La crisi energetica legata alla guerra tra Stati Uniti e Iran continua a vivere una fase estremamente delicata. Le tensioni militari non sono terminate, il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz rimane fortemente condizionato dalla crisi e anche il Bab el-Mandeb è tornato al centro dell'attenzione dopo nuovi attacchi contro le navi commerciali.
Allo stesso tempo, sul fronte diplomatico, continuano i tentativi di arrivare a una soluzione. Ma le ultime notizie mostrano quanto sia ancora difficile trasformare i contatti diplomatici in un accordo stabile: Stati Uniti e Iran restano su posizioni distanti e la situazione delle rotte marittime rimane tutt'altro che normalizzata.
Ed è proprio in questo scenario apparentemente contraddittorio che emerge un elemento particolarmente interessante per il mercato italiano dell'energia: il PUN Index GME può muoversi in una direzione diversa rispetto alla percezione immediata della crisi geopolitica.
Per capire come il mercato elettrico ha reagito alla crisi di Hormuz e come leggere l'evoluzione del PUN:
👉 Leggi l'analisi sull'andamento del PUN dopo la crisi nello Stretto di Hormuz
Hormuz resta il punto più delicato
Lo Stretto di Hormuz continua a rappresentare uno dei principali punti di vulnerabilità per il sistema energetico mondiale.
Il traffico marittimo attraverso lo Stretto rimane infatti molto inferiore alla normalità. Le ultime rilevazioni mostrano un numero di transiti ancora ridotto e una situazione fortemente condizionata dall'incertezza legata alla guerra e ai negoziati tra Washington e Teheran.
Questo significa che, nonostante i tentativi diplomatici, la normalizzazione delle principali rotte energetiche non può ancora essere considerata acquisita.
I contatti diplomatici restano quindi importanti, ma non devono essere confusi con una soluzione già raggiunta. Le ultime dichiarazioni provenienti da Iran e Stati Uniti evidenziano infatti che le posizioni restano distanti e che non è ancora chiaro se sarà possibile arrivare rapidamente a un accordo.
Per i mercati energetici questa distinzione è fondamentale: una cosa è la possibilità di un accordo, un'altra è la sua concreta capacità di riportare sicurezza e continuità nei flussi energetici.
Bab el-Mandeb torna a preoccupare
Se Hormuz rimane il principale punto critico per il trasporto di petrolio e gas dal Golfo Persico, anche il Bab el-Mandeb continua a rappresentare una fonte di rischio per il commercio internazionale.
Il quadro è tornato particolarmente delicato dopo un attacco contro una nave commerciale nel Bab el-Mandeb. Secondo Reuters, quattro membri dell'equipaggio e due soccorritori sono rimasti uccisi nell'attacco, mentre altri episodi hanno coinvolto la navigazione nelle acque della regione.
Il fatto è significativo perché dimostra che la riduzione delle tensioni diplomatiche non coincide automaticamente con una normalizzazione della sicurezza delle rotte marittime.
Il mercato deve quindi confrontarsi con una situazione nella quale la diplomazia prova a ridurre il rischio di escalation mentre gli episodi militari continuano a verificarsi.
Ed è proprio questa combinazione a rendere particolarmente difficile prevedere la direzione dei prezzi energetici.
E allora perché il PUN può scendere?
È proprio questa la domanda più interessante per chi segue il mercato elettrico italiano.
Il PUN Index GME non reagisce meccanicamente a ogni singolo attacco navale. Il prezzo dell'elettricità all'ingrosso incorpora infatti una combinazione molto più ampia di fattori: prezzo del gas, prezzo del petrolio, domanda elettrica, produzione rinnovabile, disponibilità degli impianti, importazioni ed esportazioni e, soprattutto, aspettative degli operatori.
Dal 1° gennaio 2025 il riferimento ufficiale è il PUN Index GME, che rappresenta l'indice di riferimento del mercato elettrico all'ingrosso italiano. I dati ufficiali vengono pubblicati dal Gestore dei Mercati Energetici.
Non sai esattamente come funziona il PUN Index GME e perché influenza le offerte luce indicizzate?
👉 Leggi la guida: Cos'è il PUN e come influenza la bolletta
Per questo motivo può verificarsi una situazione apparentemente paradossale:
la situazione geopolitica rimane grave, ma il prezzo dell'energia può comunque iniziare a ridursi.
Il mercato, infatti, non guarda soltanto a ciò che sta accadendo oggi. Guarda soprattutto a ciò che potrebbe accadere nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.
Se gli operatori ritengono possibile una riduzione futura delle tensioni, una progressiva normalizzazione delle rotte energetiche o una maggiore disponibilità di gas e petrolio sui mercati internazionali, il premio di rischio può ridursi anche prima che la situazione geopolitica sia realmente risolta.
Ma il meccanismo funziona anche nella direzione opposta.
Se le aspettative cambiano rapidamente, il mercato può tornare a incorporare un premio di rischio altrettanto rapidamente.
È questa la ragione per cui un movimento del PUN non deve essere interpretato automaticamente come una conferma della fine della crisi.
Il PUN sta quindi anticipando la diplomazia?
Non necessariamente.
Il comportamento del mercato può riflettere aspettative differenti rispetto alle notizie geopolitiche del momento, ma non significa che gli operatori considerino già risolta la crisi.
Le ultime sedute confermano anzi una situazione di forte volatilità. Il GME continua a pubblicare quotidianamente il PUN Index GME e i dati recenti mostrano quanto sia importante osservare l'evoluzione nel tempo anziché concentrarsi su un singolo valore.
È molto più utile seguire la media progressiva del mese e confrontarla con i valori delle settimane precedenti.
Il dato giornaliero ci dice cosa è successo oggi. La media progressiva permette invece di capire se siamo davanti a un cambiamento più strutturale oppure soltanto a una temporanea oscillazione.
Il PUN cambia ogni giorno. Per seguire il dato giornaliero e la media progressiva del mese:
👉 Consulta l'Analisi PUN e l'andamento del mercato
Attacchi e diplomazia: due forze opposte sul prezzo dell'energia
La situazione attuale può essere letta come una sorta di confronto tra due forze.
Da una parte ci sono gli elementi che possono spingere nuovamente verso l'alto i prezzi:
- nuovi attacchi alle navi;
- mancata normalizzazione del traffico attraverso Hormuz;
- riduzione del traffico marittimo;
- rischio di interruzioni nelle forniture energetiche;
- aumento del prezzo del petrolio e del gas;
- eventuale nuova escalation militare.
Dall'altra ci sono gli elementi che possono favorire una discesa:
- ripresa concreta dei negoziati tra Stati Uniti e Iran;
- possibilità di un accordo credibile;
- prospettiva di una riapertura stabile di Hormuz;
- riduzione del premio di rischio sui mercati;
- normalizzazione progressiva delle rotte commerciali;
- maggiore disponibilità di energia sui mercati internazionali;
- riduzione della domanda o delle aspettative di domanda globale.
Il PUN si trova quindi nel mezzo di queste due dinamiche.
Ed è proprio questo il motivo per cui il prezzo dell'elettricità può cambiare direzione anche quando la situazione geopolitica appare ancora estremamente complessa.
La vera domanda non è se Hormuz sia ancora in crisi
La domanda più importante per il mercato elettrico italiano è un'altra:
quanto durerà ancora questa situazione e quale scenario finirà per prevalere?
Se la crisi dovesse prolungarsi per mesi, il rischio di nuovi aumenti dell'energia rimarrebbe concreto.
Se invece i negoziati riuscissero a produrre un accordo credibile e soprattutto una progressiva riapertura delle rotte marittime, il mercato potrebbe ridurre il premio di rischio.
Ma oggi sarebbe prematuro considerare questo secondo scenario come acquisito.
Le notizie più recenti mostrano infatti che gli attacchi alla navigazione continuano e che i colloqui tra Stati Uniti e Iran restano difficili.
Questo spiega perché non dobbiamo interpretare un eventuale calo del PUN come la fine della crisi.
Potrebbe essere, piuttosto, il mercato che prova a valutare uno scenario futuro meno negativo, mentre quello attuale rimane ancora fragile.
Cosa significa per chi ha una tariffa luce variabile?
Per le famiglie con un contratto indicizzato al PUN, questa fase merita particolare attenzione.
Un PUN in discesa può tradursi, nei mesi successivi, in una riduzione della componente energia della bolletta. Ma bisogna evitare di prendere decisioni basandosi soltanto sull'andamento di pochi giorni.
La situazione internazionale rimane infatti estremamente instabile.
Un nuovo attacco significativo nel Golfo Persico o nel Mar Rosso, un'interruzione prolungata delle rotte energetiche o il fallimento definitivo dei negoziati potrebbero rapidamente riportare pressione sui mercati.
Al contrario, un accordo credibile tra Stati Uniti e Iran e una riapertura stabile delle principali rotte commerciali potrebbero produrre l'effetto opposto.
Per questo motivo, oggi più che mai, seguire il PUN significa seguire anche la geopolitica.
La situazione resta sospesa tra guerra e diplomazia
Il quadro che emerge è quindi particolarmente interessante.
Da una parte la diplomazia continua a cercare una strada per arrivare a un accordo; dall'altra le navi continuano a navigare in un ambiente estremamente rischioso e gli attacchi nel Bab el-Mandeb dimostrano che la minaccia non è stata superata.
Hormuz, nel frattempo, rimane lontano da una piena normalizzazione del traffico.
Eppure i mercati possono iniziare a guardare oltre l'emergenza.
Un eventuale calo del PUN non significa quindi che la crisi energetica sia terminata. Significa che una parte del mercato potrebbe stare valutando come meno probabile, in quel preciso momento, uno scenario di escalation permanente.
È una differenza sottile, ma fondamentale.
Perché nel mercato dell'energia spesso il prezzo non aspetta che gli eventi si siano verificati: comincia a muoversi quando cambia l'aspettativa su ciò che potrebbe accadere.
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VAI ALL'HUB ENERGIAPUN, Hormuz e geopolitica: continueremo a seguirli insieme
La situazione rimane quindi da monitorare giorno dopo giorno.
La nostra Analisi PUN permette di seguire l'andamento del prezzo dell'elettricità e della media del mese, mettendo i dati del mercato in relazione con gli eventi che stanno condizionando il sistema energetico internazionale.
In questa fase, osservare soltanto il prezzo di oggi non basta.
Bisogna capire la direzione del mercato.
E soprattutto capire se eventuali segnali di discesa del PUN rappresentano l'inizio di una vera normalizzazione oppure soltanto una pausa prima di una nuova fase di volatilità.
È proprio per questo che seguiremo insieme l'evoluzione di Hormuz, Bab el-Mandeb, dei mercati energetici e del PUN.
📚 Fonti e riferimenti
Reuters – 11 agosto 2026
Aggiornamento sulla crisi tra Stati Uniti e Iran, sullo stallo dei negoziati e sui nuovi attacchi contro la navigazione nelle aree strategiche del Medio Oriente.
👉 Leggi l'aggiornamento Reuters dell'11 agosto 2026
Reuters – 12 agosto 2026
Aggiornamento sull'andamento del petrolio e sulla reazione dei mercati allo stallo dei colloqui tra Stati Uniti e Iran e ai nuovi attacchi contro le navi.
👉 Leggi l'aggiornamento Reuters del 12 agosto 2026
Reuters – 12 agosto 2026
Dati sul traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, sceso ai livelli più bassi dell'ultima settimana, e sulle conseguenze delle tensioni sulla navigazione.
👉 Leggi l'analisi Reuters sul traffico nello Stretto di Hormuz
GME – Gestore dei Mercati Energetici
Fonte ufficiale per il PUN Index GME e per gli esiti del Mercato del Giorno Prima (MGP).
👉 Consulta i dati ufficiali del PUN Index GME
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