🔴 AGGIORNAMENTO – 20 AGOSTO 2026
La situazione nello Stretto di Hormuz rimane tutt'altro che normalizzata. Negli ultimi giorni le speranze di una rapida stabilizzazione della crisi tra Stati Uniti e Iran si sono nuovamente indebolite e il traffico commerciale attraverso lo Stretto continua a rimanere molto al di sotto dei livelli abituali.
Secondo i dati di monitoraggio riportati da Reuters, martedì 18 agosto soltanto sei navi commerciali hanno attraversato Hormuz, contro una media di circa undici transiti giornalieri nei dieci giorni precedenti. Il dato conferma quindi che, nonostante le dichiarazioni provenienti da Washington sulla riapertura dello Stretto, gli armatori continuano a considerare il passaggio una rotta ad alto rischio.
Il contrasto tra le due posizioni rimane uno degli elementi più importanti della crisi. Gli Stati Uniti sostengono che Hormuz sia aperto e operativo, mentre Teheran continua a considerarlo chiuso fino a quando Washington non accetterà le condizioni poste dall'Iran. Questo significa che, sul piano concreto, non esiste ancora quella normalizzazione dei traffici necessaria per considerare superata l'emergenza energetica.
La conseguenza è che il mercato continua a incorporare un elevato premio di rischio geopolitico. Gli operatori devono infatti considerare non soltanto il petrolio e il gas che riescono effettivamente a transitare attraverso il Golfo, ma anche il rischio che un nuovo episodio militare possa interrompere o ridurre ulteriormente i flussi.
🚢 Qualcosa si muove, ma non è ancora una vera normalizzazione
Esistono comunque alcuni segnali che meritano attenzione. Secondo informazioni riportate da Axios, gli Stati Uniti starebbero conducendo un'operazione finalizzata a facilitare il passaggio di petroliere attraverso la parte meridionale dello Stretto. L'obiettivo sarebbe consentire il movimento di navi vuote verso il Golfo e l'uscita di quelle cariche di petrolio.
Se confermata e mantenuta nel tempo, questa iniziativa potrebbe contribuire ad aumentare gradualmente i flussi energetici. Tuttavia, i volumi complessivi rimangono ancora molto inferiori a quelli che caratterizzavano il traffico prima della crisi. Per questo motivo sarebbe prematuro interpretare i primi segnali di ripresa come la fine dell'emergenza.
⛽ Il petrolio torna a salire e il rischio si trasferisce sull'energia
Il mercato petrolifero sta già riflettendo questa nuova fase di incertezza. Il Brent ha chiuso il 19 agosto a 91,62 dollari al barile, mentre il WTI si è attestato a 85,83 dollari. Per entrambi si tratta del livello di chiusura più elevato dal 24 luglio.
Il movimento del petrolio è importante anche per comprendere ciò che sta accadendo sul mercato europeo del gas e, di conseguenza, sul prezzo dell'elettricità. Quando il rischio di interruzione delle forniture aumenta, gli operatori tendono infatti a incorporare nei prezzi una maggiore componente di rischio.
Ed è proprio questo uno dei motivi per cui il PUN continua a mantenersi su livelli particolarmente elevati. Nel mese di agosto i valori giornalieri stanno oscillando intorno ai 175-180 €/MWh, una fascia che conferma quanto la crisi geopolitica continui a pesare sulle aspettative degli operatori.
⚡ Il PUN può scendere rapidamente se Hormuz torna stabile?
La risposta è sì, ma soltanto se la stabilizzazione sarà reale e non soltanto diplomatica.
Un accordo politico tra Washington e Teheran potrebbe infatti ridurre immediatamente il premio di rischio incorporato nelle quotazioni. Tuttavia, per vedere un effetto più duraturo sul mercato sarebbe necessario che alla tregua seguissero la ripresa regolare dei traffici marittimi, il ritorno delle grandi petroliere e una riduzione dei costi assicurativi e logistici.
In questo scenario il PUN potrebbe iniziare a ridursi anche in maniera significativa rispetto ai livelli attuali. Non sarebbe però realistico prevedere un ritorno immediato ai valori precedenti alla crisi: il mercato europeo rimarrebbe comunque influenzato dal prezzo del gas, dal petrolio, dalla domanda stagionale e dalle condizioni generali delle forniture.
Al contrario, se le trattative dovessero fallire definitivamente e il traffico attraverso Hormuz rimanesse limitato ancora per settimane, il rischio è quello di una permanenza del PUN su livelli elevati, con possibili ulteriori fiammate in presenza di nuovi episodi militari.
🔎 Cosa osservare nei prossimi giorni
Per comprendere quale dei due scenari stia realmente prendendo forma sarà quindi necessario osservare soprattutto il numero delle navi che attraversano Hormuz, l'andamento del prezzo del petrolio e del gas e l'evoluzione dei rapporti tra Stati Uniti e Iran.
Il numero dei transiti sarà probabilmente il segnale più concreto. Se le navi commerciali dovessero tornare progressivamente verso i livelli precedenti alla crisi, il mercato potrebbe iniziare a ridurre il premio di rischio. Se invece i transiti resteranno ai livelli attuali, il PUN continuerà a essere esposto alla volatilità geopolitica.
La crisi di Hormuz, quindi, non è ancora alle spalle. E finché non sarà possibile distinguere una semplice tregua da una vera stabilizzazione dei traffici energetici, il mercato elettrico italiano continuerà a risentire dell'incertezza.
📖 ARTICOLO DEL 19 AGOSTO 2026
Di seguito prosegue l'analisi pubblicata il 19 agosto, con il quadro geopolitico e le conseguenze della crisi di Hormuz sul mercato dell'energia e sul PUN.
La situazione nello Stretto di Hormuz torna a preoccupare i mercati energetici.
Negli ultimi giorni le speranze di una soluzione diplomatica stabile tra Stati Uniti e Iran si sono nuovamente indebolite, mentre il traffico marittimo attraverso uno dei passaggi più importanti per il commercio mondiale di petrolio e gas rimane molto al di sotto dei livelli normali.
Per l'Italia la questione assume un'importanza particolare. Il mercato elettrico continua infatti a risentire delle tensioni internazionali e il PUN si mantiene su livelli molto elevati, con valori giornalieri che in questi giorni di agosto oscillano intorno ai 175-180 €/MWh.
Non si tratta quindi soltanto di una crisi geopolitica lontana dai nostri confini. Le conseguenze arrivano direttamente sui mercati energetici europei e possono tradursi, con tempi e modalità differenti, in un aumento dei costi dell'elettricità e del gas.
Per seguire l'andamento del mercato elettrico italiano è possibile consultare anche la nostra pagina dedicata: Analisi del PUN e andamento del mercato.
🌍 Hormuz, la situazione non è ancora normalizzata
Negli ultimi giorni il principale elemento di preoccupazione è stato il mancato raggiungimento di un nuovo accordo tra Washington e Teheran.
Il termine di 60 giorni previsto dalla precedente intesa è infatti scaduto senza che le parti siano riuscite a trasformare la tregua temporanea in una soluzione politica più stabile. L'Iran continua a subordinare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz a precise condizioni nei confronti degli Stati Uniti, mentre Washington mantiene una posizione differente sulla reale apertura del passaggio.
Il problema è che le dichiarazioni politiche non coincidono ancora con una vera normalizzazione dei traffici.
I dati relativi alla navigazione mostrano infatti che il numero delle navi commerciali che attraversano Hormuz rimane molto basso rispetto alla situazione precedente alla crisi. Il 18 agosto sono state registrate soltanto sei navi commerciali, contro una media mobile di dieci giorni di circa undici. Ancora più significativo è il fatto che non siano stati rilevati transiti di grandi petroliere VLCC né di navi per il trasporto di gas naturale liquefatto.
Questo significa che, anche se lo Stretto non può essere considerato completamente privo di traffico, la situazione non può ancora essere definita normale.
🚢 Perché il traffico di Hormuz è così importante
Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti strategici più importanti del sistema energetico mondiale. Attraverso questo passaggio transitano enormi quantità di petrolio e gas destinati ai mercati internazionali.
Per questo motivo non è necessario che Hormuz venga completamente chiuso perché i mercati reagiscano.
È sufficiente che compagnie di navigazione, assicurazioni e operatori energetici considerino il transito più rischioso per ridurre i movimenti, modificare le rotte o aumentare i costi assicurativi.
Il mercato reagisce quindi prima ancora che si verifichi una vera e propria carenza fisica di energia.
È questo uno degli aspetti più importanti da comprendere per interpretare l'attuale andamento dei prezzi: gli operatori non valutano soltanto ciò che sta accadendo oggi, ma anche ciò che potrebbe accadere nelle prossime settimane.
⛽ Petrolio e gas tornano sotto pressione
La tensione geopolitica si è riflessa anche sul mercato petrolifero. Il prezzo del Brent è tornato intorno ai 91 dollari al barile, raggiungendo i livelli più elevati delle ultime settimane.
Il movimento è legato soprattutto alla crescente incertezza sulle prospettive di un accordo stabile tra Stati Uniti e Iran e al rischio che i flussi energetici attraverso Hormuz rimangano limitati ancora a lungo.
Esistono tuttavia anche alcuni segnali positivi. L'Arabia Saudita ha ripreso alcune operazioni di carico all'interno dello Stretto e questo dimostra che una parte dei flussi energetici sta gradualmente cercando di tornare operativa.
Il problema è che questi segnali non sono ancora sufficienti per parlare di una vera normalizzazione.
⚡ Perché il PUN continua a salire
È proprio in questo punto che la crisi geopolitica si trasferisce direttamente sul mercato elettrico italiano.
Il PUN non dipende esclusivamente dal prezzo del gas, ma il gas naturale rappresenta una componente fondamentale nella formazione del prezzo marginale dell'elettricità. Quando aumentano i costi dell'approvvigionamento energetico e cresce il rischio di future difficoltà nelle forniture, il mercato tende a incorporare questa maggiore incertezza nei prezzi.
Il risultato è evidente nell'andamento del mese di agosto. Il PUN giornaliero continua a muoversi su valori molto elevati, generalmente compresi tra 175 e 180 €/MWh, senza mostrare ancora una vera inversione di tendenza.
Il dato più interessante non è soltanto il livello raggiunto, ma la sua persistenza.
Un mercato estremamente nervoso tende infatti a produrre forti oscillazioni giornaliere. In questo caso, invece, il prezzo rimane stabilmente su una fascia elevata: un segnale che gli operatori continuano a considerare concreto il rischio geopolitico legato alla situazione mediorientale.
Per comprendere meglio il significato del PUN e il suo rapporto con il costo dell'energia è possibile consultare anche la nostra guida: Cos'è il PUN: guida completa al Prezzo Unico Nazionale.
📈 Cosa potrebbe accadere se Hormuz tornasse realmente alla normalità
La domanda che molti consumatori si stanno ponendo è se un eventuale accordo tra Stati Uniti e Iran potrebbe riportare rapidamente il PUN verso valori più bassi.
La risposta richiede qualche cautela.
Una tregua politica, da sola, non sarebbe sufficiente. Perché il mercato energetico possa realmente normalizzarsi sarebbe necessario che la tregua si trasformasse in una situazione stabile, accompagnata dalla ripresa dei traffici commerciali attraverso Hormuz e da una progressiva riduzione del rischio percepito dagli operatori.
Se questi elementi dovessero verificarsi, il primo effetto potrebbe essere una riduzione del premio di rischio geopolitico incorporato nelle quotazioni.
In altre parole, il mercato potrebbe iniziare a scendere ancora prima che tutti i flussi energetici siano tornati ai livelli precedenti alla crisi.
Non sarebbe però corretto aspettarsi automaticamente un ritorno immediato ai valori precedenti alla crisi. Il mercato energetico internazionale rimarrebbe comunque esposto ad altri fattori, dalla domanda stagionale alle condizioni delle forniture di gas fino all'andamento del petrolio.
🔎 I tre indicatori da osservare
Per capire dove potrebbe dirigersi il PUN nelle prossime settimane sarà quindi fondamentale osservare contemporaneamente tre elementi.
Il primo è l'evoluzione delle trattative tra Stati Uniti e Iran. Un accordo credibile sarebbe il segnale più forte di una possibile riduzione della tensione.
Il secondo è il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. La ripresa stabile dei transiti di petroliere e navi LNG rappresenterebbe una conferma concreta della normalizzazione.
Il terzo è l'andamento dei mercati del petrolio e del gas. Una riduzione delle quotazioni, accompagnata dalla diminuzione del rischio geopolitico, potrebbe progressivamente trasferirsi anche sul mercato elettrico europeo.
Se questi tre indicatori dovessero muoversi nella stessa direzione, il PUN potrebbe iniziare una fase di discesa. Al contrario, un nuovo irrigidimento delle posizioni tra Washington e Teheran potrebbe mantenere elevata la pressione sui prezzi.
📊 Agosto resta un mese da monitorare
Per il consumatore italiano la situazione è quindi ancora caratterizzata da una forte incertezza.
Il PUN rimane su livelli elevati e la crisi di Hormuz non può ancora essere considerata risolta. Questo rende particolarmente importante monitorare l'andamento dei prezzi per chi ha una tariffa indicizzata e, soprattutto, per chi si trova vicino alla scadenza di un periodo promozionale.
Un eventuale ritorno alla stabilità potrebbe aprire la strada a una graduale riduzione dei prezzi, ma fino a quando non arriveranno segnali concreti sulla ripresa dei traffici attraverso Hormuz, il mercato rimarrà esposto a nuove oscillazioni.
La situazione continuerà quindi a essere monitorata giorno dopo giorno. L'andamento del PUN rappresenta infatti uno dei primi segnali attraverso i quali è possibile comprendere come le tensioni geopolitiche internazionali stiano arrivando direttamente fino al mercato energetico italiano.
Fonti e riferimenti
Le informazioni riportate nell'articolo sono elaborate sulla base di dati e aggiornamenti provenienti da fonti istituzionali, agenzie di stampa internazionali e operatori riconosciuti del settore energetico.
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