

Ma oggi sarebbe prematuro considerare questo secondo scenario come acquisito.

Le notizie più recenti mostrano infatti che gli attacchi alla navigazione continuano e che i colloqui tra Stati Uniti e Iran restano difficili.

Questo spiega perché non dobbiamo interpretare un eventuale calo del PUN come la fine della crisi.

Potrebbe essere, piuttosto, il mercato che prova a valutare uno scenario futuro meno negativo, mentre quello attuale rimane ancora fragile.

Cosa significa per chi ha una tariffa luce variabile?

Per le famiglie con un contratto indicizzato al PUN, questa fase merita particolare attenzione.

Un PUN in discesa può tradursi, nei mesi successivi, in una riduzione della componente energia della bolletta. Ma bisogna evitare di prendere decisioni basandosi soltanto sull'andamento di pochi giorni.

La situazione internazionale rimane infatti estremamente instabile.

Un nuovo attacco significativo nel Golfo Persico o nel Mar Rosso, un'interruzione prolungata delle rotte energetiche o il fallimento definitivo dei negoziati potrebbero rapidamente riportare pressione sui mercati.

Al contrario, un accordo credibile tra Stati Uniti e Iran e una riapertura stabile delle principali rotte commerciali potrebbero produrre l'effetto opposto.

Per questo motivo, oggi più che mai, seguire il PUN significa seguire anche la geopolitica.

La situazione resta sospesa tra guerra e diplomazia

Il quadro che emerge è quindi particolarmente interessante.

Da una parte la diplomazia continua a cercare una strada per arrivare a un accordo; dall'altra le navi continuano a navigare in un ambiente estremamente rischioso e gli attacchi nel Bab el-Mandeb dimostrano che la minaccia non è stata superata.

Hormuz, nel frattempo, rimane lontano da una piena normalizzazione del traffico.

Eppure i mercati possono iniziare a guardare oltre l'emergenza.

Un eventuale calo del PUN non significa quindi che la crisi energetica sia terminata. Significa che una parte del mercato potrebbe stare valutando come meno probabile, in quel preciso momento, uno scenario di escalation permanente.

È una differenza sottile, ma fondamentale.

Perché nel mercato dell'energia spesso il prezzo non aspetta che gli eventi si siano verificati: comincia a muoversi quando cambia l'aspettativa su ciò che potrebbe accadere.

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PUN, Hormuz e geopolitica: continueremo a seguirli insieme

La situazione rimane quindi da monitorare giorno dopo giorno.

La nostra Analisi PUN permette di seguire l'andamento del prezzo dell'elettricità e della media del mese, mettendo i dati del mercato in relazione con gli eventi che stanno condizionando il sistema energetico internazionale.

In questa fase, osservare soltanto il prezzo di oggi non basta.

Bisogna capire la direzione del mercato.

E soprattutto capire se eventuali segnali di discesa del PUN rappresentano l'inizio di una vera normalizzazione oppure soltanto una pausa prima di una nuova fase di volatilità.

È proprio per questo che seguiremo insieme l'evoluzione di Hormuz, Bab el-Mandeb, dei mercati energetici e del PUN.

📚 Fonti e riferimenti

Reuters – 11 agosto 2026
Aggiornamento sulla crisi tra Stati Uniti e Iran, sullo stallo dei negoziati e sui nuovi attacchi contro la navigazione nelle aree strategiche del Medio Oriente.

👉 Leggi l'aggiornamento Reuters dell'11 agosto 2026

Reuters – 12 agosto 2026
Aggiornamento sull'andamento del petrolio e sulla reazione dei mercati allo stallo dei colloqui tra Stati Uniti e Iran e ai nuovi attacchi contro le navi.

👉 Leggi l'aggiornamento Reuters del 12 agosto 2026

Reuters – 12 agosto 2026
Dati sul traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, sceso ai livelli più bassi dell'ultima settimana, e sulle conseguenze delle tensioni sulla navigazione.

👉 Leggi l'analisi Reuters sul traffico nello Stretto di Hormuz

GME – Gestore dei Mercati Energetici
Fonte ufficiale per il PUN Index GME e per gli esiti del Mercato del Giorno Prima (MGP).

👉 Consulta i dati ufficiali del PUN Index GME

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