03 settembre

Hormuz e Ucraina, la doppia minaccia energetica: perché l'inverno 2026/27 potrebbe essere molto più caro

Il mercato energetico europeo torna sotto pressione. Da una parte lo Stretto di Hormuz, ancora al centro di una crisi che minaccia i flussi internazionali di petrolio e gas naturale liquefatto. Dall'altra la guerra tra Russia e Ucraina, che nelle ultime settimane ha conosciuto una nuova fase di intensificazione proprio mentre l'Europa si avvicina alla stagione invernale.

Le due crisi sono diverse e non devono essere confuse. Ma hanno una caratteristica comune: possono incidere contemporaneamente sulla sicurezza e sul costo dell'energia europea.

Per questo motivo l'autunno e l'inverno 2026/27 meritano un'attenzione particolare. Non significa che sia inevitabile una nuova crisi energetica come quella del 2022. Significa però che il rischio di prezzi elevati e, soprattutto, di forte volatilità è oggi superiore a quello che una semplice analisi della stagionalità potrebbe suggerire.

Il punto centrale: Hormuz e Russia-Ucraina non sono due semplici notizie geopolitiche: possono diventare contemporaneamente fattori di pressione sul mercato europeo dell'energia.

Hormuz torna a pesare sul mercato energetico

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei passaggi strategici più importanti del commercio energetico mondiale. La sua importanza non riguarda soltanto il petrolio: attraverso questa rotta transitano anche importanti quantità di GNL, il gas naturale liquefatto trasportato via mare.

Nelle ultime ore la situazione è tornata a deteriorarsi. Il confronto militare tra Stati Uniti e Iran ha registrato nuovi episodi di forte intensità e il traffico navale attraverso Hormuz è rimasto pesantemente ridotto. Il Brent è tornato a muoversi verso quota 100 dollari al barile, mentre il mercato europeo del gas ha reagito con un nuovo deciso rialzo.

Secondo l'International Energy Agency, la crisi di Hormuz ha già rappresentato nel 2026 uno shock rilevante per il mercato globale del gas: i flussi di GNL attraverso lo stretto rappresentavano quasi il 20% dell'offerta globale prima della crisi.

Il problema quindi non è soltanto quanto gas venga fisicamente perso. È anche la concorrenza internazionale per ottenere i carichi di GNL disponibili. Se una parte dell'offerta del Golfo Persico rimane fuori dal mercato, Europa e Asia possono trovarsi a competere per le stesse forniture provenienti dagli altri produttori.

Perché Hormuz è così importante: anche una riduzione temporanea dei flussi può avere effetti superiori alla quantità di gas effettivamente sottratta al mercato, perché aumenta la competizione internazionale per le forniture disponibili.

La guerra Russia-Ucraina entra in una nuova fase

Contemporaneamente, anche il fronte russo-ucraino mostra nuovi segnali di escalation. Gli ultimi giorni hanno visto una nuova intensificazione degli attacchi russi contro l'Ucraina, con particolare pressione su Kyiv e sulle infrastrutture del Paese.

La questione energetica è particolarmente delicata perché l'infrastruttura elettrica e quella energetica ucraina sono da tempo uno degli obiettivi strategici del conflitto. Gli attacchi alle infrastrutture possono quindi avere conseguenze che vanno oltre il territorio ucraino, soprattutto quando il conflitto entra nella stagione fredda.

Ma c'è anche un altro elemento da considerare: la guerra ha modificato strutturalmente il mercato europeo del gas. L'Europa non dispone più della stessa disponibilità di gas russo via gasdotto che aveva prima del 2022 e ha progressivamente sostituito una parte di quelle forniture con GNL proveniente dal mercato globale.

Il cambiamento strutturale da non dimenticare: l'Europa è diventata più diversificata rispetto al passato, ma allo stesso tempo è maggiormente esposta alle condizioni del mercato globale del GNL.

Il vero rischio è la combinazione dei due shock

Presi singolarmente, Hormuz e Russia-Ucraina rappresentano due fattori differenti. Il problema nasce quando entrambi esercitano pressione sul mercato nello stesso periodo.

Meno disponibilità di GNL + maggiore competizione internazionale + stoccaggi europei da completare + domanda invernale = mercato potenzialmente molto più sensibile agli shock.

È questa la ragione per cui non sarebbe corretto guardare soltanto al prezzo attuale del gas. Occorre osservare anche la capacità dell'Europa di arrivare all'inverno con sufficienti riserve e con una disponibilità adeguata di forniture alternative.

ACER (Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione fra i regolatori dell'energia, che coordina e monitora il funzionamento dei mercati energetici europei) ha evidenziato proprio questa vulnerabilità: la maggiore dipendenza europea dal GNL ha aumentato la diversificazione delle forniture rispetto al passato, ma ha anche aumentato l'esposizione del mercato europeo alla volatilità dei mercati globali del gas.

Il vero elemento di rischio è la sovrapposizione: due crisi differenti possono esercitare contemporaneamente pressione su un mercato europeo che oggi dipende molto più dal mercato globale del GNL rispetto al passato.

E l'Italia? Il rischio può arrivare fino al PUN

Per l'Italia il collegamento è particolarmente importante. Il prezzo dell'energia elettrica all'ingrosso è influenzato dalle condizioni del mercato europeo e, soprattutto nelle ore in cui gli impianti termoelettrici diventano determinanti per soddisfare la domanda, il costo del gas può avere un ruolo importante nella formazione del prezzo elettrico.

Questo non significa che un aumento del gas produca automaticamente un identico aumento del PUN. Il prezzo elettrico dipende anche da domanda, produzione rinnovabile, idroelettrico, disponibilità degli impianti, scambi con l'estero e condizioni meteorologiche.

Tuttavia, quando il gas aumenta in modo significativo e persistente, la pressione sul costo della generazione termoelettrica può trasferirsi anche al mercato elettrico. È quindi ragionevole considerare il mercato del gas come uno dei principali indicatori da monitorare nei prossimi mesi.

Un inverno di fuoco? Non è ancora una previsione

Parlare oggi di un “inverno di fuoco” può essere efficace per descrivere il rischio, ma sarebbe scorretto trasformarlo in una certezza.

Esistono infatti diversi fattori che potrebbero attenuare la pressione: una maggiore produzione di GNL da altri Paesi, una riduzione della domanda, una forte produzione rinnovabile, condizioni meteorologiche favorevoli oppure una stabilizzazione della situazione geopolitica.

Il problema è che esistono anche scenari opposti. Una nuova interruzione significativa dei flussi attraverso Hormuz, un inverno rigido, ulteriori problemi alle infrastrutture energetiche ucraine o una competizione più intensa tra Europa e Asia per il GNL potrebbero amplificare rapidamente la pressione sui prezzi.

La conclusione: non siamo davanti alla certezza di una nuova crisi energetica. Siamo però davanti a un aumento concreto del rischio di prezzi elevati e di forte volatilità. Per questo l'autunno e l'inverno 2026/27 dovranno essere osservati con particolare attenzione, soprattutto sul fronte del gas europeo e dei possibili riflessi sul mercato elettrico italiano.

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Fonti e riferimenti

  • International Energy Agency (IEA) – Analisi del mercato globale del gas e degli effetti della crisi di Hormuz sulle forniture internazionali.
  • ACER – Monitoraggio del mercato europeo del gas e della sicurezza degli approvvigionamenti.
  • ARERA – Analisi del mercato dell'energia elettrica e del rapporto tra costo del gas e formazione dei prezzi elettrici.
  • Reuters – Aggiornamenti sugli sviluppi della crisi di Hormuz e sull'intensificazione del conflitto Russia-Ucraina.

Nota: questo articolo analizza scenari e fattori di rischio. Non costituisce una previsione certa dell'andamento futuro dei prezzi dell'energia. Gli sviluppi geopolitici possono modificare rapidamente le condizioni dei mercati.

30 agosto

PUN agosto 2026: +50,67%. Settembre parte in salita e con alta volatilità


Agosto 2026 chiude con un PUN medio di 179,9989 €/MWh, registrando una crescita del 50,67% rispetto al mese precedente. Un aumento particolarmente significativo che modifica il quadro del mercato elettrico italiano proprio alla vigilia dell'autunno.

Ma il dato più interessante non riguarda soltanto il prezzo medio. L'analisi dell'andamento giornaliero evidenzia infatti anche un livello elevato di volatilità.

La combinazione dei due elementi — forte crescita del PUN e alta volatilità — porta il nostro analizzatore a classificare lo scenario di ingresso di settembre come rialzista e ad alta volatilità.

I numeri di agosto 2026

  • PUN medio: 179,9989 €/MWh
  • PUN massimo: 207,844 €/MWh
  • PUN minimo: 128,419 €/MWh
  • Deviazione standard: 18,03 €/MWh
  • Variazione rispetto a luglio: +50,67%
  • Trend: SALE
  • Volatilità: ALTA

Agosto porta il PUN vicino a 180 €/MWh

Il dato di agosto rappresenta un'importante discontinuità rispetto al mese precedente.

A luglio il PUN medio era stato pari a 119,4660 €/MWh. Ad agosto il valore è salito a 179,9989 €/MWh.

La variazione mensile è quindi pari a +50,67%. Si tratta di un incremento che non può essere considerato marginale e che porta il prezzo medio dell'energia elettrica su livelli decisamente più elevati.

Anche l'ampiezza dei valori giornalieri conferma la particolare intensità del movimento. Il PUN ha raggiunto un massimo di 207,844 €/MWh e un minimo di 128,419 €/MWh, con un'escursione di circa 79,43 €/MWh.

Andamento giornaliero del PUN - Agosto 2026

Andamento giornaliero del PUN nel mese di agosto 2026

Fonte: elaborazione dati PUN.

Agosto 2026 a confronto con agosto 2025

Per comprendere meglio la dimensione del movimento registrato nel 2026, è utile confrontare l'andamento del PUN di agosto con quello dello stesso mese dell'anno precedente.

Il confronto non deve essere limitato alla sola media mensile. L'osservazione dell'andamento giornaliero permette infatti di evidenziare le differenze nella dinamica dei prezzi e nella distribuzione delle oscillazioni nel corso del mese.

PUN agosto 2025 vs agosto 2026

Confronto dell'andamento del PUN tra agosto 2025 e agosto 2026

Fonte: elaborazione dati PUN.

Non cresce soltanto il PUN: la volatilità resta alta

Il secondo elemento fondamentale dell'analisi è rappresentato dalla deviazione standard, utilizzata per misurare quanto i valori giornalieri del PUN si discostino dalla loro media.

Per agosto 2026 la deviazione standard è pari a 18,03 €/MWh. Il nostro analizzatore classifica questo valore come volatilità alta.

Questo significa che il valore medio di 179,9989 €/MWh non descrive un mercato perfettamente stabile attorno a quel livello. Al contrario, nel corso del mese si sono registrate oscillazioni significative.

VOLATILITÀ AGOSTO 2026: ALTA

Deviazione standard: 18,03 €/MWh

Il segnale dell'analizzatore per settembre

Quando mettiamo insieme i due principali segnali ottenuti dall'analisi di agosto, il quadro diventa particolarmente chiaro: il trend è in salita e la volatilità è alta.

Per questo motivo il nostro analizzatore classifica lo scenario con cui il mese di settembre si presenta come:

SCENARIO SETTEMBRE 2026
RIALZISTA
ALTA VOLATILITÀ

È importante sottolineare che questa classificazione non rappresenta ancora una previsione numerica del PUN di settembre.

L'analizzatore non stabilisce quindi che settembre chiuderà necessariamente a un determinato valore e non implica automaticamente che il PUN sarà superiore alla media di agosto.

Indica invece il contesto di mercato nel quale il mese successivo si trova a iniziare: una situazione caratterizzata da una spinta rialzista e contemporaneamente da un'elevata variabilità dei prezzi.

Cosa significa per chi deve scegliere una tariffa?

In presenza di un mercato caratterizzato da trend rialzista e alta volatilità, una tariffa a prezzo variabile espone il consumatore alle oscillazioni del mercato all'ingrosso.

Se il PUN dovesse continuare a salire, anche la componente energia di una tariffa indicizzata potrebbe aumentare.

Per questo motivo, in una fase come quella attuale, valutare una tariffa a prezzo fisso può rappresentare una scelta prudenziale per chi vuole ridurre il rischio di essere esposto a eventuali ulteriori rialzi del PUN.

Naturalmente, questo non significa che una tariffa fissa sia sempre e comunque più conveniente di una variabile. La scelta deve essere valutata sulla base del prezzo proposto, dei costi fissi, della durata dell'offerta e delle condizioni contrattuali.

Stai valutando una nuova tariffa luce?

In questo scenario può essere utile verificare se un'offerta a prezzo fisso può aiutarti a proteggerti dalle oscillazioni del PUN.

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Attenzione alle promesse di ribasso del PUN

C'è un ultimo aspetto sul quale riteniamo importante richiamare l'attenzione dei consumatori.

In periodi caratterizzati da forti movimenti del mercato possono aumentare anche le telefonate commerciali nelle quali viene proposta una tariffa a prezzo variabile accompagnata dalla promessa che "il prezzo della luce scenderà nei prossimi mesi".

Una previsione di questo tipo, però, non dovrebbe mai essere presentata come una certezza.

ATTENZIONE

Nessun venditore può garantire oggi quale sarà il PUN dei prossimi mesi.

Prima di accettare una proposta commerciale basata sulla previsione di un imminente calo dei prezzi, è opportuno chiedere quali dati oggettivi sostengano quella previsione.

Nel nostro caso, i dati disponibili alla fine di agosto non descrivono un quadro di ribasso già consolidato.

Al contrario, l'analizzatore segnala per settembre: trend rialzista e alta volatilità.

Questo non significa che il PUN debba necessariamente aumentare ancora. Significa però che non esistono elementi sufficienti per considerare un imminente ribasso come una certezza.

Una promessa commerciale non è una previsione di mercato.

Settembre sarà il prossimo banco di prova

L'analisi di agosto ci consegna quindi un segnale molto preciso: settembre entra in uno scenario rialzista e caratterizzato da alta volatilità.

Questo rappresenta il primo livello della nostra analisi. Il passaggio successivo sarà applicare il primo predittore, che utilizzerà i dati disponibili per arrivare a una previsione numerica del PUN di settembre.

Sarà un passaggio particolarmente importante perché settembre rappresenterà anche una verifica concreta della capacità del metodo di trasformare l'analisi dello scenario in una previsione.

IL SEGNALE DI AGOSTO
TREND RIALZISTA
+
ALTA VOLATILITÀ
Ora vedremo quale valore numerico produrrà il primo predittore.

In sintesi

Indicatore Agosto 2026
PUN medio 179,9989 €/MWh
PUN massimo 207,844 €/MWh
PUN minimo 128,419 €/MWh
Deviazione standard 18,03 €/MWh
Variazione rispetto a luglio +50,67%
Trend SALE
Volatilità ALTA
Scenario settembre RIALZISTA + ALTA VOLATILITÀ

Agosto, quindi, non ci consegna soltanto un PUN medio molto più elevato rispetto a luglio. Ci consegna soprattutto un segnale di mercato.

Il segnale è chiaro: trend in salita e volatilità alta. Per settembre questo significa affrontare il mercato con particolare prudenza, senza dare per scontato né un ulteriore rialzo né, tantomeno, un rapido ritorno dei prezzi verso livelli più bassi.

Il prossimo passo sarà determinante: il primo predittore dovrà trasformare questo scenario in un valore numerico.

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Fonti e riferimenti

Dati PUN: Gestore dei Mercati Energetici (GME).
Elaborazioni statistiche: dati storici PUN ed elaborazioni del modello di analisi.

26 agosto

PUN settembre 2026: previsione, andamento di agosto e stima del prezzo dell'energia


Il PUN di settembre 2026 potrebbe rappresentare un nuovo passaggio importante per il mercato elettrico italiano. Dopo i valori relativamente contenuti registrati nei mesi primaverili, il prezzo dell'energia elettrica all'ingrosso ha infatti mostrato una progressiva crescita durante l'estate, arrivando ad agosto su livelli sensibilmente più elevati rispetto alla prima parte dell'anno.

Per formulare una previsione sul possibile andamento di settembre è quindi utile partire dai dati effettivamente registrati nel 2026 e, soprattutto, osservare con attenzione ciò che è accaduto nel mese di agosto.

Il PUN nel 2026: dalla primavera alla crescita dell'estate

L'andamento mensile del PUN nel 2026 mostra una prima parte dell'anno caratterizzata da valori relativamente contenuti. Dopo i 132,66 €/MWh di gennaio, il prezzo medio è sceso a 114,41 €/MWh a febbraio, per poi risalire a marzo a 143,40 €/MWh.

La primavera ha riportato il mercato su livelli più bassi: il PUN medio è stato pari a 119,47 €/MWh ad aprile e 119,35 €/MWh a maggio. Da giugno, però, la tendenza ha iniziato a cambiare. Il valore medio è salito a 132,50 €/MWh a giugno, quindi a 157,04 €/MWh a luglio, fino ad arrivare ai 177,12 €/MWh registrati nei primi 26 giorni di agosto.

Il passaggio da maggio ad agosto è particolarmente significativo: in appena tre mesi il valore medio è aumentato di quasi 58 €/MWh. Non si tratta quindi soltanto di una normale oscillazione giornaliera, ma di una tendenza che merita di essere osservata con attenzione anche in vista dell'autunno.

Agosto 2026: un mese caratterizzato da forte volatilità

Se l'andamento mensile evidenzia una crescita progressiva del prezzo dell'energia, i dati giornalieri di agosto mostrano un quadro decisamente più articolato.

Nei primi giorni del mese il PUN si è mantenuto su livelli elevati, passando dai 167,85 €/MWh del 1° agosto ai 207,84 €/MWh del 5 agosto, che rappresenta il valore massimo registrato nei primi 26 giorni del mese.

Successivamente il prezzo ha iniziato a ridimensionarsi, arrivando a 152,07 €/MWh il 9 agosto. Dopo una nuova fase di oscillazione, il mercato ha raggiunto un altro minimo significativo a metà mese, con 151,73 €/MWh il 15 agosto.

La seconda metà di agosto è stata ancora più indicativa. Dopo valori compresi generalmente tra 159 e 181 €/MWh, il PUN è sceso bruscamente fino a 128,42 €/MWh il 23 agosto, il livello più basso dell'intero periodo osservato.

La correzione, tuttavia, è stata molto breve. Già il giorno successivo il PUN è risalito a 192,76 €/MWh, seguito dai 190,54 €/MWh del 25 agosto e dai 198,08 €/MWh del 26 agosto.

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La media di agosto e il confronto con i mesi precedenti

Considerando i dati disponibili fino al 26 agosto, il PUN medio del mese si attesta a 177,12 €/MWh. Il dato è nettamente superiore ai valori registrati nella prima parte dell'anno e conferma il progressivo aumento iniziato con l'estate.

Il confronto è particolarmente evidente osservando la sequenza degli ultimi quattro mesi:

  • maggio: 119,35 €/MWh;
  • giugno: 132,50 €/MWh;
  • luglio: 157,04 €/MWh;
  • agosto: 177,12 €/MWh.

La crescita non è stata accompagnata da un andamento regolare. Al contrario, agosto ha mostrato una distanza molto ampia tra il valore massimo di 207,84 €/MWh e quello minimo di 128,42 €/MWh. Una differenza di quasi 80 €/MWh in meno di un mese evidenzia quanto il mercato possa essere sensibile alle variazioni delle condizioni che determinano il prezzo dell'elettricità.

Cosa possiamo aspettarci dal PUN di settembre 2026?

È proprio dall'insieme di questi elementi che possiamo formulare una prima previsione per settembre.

Da una parte, il trend degli ultimi mesi è chiaramente orientato verso l'alto: il PUN è passato dai circa 119 €/MWh di aprile e maggio ai 132,50 €/MWh di giugno, ai 157,04 €/MWh di luglio e infine ai 177,12 €/MWh di agosto.

Dall'altra parte, i dati giornalieri di agosto invitano alla prudenza. Il mercato non sta semplicemente aumentando in modo lineare, ma presenta oscillazioni molto ampie, con giornate oltre i 200 €/MWh alternate a valori inferiori a 150 €/MWh.

Per questo motivo non sarebbe corretto estrapolare automaticamente la crescita registrata negli ultimi mesi e ipotizzare un ulteriore aumento della stessa entità anche a settembre. Una previsione più prudente deve tenere conto sia della tendenza rialzista sia della forte volatilità osservata durante agosto.

La nostra stima per settembre

Sulla base dei dati disponibili al 26 agosto 2026, una fascia ragionevole per il PUN medio di settembre può essere individuata indicativamente tra 180 e 190 €/MWh.

Come valore centrale della previsione possiamo utilizzare circa 185 €/MWh. Si tratta naturalmente di una stima e non di un valore certo: il risultato effettivo dipenderà dall'evoluzione del mercato nelle prossime settimane e dalle condizioni che influenzeranno domanda, offerta e prezzi dell'energia.

Perché settembre potrebbe mantenersi su livelli elevati

Il principale elemento da tenere in considerazione è il livello raggiunto dal mercato alla fine di agosto. Dopo il minimo di 128,42 €/MWh del 23 agosto, il PUN è tornato rapidamente vicino ai 200 €/MWh, arrivando a 198,08 €/MWh il 26 agosto.

Questo comportamento suggerisce che il valore medio di agosto non sia necessariamente rappresentativo di un mercato stabilizzato su 177 €/MWh. Al contrario, il dato mensile è il risultato di oscillazioni molto importanti e potrebbe essere modificato sensibilmente dall'andamento delle ultime giornate del mese.

Anche per settembre, quindi, sarà importante non concentrarsi esclusivamente sulla media mensile. Una serie di giornate caratterizzate da prezzi molto elevati potrebbe spingere il valore medio verso l'alto, mentre una fase prolungata di prezzi più bassi potrebbe riportarlo verso la fascia inferiore della previsione.

La previsione non è una certezza

È importante sottolineare che una previsione del PUN non può essere considerata una garanzia sul prezzo che verrà effettivamente registrato. Il mercato elettrico è influenzato da numerosi fattori e può cambiare rapidamente anche nell'arco di pochi giorni.

La stima di circa 185 €/MWh rappresenta quindi il valore centrale di uno scenario costruito sulla base dei dati disponibili, mentre l'intervallo 180–190 €/MWh permette di rappresentare meglio l'incertezza legata alla volatilità osservata nel mese di agosto.

Cosa significa per chi ha una tariffa luce indicizzata al PUN

Un PUN stabilmente più elevato rispetto ai mesi primaverili può avere conseguenze dirette anche per le famiglie e le attività che hanno scelto un'offerta di energia elettrica a prezzo variabile.

In una tariffa indicizzata, infatti, il costo della componente energia segue l'andamento del mercato secondo la formula prevista dal contratto. Di conseguenza, un aumento del PUN può tradursi in un maggiore costo dell'energia acquistata, mentre una successiva riduzione del mercato può produrre l'effetto opposto.

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Per questo motivo, soprattutto in una fase caratterizzata da forte volatilità, non è sufficiente guardare soltanto al prezzo pubblicizzato dal fornitore. È importante verificare lo spread applicato al PUN, i costi fissi di commercializzazione e tutte le altre condizioni economiche dell'offerta.

In sintesi

Il 2026 sta mostrando un PUN in progressiva crescita dopo i livelli più contenuti della primavera. Agosto ha confermato questa tendenza, ma ha evidenziato anche una forte volatilità, con valori compresi tra 128,42 e 207,84 €/MWh nei primi 26 giorni.

Con una media di 177,12 €/MWh, agosto si colloca quindi nettamente sopra i mesi precedenti. Alla luce dei dati disponibili, la nostra stima per settembre 2026 individua un possibile PUN medio nella fascia 180–190 €/MWh, con un valore centrale intorno a 185 €/MWh.

Saranno tuttavia i dati effettivi delle prossime settimane a stabilire se il mercato riuscirà a mantenersi su questi livelli o se assisteremo a una nuova fase di correzione.

Fonti e riferimenti

I dati utilizzati per l'analisi del PUN sono quelli relativi ai valori giornalieri e alle medie mensili del mercato elettrico italiano.

Fonte principale: Gestore dei Mercati Energetici (GME).

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