06 settembre

America First: l'energia come arma dello scontro economico?

Se “America First” nasce come progetto politico ed economico volto a riportare al centro gli interessi degli Stati Uniti, la domanda da porsi non è se la geopolitica stia semplicemente spingendo il mondo verso una nuova centralità americana.

La prospettiva può essere osservata anche in senso opposto: quanto degli attuali sconvolgimenti geopolitici ed economici può essere letto alla luce di una strategia che mette gli interessi americani al primo posto?

Ed è proprio l'energia uno dei settori nei quali questa domanda assume particolare importanza. Petrolio, gas naturale, GNL, rotte commerciali e sicurezza degli approvvigionamenti non sono più soltanto questioni economiche: possono diventare strumenti di pressione, influenza e competizione internazionale.

🔎 DA DOVE PARTIAMO

Questo articolo prosegue il percorso di analisi già sviluppato nei precedenti approfondimenti dedicati a Iran, Stati Uniti, Stretto di Hormuz, Bab el-Mandeb e PUN.

Abbiamo osservato come una crisi geopolitica apparentemente lontana dall'Italia possa trasferirsi rapidamente sui mercati energetici e arrivare, attraverso petrolio, gas, GNL e produzione elettrica, fino al prezzo dell'energia.

Questa volta allarghiamo la prospettiva e partiamo da una domanda diversa: e se questi avvenimenti dovessero essere letti anche attraverso la strategia “America First”?

America First non è soltanto una politica energetica

Il principio “America First” nasce dall'idea che gli Stati Uniti debbano mettere al centro della propria politica gli interessi economici, industriali, commerciali e strategici nazionali.

Nel settore energetico questa impostazione assume una particolare rilevanza. Aumentare la produzione interna, rafforzare la capacità di esportazione e ridurre le vulnerabilità strategiche significa infatti aumentare anche il peso degli Stati Uniti nel sistema energetico internazionale.

Ma se l'energia diventa una componente della sicurezza nazionale, può diventare anche una componente dello scontro economico internazionale?

❓ LA DOMANDA

Se “America First” punta a rafforzare la posizione economica e strategica degli Stati Uniti, l'energia può diventare uno degli strumenti attraverso i quali Washington esercita maggiore influenza sui mercati e sugli alleati?

Hormuz: sicurezza globale o interesse strategico?

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti più sensibili del sistema energetico mondiale. Una crisi nella navigazione attraverso questo passaggio può avere conseguenze molto più ampie rispetto all'area geografica nella quale si verifica.

La sicurezza delle rotte energetiche rappresenta quindi un interesse evidente per l'intera economia mondiale e, naturalmente, anche per gli Stati Uniti.

Ma proprio perché Washington considera la sicurezza energetica una componente della propria sicurezza strategica, diventa necessario osservare con attenzione il ruolo americano nella crisi.

❓ UNA DOMANDA ANCORA APERTA

L'impegno americano per la sicurezza di Hormuz deve essere interpretato esclusivamente come difesa della libertà di navigazione e della stabilità dei mercati oppure può essere inserito anche all'interno di una strategia più ampia di consolidamento della posizione americana nel nuovo sistema energetico mondiale?

L'Europa e il nuovo mercato del gas

La guerra in Ucraina ha modificato radicalmente il sistema energetico europeo. La progressiva riduzione della dipendenza dal gas russo ha costretto l'Europa a cercare nuove fonti di approvvigionamento.

Tra queste ha assunto un'importanza crescente il GNL, compreso quello proveniente dagli Stati Uniti.

Da una parte, questa trasformazione ha permesso all'Europa di diversificare le proprie fonti. Dall'altra, ha creato una relazione commerciale sempre più importante con i produttori americani.

❓ IL DILEMMA EUROPEO

L'Europa sta realmente costruendo una maggiore autonomia energetica oppure sta semplicemente sostituendo una dipendenza con un'altra?

E soprattutto: l'aumento del peso del GNL americano nel mercato europeo è soltanto una conseguenza delle dinamiche di mercato oppure può diventare una leva della strategia “America First”?

Quando una crisi energetica cambia gli equilibri

Una delle caratteristiche dei mercati energetici è che una crisi in una determinata area può creare contemporaneamente problemi per alcuni Paesi e nuove opportunità per altri.

Se una rotta diventa più rischiosa, se determinati produttori riducono le esportazioni o se aumenta il costo del trasporto, gli acquirenti devono cercare alternative.

In questo scenario, la disponibilità americana di petrolio e gas e la capacità di esportazione di GNL rappresentano un elemento strategico.

Una crisi energetica internazionale può quindi aumentare il valore strategico delle risorse americane, anche senza che questo implichi necessariamente che la crisi sia stata provocata o utilizzata deliberatamente per tale scopo.

❓ OPPORTUNITÀ O STRATEGIA?

Quando una crisi internazionale aumenta contemporaneamente il valore strategico delle risorse energetiche americane, siamo di fronte soltanto a una conseguenza naturale del mercato oppure questa dinamica può diventare parte di una più ampia strategia economica?

Russia, Ucraina e il nuovo equilibrio europeo

La guerra Russia-Ucraina ha rappresentato uno degli eventi più importanti nella trasformazione del sistema energetico europeo.

L'Europa ha progressivamente ridotto la propria esposizione al gas russo, mentre gli Stati Uniti hanno assunto un ruolo crescente sia sul piano politico sia su quello energetico.

Questo nuovo equilibrio non significa automaticamente che esista una strategia americana finalizzata a sostituire la Russia come principale riferimento energetico dell'Europa. Tuttavia, il risultato concreto è che il mercato europeo è oggi molto più aperto alle forniture provenienti dagli Stati Uniti.

❓ LA DOMANDA PIÙ AMPIA

Gli Stati Uniti stanno semplicemente cercando di difendere i propri interessi strategici oppure stiamo assistendo alla costruzione di un nuovo equilibrio economico nel quale l'energia diventa uno degli strumenti attraverso cui Washington può aumentare il proprio peso sull'Europa?

Dal Medio Oriente fino al PUN italiano

Tutto questo può sembrare lontano dalla vita quotidiana delle famiglie e delle imprese italiane. In realtà esiste un collegamento diretto con il mercato dell'elettricità.

Le tensioni sulle rotte energetiche possono modificare i prezzi del petrolio e del gas, aumentare i costi di trasporto, alterare le aspettative degli operatori e modificare l'equilibrio del mercato europeo.

Poiché il gas continua ad avere un ruolo importante nella generazione elettrica europea, gli shock sul mercato del gas possono riflettersi anche sui prezzi dell'elettricità.

È attraverso questa catena di trasmissione che una crisi geopolitica che nasce a migliaia di chilometri dall'Italia può arrivare fino al PUN e, successivamente, al costo dell'energia per famiglie e imprese.

⚡ IL PUN COME TERMOMETRO DEL RISCHIO

Il PUN non è semplicemente il risultato di un singolo evento geopolitico.

È il risultato dell'equilibrio del mercato elettrico italiano, sul quale possono incidere anche i prezzi del gas, la disponibilità degli impianti, la domanda, le importazioni, le condizioni meteorologiche e le aspettative degli operatori.

Proprio per questo, osservare l'andamento del PUN può aiutare a comprendere come gli shock internazionali vengano progressivamente trasferiti nel mercato energetico europeo e italiano.

America First: dove porta questa strategia?

A questo punto emerge la questione centrale.

Se l'energia è una componente fondamentale della sicurezza nazionale americana e se gli Stati Uniti stanno aumentando la propria capacità produttiva ed esportatrice, il settore energetico può diventare anche uno degli strumenti della competizione economica globale.

Non è però possibile trasformare questa osservazione in una conclusione definitiva. Per farlo sarebbe necessario dimostrare un'intenzione strategica precisa e un collegamento diretto tra le singole decisioni geopolitiche e gli interessi economici americani.

Quello che possiamo fare, invece, è continuare a osservare i segnali.

  • Come evolveranno le esportazioni americane di GNL?
  • Quanto crescerà il peso degli Stati Uniti come fornitore energetico dell'Europa?
  • Come cambieranno le rotte energetiche dopo la crisi di Hormuz?
  • Quale sarà il futuro rapporto energetico tra Europa e Russia?
  • Quanto durerà la pressione sui mercati europei del gas?
  • Quale ruolo assumerà l'energia nello scontro economico globale?
📌 CONCLUSIONE

“America First” può essere letto come un progetto nel quale interessi economici, industriali, commerciali ed energetici degli Stati Uniti vengono strettamente collegati alla sicurezza nazionale.

In questa prospettiva, l'energia assume un'importanza particolare: chi controlla una parte significativa della produzione, delle infrastrutture e dei flussi energetici possiede anche una leva economica e strategica.

Le crisi di Hormuz, le tensioni in Medio Oriente, la trasformazione del mercato europeo del gas e il nuovo rapporto tra Stati Uniti, Europa e Russia stanno modificando profondamente gli equilibri energetici internazionali.

Ma una domanda rimane aperta:

l'aumento del peso energetico degli Stati Uniti è soltanto una conseguenza degli eventi geopolitici oppure rappresenta anche uno degli strumenti attraverso i quali la strategia “America First” può trasformare l'energia in una leva dello scontro economico globale?

Oggi non abbiamo ancora tutti gli elementi per dare una risposta definitiva.

Ed è proprio per questo che la questione merita di essere seguita nel tempo, osservando non soltanto le dichiarazioni politiche, ma soprattutto le decisioni concrete, i flussi energetici, i rapporti commerciali e la reazione dei mercati.

Perché, in una fase nella quale economia, energia e geopolitica sono sempre più interconnesse, le prossime mosse potrebbero dirci molto più delle dichiarazioni.
📚 FONTI E RIFERIMENTI

White House – Politica energetica e strategia “America First”.
U.S. Energy Information Administration (EIA) – Dati e analisi sui mercati energetici internazionali.
International Energy Agency (IEA) – Analisi sulla sicurezza energetica e sui mercati globali.
Reuters – Aggiornamenti su Medio Oriente, Hormuz, Russia-Ucraina, petrolio, gas e GNL.
GME – Dati sul mercato elettrico italiano e sul PUN.
ARERA – Informazioni e regolazione del mercato energetico italiano.

Nota editoriale: le domande e gli scenari proposti in questo articolo non rappresentano conclusioni definitive. Dove non esistono elementi sufficienti per dimostrare un rapporto causale, l'analisi viene deliberatamente formulata sotto forma di interrogativo.
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Etichette: America First, Geopolitica, Energia, Stati Uniti, Trump, Hormuz, Iran, Russia, Ucraina, LNG, Gas, PUN, Mercato energetico

03 settembre

Hormuz e Ucraina, la doppia minaccia energetica: perché l'inverno 2026/27 potrebbe essere molto più caro

Il mercato energetico europeo torna sotto pressione. Da una parte lo Stretto di Hormuz, ancora al centro di una crisi che minaccia i flussi internazionali di petrolio e gas naturale liquefatto. Dall'altra la guerra tra Russia e Ucraina, che nelle ultime settimane ha conosciuto una nuova fase di intensificazione proprio mentre l'Europa si avvicina alla stagione invernale.

Le due crisi sono diverse e non devono essere confuse. Ma hanno una caratteristica comune: possono incidere contemporaneamente sulla sicurezza e sul costo dell'energia europea.

Per questo motivo l'autunno e l'inverno 2026/27 meritano un'attenzione particolare. Non significa che sia inevitabile una nuova crisi energetica come quella del 2022. Significa però che il rischio di prezzi elevati e, soprattutto, di forte volatilità è oggi superiore a quello che una semplice analisi della stagionalità potrebbe suggerire.

Il punto centrale: Hormuz e Russia-Ucraina non sono due semplici notizie geopolitiche: possono diventare contemporaneamente fattori di pressione sul mercato europeo dell'energia.

Hormuz torna a pesare sul mercato energetico

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei passaggi strategici più importanti del commercio energetico mondiale. La sua importanza non riguarda soltanto il petrolio: attraverso questa rotta transitano anche importanti quantità di GNL, il gas naturale liquefatto trasportato via mare.

Nelle ultime ore la situazione è tornata a deteriorarsi. Il confronto militare tra Stati Uniti e Iran ha registrato nuovi episodi di forte intensità e il traffico navale attraverso Hormuz è rimasto pesantemente ridotto. Il Brent è tornato a muoversi verso quota 100 dollari al barile, mentre il mercato europeo del gas ha reagito con un nuovo deciso rialzo.

Secondo l'International Energy Agency, la crisi di Hormuz ha già rappresentato nel 2026 uno shock rilevante per il mercato globale del gas: i flussi di GNL attraverso lo stretto rappresentavano quasi il 20% dell'offerta globale prima della crisi.

Il problema quindi non è soltanto quanto gas venga fisicamente perso. È anche la concorrenza internazionale per ottenere i carichi di GNL disponibili. Se una parte dell'offerta del Golfo Persico rimane fuori dal mercato, Europa e Asia possono trovarsi a competere per le stesse forniture provenienti dagli altri produttori.

Perché Hormuz è così importante: anche una riduzione temporanea dei flussi può avere effetti superiori alla quantità di gas effettivamente sottratta al mercato, perché aumenta la competizione internazionale per le forniture disponibili.

La guerra Russia-Ucraina entra in una nuova fase

Contemporaneamente, anche il fronte russo-ucraino mostra nuovi segnali di escalation. Gli ultimi giorni hanno visto una nuova intensificazione degli attacchi russi contro l'Ucraina, con particolare pressione su Kyiv e sulle infrastrutture del Paese.

La questione energetica è particolarmente delicata perché l'infrastruttura elettrica e quella energetica ucraina sono da tempo uno degli obiettivi strategici del conflitto. Gli attacchi alle infrastrutture possono quindi avere conseguenze che vanno oltre il territorio ucraino, soprattutto quando il conflitto entra nella stagione fredda.

Ma c'è anche un altro elemento da considerare: la guerra ha modificato strutturalmente il mercato europeo del gas. L'Europa non dispone più della stessa disponibilità di gas russo via gasdotto che aveva prima del 2022 e ha progressivamente sostituito una parte di quelle forniture con GNL proveniente dal mercato globale.

Il cambiamento strutturale da non dimenticare: l'Europa è diventata più diversificata rispetto al passato, ma allo stesso tempo è maggiormente esposta alle condizioni del mercato globale del GNL.

Il vero rischio è la combinazione dei due shock

Presi singolarmente, Hormuz e Russia-Ucraina rappresentano due fattori differenti. Il problema nasce quando entrambi esercitano pressione sul mercato nello stesso periodo.

Meno disponibilità di GNL + maggiore competizione internazionale + stoccaggi europei da completare + domanda invernale = mercato potenzialmente molto più sensibile agli shock.

È questa la ragione per cui non sarebbe corretto guardare soltanto al prezzo attuale del gas. Occorre osservare anche la capacità dell'Europa di arrivare all'inverno con sufficienti riserve e con una disponibilità adeguata di forniture alternative.

ACER (Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione fra i regolatori dell'energia, che coordina e monitora il funzionamento dei mercati energetici europei) ha evidenziato proprio questa vulnerabilità: la maggiore dipendenza europea dal GNL ha aumentato la diversificazione delle forniture rispetto al passato, ma ha anche aumentato l'esposizione del mercato europeo alla volatilità dei mercati globali del gas.

Il vero elemento di rischio è la sovrapposizione: due crisi differenti possono esercitare contemporaneamente pressione su un mercato europeo che oggi dipende molto più dal mercato globale del GNL rispetto al passato.

E l'Italia? Il rischio può arrivare fino al PUN

Per l'Italia il collegamento è particolarmente importante. Il prezzo dell'energia elettrica all'ingrosso è influenzato dalle condizioni del mercato europeo e, soprattutto nelle ore in cui gli impianti termoelettrici diventano determinanti per soddisfare la domanda, il costo del gas può avere un ruolo importante nella formazione del prezzo elettrico.

Questo non significa che un aumento del gas produca automaticamente un identico aumento del PUN. Il prezzo elettrico dipende anche da domanda, produzione rinnovabile, idroelettrico, disponibilità degli impianti, scambi con l'estero e condizioni meteorologiche.

Tuttavia, quando il gas aumenta in modo significativo e persistente, la pressione sul costo della generazione termoelettrica può trasferirsi anche al mercato elettrico. È quindi ragionevole considerare il mercato del gas come uno dei principali indicatori da monitorare nei prossimi mesi.

Un inverno di fuoco? Non è ancora una previsione

Parlare oggi di un “inverno di fuoco” può essere efficace per descrivere il rischio, ma sarebbe scorretto trasformarlo in una certezza.

Esistono infatti diversi fattori che potrebbero attenuare la pressione: una maggiore produzione di GNL da altri Paesi, una riduzione della domanda, una forte produzione rinnovabile, condizioni meteorologiche favorevoli oppure una stabilizzazione della situazione geopolitica.

Il problema è che esistono anche scenari opposti. Una nuova interruzione significativa dei flussi attraverso Hormuz, un inverno rigido, ulteriori problemi alle infrastrutture energetiche ucraine o una competizione più intensa tra Europa e Asia per il GNL potrebbero amplificare rapidamente la pressione sui prezzi.

La conclusione: non siamo davanti alla certezza di una nuova crisi energetica. Siamo però davanti a un aumento concreto del rischio di prezzi elevati e di forte volatilità. Per questo l'autunno e l'inverno 2026/27 dovranno essere osservati con particolare attenzione, soprattutto sul fronte del gas europeo e dei possibili riflessi sul mercato elettrico italiano.

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Fonti e riferimenti

  • International Energy Agency (IEA) – Analisi del mercato globale del gas e degli effetti della crisi di Hormuz sulle forniture internazionali.
  • ACER – Monitoraggio del mercato europeo del gas e della sicurezza degli approvvigionamenti.
  • ARERA – Analisi del mercato dell'energia elettrica e del rapporto tra costo del gas e formazione dei prezzi elettrici.
  • Reuters – Aggiornamenti sugli sviluppi della crisi di Hormuz e sull'intensificazione del conflitto Russia-Ucraina.

Nota: questo articolo analizza scenari e fattori di rischio. Non costituisce una previsione certa dell'andamento futuro dei prezzi dell'energia. Gli sviluppi geopolitici possono modificare rapidamente le condizioni dei mercati.

30 agosto

PUN agosto 2026: +50,67%. Settembre parte in salita e con alta volatilità


Agosto 2026 chiude con un PUN medio di 179,9989 €/MWh, registrando una crescita del 50,67% rispetto al mese precedente. Un aumento particolarmente significativo che modifica il quadro del mercato elettrico italiano proprio alla vigilia dell'autunno.

Ma il dato più interessante non riguarda soltanto il prezzo medio. L'analisi dell'andamento giornaliero evidenzia infatti anche un livello elevato di volatilità.

La combinazione dei due elementi — forte crescita del PUN e alta volatilità — porta il nostro analizzatore a classificare lo scenario di ingresso di settembre come rialzista e ad alta volatilità.

I numeri di agosto 2026

  • PUN medio: 179,9989 €/MWh
  • PUN massimo: 207,844 €/MWh
  • PUN minimo: 128,419 €/MWh
  • Deviazione standard: 18,03 €/MWh
  • Variazione rispetto a luglio: +50,67%
  • Trend: SALE
  • Volatilità: ALTA

Agosto porta il PUN vicino a 180 €/MWh

Il dato di agosto rappresenta un'importante discontinuità rispetto al mese precedente.

A luglio il PUN medio era stato pari a 119,4660 €/MWh. Ad agosto il valore è salito a 179,9989 €/MWh.

La variazione mensile è quindi pari a +50,67%. Si tratta di un incremento che non può essere considerato marginale e che porta il prezzo medio dell'energia elettrica su livelli decisamente più elevati.

Anche l'ampiezza dei valori giornalieri conferma la particolare intensità del movimento. Il PUN ha raggiunto un massimo di 207,844 €/MWh e un minimo di 128,419 €/MWh, con un'escursione di circa 79,43 €/MWh.

Andamento giornaliero del PUN - Agosto 2026

Andamento giornaliero del PUN nel mese di agosto 2026

Fonte: elaborazione dati PUN.

Agosto 2026 a confronto con agosto 2025

Per comprendere meglio la dimensione del movimento registrato nel 2026, è utile confrontare l'andamento del PUN di agosto con quello dello stesso mese dell'anno precedente.

Il confronto non deve essere limitato alla sola media mensile. L'osservazione dell'andamento giornaliero permette infatti di evidenziare le differenze nella dinamica dei prezzi e nella distribuzione delle oscillazioni nel corso del mese.

PUN agosto 2025 vs agosto 2026

Confronto dell'andamento del PUN tra agosto 2025 e agosto 2026

Fonte: elaborazione dati PUN.

Non cresce soltanto il PUN: la volatilità resta alta

Il secondo elemento fondamentale dell'analisi è rappresentato dalla deviazione standard, utilizzata per misurare quanto i valori giornalieri del PUN si discostino dalla loro media.

Per agosto 2026 la deviazione standard è pari a 18,03 €/MWh. Il nostro analizzatore classifica questo valore come volatilità alta.

Questo significa che il valore medio di 179,9989 €/MWh non descrive un mercato perfettamente stabile attorno a quel livello. Al contrario, nel corso del mese si sono registrate oscillazioni significative.

VOLATILITÀ AGOSTO 2026: ALTA

Deviazione standard: 18,03 €/MWh

Il segnale dell'analizzatore per settembre

Quando mettiamo insieme i due principali segnali ottenuti dall'analisi di agosto, il quadro diventa particolarmente chiaro: il trend è in salita e la volatilità è alta.

Per questo motivo il nostro analizzatore classifica lo scenario con cui il mese di settembre si presenta come:

SCENARIO SETTEMBRE 2026
RIALZISTA
ALTA VOLATILITÀ

È importante sottolineare che questa classificazione non rappresenta ancora una previsione numerica del PUN di settembre.

L'analizzatore non stabilisce quindi che settembre chiuderà necessariamente a un determinato valore e non implica automaticamente che il PUN sarà superiore alla media di agosto.

Indica invece il contesto di mercato nel quale il mese successivo si trova a iniziare: una situazione caratterizzata da una spinta rialzista e contemporaneamente da un'elevata variabilità dei prezzi.

Cosa significa per chi deve scegliere una tariffa?

In presenza di un mercato caratterizzato da trend rialzista e alta volatilità, una tariffa a prezzo variabile espone il consumatore alle oscillazioni del mercato all'ingrosso.

Se il PUN dovesse continuare a salire, anche la componente energia di una tariffa indicizzata potrebbe aumentare.

Per questo motivo, in una fase come quella attuale, valutare una tariffa a prezzo fisso può rappresentare una scelta prudenziale per chi vuole ridurre il rischio di essere esposto a eventuali ulteriori rialzi del PUN.

Naturalmente, questo non significa che una tariffa fissa sia sempre e comunque più conveniente di una variabile. La scelta deve essere valutata sulla base del prezzo proposto, dei costi fissi, della durata dell'offerta e delle condizioni contrattuali.

Stai valutando una nuova tariffa luce?

In questo scenario può essere utile verificare se un'offerta a prezzo fisso può aiutarti a proteggerti dalle oscillazioni del PUN.

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Attenzione alle promesse di ribasso del PUN

C'è un ultimo aspetto sul quale riteniamo importante richiamare l'attenzione dei consumatori.

In periodi caratterizzati da forti movimenti del mercato possono aumentare anche le telefonate commerciali nelle quali viene proposta una tariffa a prezzo variabile accompagnata dalla promessa che "il prezzo della luce scenderà nei prossimi mesi".

Una previsione di questo tipo, però, non dovrebbe mai essere presentata come una certezza.

ATTENZIONE

Nessun venditore può garantire oggi quale sarà il PUN dei prossimi mesi.

Prima di accettare una proposta commerciale basata sulla previsione di un imminente calo dei prezzi, è opportuno chiedere quali dati oggettivi sostengano quella previsione.

Nel nostro caso, i dati disponibili alla fine di agosto non descrivono un quadro di ribasso già consolidato.

Al contrario, l'analizzatore segnala per settembre: trend rialzista e alta volatilità.

Questo non significa che il PUN debba necessariamente aumentare ancora. Significa però che non esistono elementi sufficienti per considerare un imminente ribasso come una certezza.

Una promessa commerciale non è una previsione di mercato.

Settembre sarà il prossimo banco di prova

L'analisi di agosto ci consegna quindi un segnale molto preciso: settembre entra in uno scenario rialzista e caratterizzato da alta volatilità.

Questo rappresenta il primo livello della nostra analisi. Il passaggio successivo sarà applicare il primo predittore, che utilizzerà i dati disponibili per arrivare a una previsione numerica del PUN di settembre.

Sarà un passaggio particolarmente importante perché settembre rappresenterà anche una verifica concreta della capacità del metodo di trasformare l'analisi dello scenario in una previsione.

IL SEGNALE DI AGOSTO
TREND RIALZISTA
+
ALTA VOLATILITÀ
Ora vedremo quale valore numerico produrrà il primo predittore.

In sintesi

Indicatore Agosto 2026
PUN medio 179,9989 €/MWh
PUN massimo 207,844 €/MWh
PUN minimo 128,419 €/MWh
Deviazione standard 18,03 €/MWh
Variazione rispetto a luglio +50,67%
Trend SALE
Volatilità ALTA
Scenario settembre RIALZISTA + ALTA VOLATILITÀ

Agosto, quindi, non ci consegna soltanto un PUN medio molto più elevato rispetto a luglio. Ci consegna soprattutto un segnale di mercato.

Il segnale è chiaro: trend in salita e volatilità alta. Per settembre questo significa affrontare il mercato con particolare prudenza, senza dare per scontato né un ulteriore rialzo né, tantomeno, un rapido ritorno dei prezzi verso livelli più bassi.

Il prossimo passo sarà determinante: il primo predittore dovrà trasformare questo scenario in un valore numerico.

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Fonti e riferimenti

Dati PUN: Gestore dei Mercati Energetici (GME).
Elaborazioni statistiche: dati storici PUN ed elaborazioni del modello di analisi.