Introduzione
Negli ultimi mesi il prezzo dell’energia elettrica in Italia ha subito forti oscillazioni, mettendo in difficoltà famiglie e imprese. Alla base di questa instabilità non c’è stata solo la dinamica tra domanda e offerta, ma un fattore spesso sottovalutato: la geopolitica.
La crisi nello Stretto di Hormuz ha rappresentato uno degli eventi più rilevanti del 2026 per il mercato energetico globale, con effetti diretti anche sul PUN (Prezzo Unico Nazionale). Oggi, con un apparente allentamento delle tensioni, il mercato sembra entrare in una nuova fase.
La crisi di Hormuz e lo shock energetico
Tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera 2026, il blocco parziale dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran ha generato un effetto immediato sui mercati. Questo passaggio è uno dei punti più strategici al mondo per il trasporto di petrolio e gas naturale liquefatto.
Il solo rischio di un’interruzione prolungata ha provocato:
un’impennata dei prezzi del gas
un aumento della volatilità
una crescita del cosiddetto “premio di rischio geopolitico”
Non si è trattato solo di un problema reale di approvvigionamento, ma soprattutto di una reazione dei mercati alla possibilità di uno scenario peggiore.
Perché il PUN è salito così velocemente
Il legame tra gas e prezzo dell’energia elettrica in Italia è ancora molto forte. Quando il gas aumenta, il PUN segue quasi inevitabilmente la stessa direzione.
Durante la fase più critica della crisi:
il gas europeo è arrivato a raddoppiare il proprio valore
i produttori di energia hanno sostenuto costi più elevati
il prezzo finale dell’elettricità è aumentato
Ma c’è un aspetto ancora più importante: una parte dell’aumento non era legata a una reale scarsità, bensì alla paura di ciò che sarebbe potuto accadere.
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Giugno 2026: cosa sta cambiando davvero
Con il progressivo ridimensionamento delle tensioni in Medio Oriente, il mercato ha iniziato a correggere le proprie aspettative.
Il blocco totale non si è verificato e i flussi energetici, seppur non completamente ripristinati, stanno tornando verso una certa normalità. Questo ha avuto un effetto immediato:
riduzione del rischio percepito
diminuzione della componente speculativa
maggiore stabilità dei prezzi
Di conseguenza, anche il PUN ha iniziato a mostrare segnali di rallentamento e, in alcuni casi, di discesa.
Il mercato oggi: meno tensione, ma non stabilità totale
Sarebbe però un errore interpretare questa fase come un ritorno alla normalità. Il sistema energetico resta estremamente sensibile agli equilibri geopolitici.
Lo Stretto di Hormuz continua a rappresentare un punto critico e qualsiasi nuova tensione potrebbe riaccendere immediatamente la volatilità.
Inoltre:
la produzione di GNL non è ancora completamente stabilizzata
la domanda estiva potrebbe aumentare (condizionatori, ondate di calore)
i mercati restano pronti a reagire a qualsiasi segnale negativo
Scenari per i prossimi mesi
Guardando avanti, è possibile ipotizzare tre scenari principali.
Scenario base
Il più probabile nel breve periodo:
prezzi del gas più stabili
PUN in lieve calo o stabilizzazione
Scenario rialzista
In caso di nuove tensioni geopolitiche:
aumento rapido del gas
nuova crescita del PUN
Scenario ribassista
Se la normalizzazione sarà completa:
riduzione significativa dei prezzi
ritorno a livelli più contenuti rispetto ai picchi recenti
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La vera chiave di lettura del 2026
Il 2026 ha reso evidente un cambiamento strutturale nel mercato energetico.
Il prezzo dell’energia non è determinato solo dalla disponibilità reale di risorse, ma dalla percezione del rischio geopolitico globale.
Questo significa che il PUN può aumentare o diminuire rapidamente anche senza variazioni concrete nelle forniture, semplicemente sulla base delle aspettative dei mercati.
Aggiornamento continuo del PUN
Il valore del PUN varia ogni giorno in funzione del prezzo del gas e della domanda energetica.
Per questo motivo è fondamentale monitorare costantemente:
le variazioni giornaliere
i trend settimanali
l’andamento mensile