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20 settembre

America First, Hormuz, Cina e Israele: il nuovo equilibrio della crisi energetica

aggiornamento da giorno 9 al 14 settmebre  

PUN in forte rialzo dopo la contrazione domenicale: quanto pesa la situazione in Medio Oriente?

Il comportamento del PUN tra domenica 13 e lunedì 14 settembre merita particolare attenzione.

Il prezzo passa infatti da 166,51 €/MWh del 13 settembre a 225,85 €/MWh del 14 settembre, con un incremento di circa 35,6% in un solo giorno.

Una parte di questo movimento può essere spiegata dalla normale differenza tra una giornata festiva e la successiva ripresa dell'attività lavorativa. La domanda elettrica cambia, così come cambiano il mix produttivo e le condizioni di equilibrio del mercato.

Ma il dato merita un'osservazione ulteriore.

Nelle stesse ore, infatti, il quadro energetico internazionale non mostrava segnali di distensione. Le tensioni in Medio Oriente, i rischi legati alla navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz e le difficoltà sul fronte diplomatico continuavano a rappresentare un elemento di forte incertezza per i mercati dell'energia.

Non sarebbe corretto attribuire l'intero incremento del PUN alla situazione geopolitica. Il prezzo dell'elettricità è il risultato dell'interazione di numerosi fattori: domanda, produzione rinnovabile, disponibilità degli impianti, importazioni ed esportazioni, prezzo del gas e delle altre fonti energetiche.

Tuttavia, c'è un elemento che non può essere ignorato.

Quando un mercato ha appena registrato una forte contrazione e, nel giro di una sola giornata di contrattazione, recupera oltre il 35%, è ragionevole chiedersi se, oltre alla normale dinamica della domanda, non siano intervenuti anche fattori esterni capaci di aumentare rapidamente la percezione del rischio.

In questo senso la situazione mediorientale può essere considerata non necessariamente come la causa unica del rialzo, ma come un fattore potenzialmente amplificatore della pressione sui prezzi energetici.

Il dato del 14 settembre rappresenta quindi un episodio particolarmente interessante da osservare anche in prospettiva.

La domanda non è soltanto perché il PUN sia aumentato, ma soprattutto quanto velocemente un fattore esterno possa modificare l'equilibrio del mercato elettrico italiano e quanto questo movimento riesca a discostarsi dalla tendenza precedente.

È proprio questo genere di episodio che permette di comprendere meglio il comportamento del PUN durante le fasi di forte volatilità e che, nel tempo, può fornire indicazioni utili per valutare la capacità dei sistemi previsionali di distinguere una normale oscillazione da un cambiamento più significativo delle condizioni di mercato.

🔴 AGGIORNAMENTO – LA SETTIMANA DELLO SHOCK ENERGETICO

La settimana appena trascorsa ha segnato una nuova fase della crisi energetica legata alle tensioni in Medio Oriente. La situazione nello Stretto di Hormuz è rimasta estremamente critica, mentre il fronte si è ulteriormente allargato con il coinvolgimento dell'area del Mar Rosso e nuove tensioni tra gli Houthi e l'Arabia Saudita.

Nonostante il quadro geopolitico sia rimasto particolarmente instabile, il mercato dell'energia ha mostrato un comportamento che merita attenzione. Il prezzo del petrolio ha continuato a muoversi su livelli elevati, ma senza una nuova accelerazione proporzionale all'aggravarsi della situazione. Anche il PUN italiano, dopo i forti aumenti delle settimane precedenti, sembra avere trovato una fascia di relativa stabilizzazione intorno ai 220 €/MWh, con oscillazioni giornaliere al di sopra o al di sotto di questo livello.

Il dato è particolarmente interessante perché mostra come il mercato elettrico non reagisca necessariamente in modo lineare a ogni nuova escalation geopolitica. Una parte dello shock può essere già stata incorporata nei prezzi, mentre gli operatori continuano a valutare contemporaneamente i rischi sulle forniture, le possibili vie alternative per il trasporto delle materie prime energetiche e l'evoluzione delle trattative diplomatiche.

Nei prossimi giorni sarà quindi importante osservare se il livello raggiunto dal PUN rappresenti una nuova fascia di equilibrio oppure soltanto una fase temporanea all'interno di uno scenario ancora caratterizzato da elevata incertezza.


Aggiornamento al 20 settembre 2026

Dalle tensioni in Medio Oriente alla pressione sui mercati energetici: il ruolo di Hormuz, Mar Rosso, petrolio e PUN.

La forte variazione del PUN osservata a metà settembre ci aveva già portato a una domanda: quanto può incidere la situazione geopolitica sul prezzo dell'energia elettrica?

La risposta, però, non può essere ricercata in un singolo evento.

Il movimento del PUN dipende dall'incontro tra domanda e offerta sul mercato elettrico, dalle condizioni meteorologiche, dalla produzione rinnovabile, dal costo del gas, dal petrolio e dalle aspettative degli operatori. Ma quando una crisi geopolitica coinvolge contemporaneamente petrolio, gas, rotte marittime e infrastrutture energetiche, il suo effetto può diventare molto più ampio.

Ed è proprio quello che stiamo osservando in questi giorni.

🔴 AGGIORNAMENTO – HORMUZ, MAR ROSSO E NUOVE TENSIONI NEL GOLFO

📈 Il PUN dopo il forte rialzo del 14 settembre

Il punto di partenza della nostra analisi resta il movimento registrato tra il 13 e il 14 settembre.

Il PUN è passato da 166,51 €/MWh il 13 settembre a 225,85 €/MWh il 14 settembre, con un incremento giornaliero del 35,64%.

Una variazione così marcata non può essere automaticamente attribuita alla situazione internazionale. Il 13 settembre era domenica e il 14 settembre lunedì: anche il normale cambiamento della domanda elettrica tra i due giorni contribuisce alla differenza.

Il dato interessante è però ciò che è accaduto successivamente.

Il PUN è rimasto su livelli elevati per diversi giorni, arrivando a 220,83 €/MWh il 18 settembre e scendendo poi a 203,03 €/MWh il 19 settembre. Quindi il picco del 14 settembre non si è trasformato immediatamente in un ritorno ai livelli precedenti.

Questo è il motivo per cui, nella nostra analisi, la geopolitica deve essere considerata soprattutto come un possibile fattore di pressione e amplificazione, non come una spiegazione automatica di ogni movimento del PUN.

🇺🇸 America First: l'energia come arma dello scontro economico?

È questo il punto dell'analisi che avevamo sviluppato nei giorni scorsi e che oggi assume ancora maggiore importanza.

La strategia “America First” non riguarda soltanto commercio, industria e rapporti economici. Nel contesto della crisi con l'Iran, la pressione economica e quella energetica si sono sovrapposte.

Le sanzioni, il blocco dei porti iraniani e la limitazione delle esportazioni di petrolio hanno avuto un effetto diretto sull'economia iraniana. Ma contemporaneamente hanno prodotto una conseguenza molto più ampia: hanno modificato i normali flussi energetici internazionali.

Ed è qui che la questione diventa interessante per chi osserva il PUN.

Se una grande potenza utilizza la propria forza economica e strategica per ridurre la capacità di un importante produttore di esportare energia, il mercato deve necessariamente ricalcolare disponibilità, percorsi alternativi, costi di trasporto e rischio.

La domanda quindi non è semplicemente:

“Gli Stati Uniti stanno utilizzando l'energia come arma?”

La domanda più utile per chi analizza i mercati è:

“Quanto può diventare costosa, per il mercato mondiale, una strategia che altera contemporaneamente produzione, esportazioni e rotte energetiche?”

Ed è proprio questa seconda domanda che interessa maggiormente la nostra analisi del PUN.

🇮🇱 Il ruolo di Israele: perché non possiamo ignorarlo

La crisi energetica attuale non può essere separata dal conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran.

Le operazioni militari avviate dagli Stati Uniti e da Israele contro l'Iran hanno aperto una fase di forte instabilità regionale che, nei mesi successivi, si è estesa ben oltre il territorio iraniano.

La conseguenza più importante per il mercato energetico non è soltanto militare. È soprattutto geografica.

Il conflitto ha coinvolto progressivamente aree e infrastrutture situate lungo le principali direttrici di esportazione dell'energia dal Golfo verso i mercati internazionali.

Questo significa che una nuova escalation non avrebbe necessariamente bisogno di colpire direttamente un grande giacimento petrolifero per produrre effetti sui prezzi: potrebbe essere sufficiente aumentare il rischio percepito sulle rotte, sulle infrastrutture o sulla sicurezza della navigazione.

È proprio il premio per il rischio che può trasferirsi rapidamente sui mercati petroliferi e, indirettamente, sul gas e sull'energia elettrica.

🇨🇳 Cina: il Paese che ha molto da perdere

Ed è qui che entra in gioco un altro protagonista fondamentale: la Cina.

La posizione di Pechino è particolarmente interessante perché la Cina mantiene contemporaneamente importanti rapporti economici con l'Iran, con i Paesi del Golfo e con gli Stati Uniti.

La Cina è inoltre uno dei principali acquirenti del petrolio iraniano. Secondo Reuters, nel 2025 gli acquisti cinesi rappresentavano oltre l'80% delle esportazioni iraniane di petrolio via mare, con una media di circa 1,4 milioni di barili al giorno.

Per questo motivo Pechino ha un interesse molto concreto alla riapertura delle normali rotte energetiche.

Non è quindi casuale che nei giorni scorsi la Cina abbia chiesto all'Iran di contribuire a contenere l'attività degli Houthi nel Mar Rosso, dopo una richiesta di aiuto arrivata dall'Arabia Saudita.

La posizione cinese è particolarmente significativa perché dimostra una cosa: quando la crisi energetica raggiunge contemporaneamente Hormuz e Bab el-Mandeb, non esistono più soltanto interessi militari o politici, ma anche enormi interessi economici.

La Cina, infatti, dipende dalle importazioni energetiche provenienti dal Medio Oriente e ha tutto l'interesse a evitare che la crisi si trasformi in una chiusura prolungata delle principali vie marittime.

🚢 Hormuz: non è una chiusura assoluta, ma il traffico è fortemente ridotto

Questo è un punto sul quale vale la pena essere molto precisi.

Dire semplicemente che “lo Stretto di Hormuz è chiuso” rischia di semplificare eccessivamente la situazione.

Il traffico non è completamente azzerato, ma è molto inferiore rispetto alla normalità.

Il 17 settembre, secondo i dati di monitoraggio riportati da Reuters, attraverso Hormuz sono transitati appena 3 mercantili commerciali, contro una media di circa 17 navi nei dieci giorni precedenti.

Questo significa che il problema non è soltanto la possibilità fisica di attraversare lo Stretto, ma anche il rischio associato alla navigazione.

Quando una compagnia di navigazione deve decidere se far transitare una nave in una zona di guerra, il costo non è più rappresentato soltanto dal prezzo del carburante o dal tempo di percorrenza.

Entrano in gioco assicurazioni, noli, sicurezza, tempi di consegna e possibilità di utilizzare rotte alternative.

🔴 E il problema si è spostato anche verso il Mar Rosso

La situazione diventa ancora più delicata perché contemporaneamente è aumentata la pressione sulla rotta del Bab el-Mandeb, tra Mar Rosso e Golfo di Aden.

L'avanzata degli Houthi lungo la costa yemenita e la crescente pressione sull'Arabia Saudita hanno trasformato il Mar Rosso in un secondo punto di attenzione per il mercato energetico.

Il problema è diventato ancora più concreto dopo i danni subiti dall'oleodotto saudita East-West, una delle infrastrutture utilizzate per trasportare il petrolio verso il Mar Rosso evitando il passaggio attraverso Hormuz.

In altre parole, proprio mentre Hormuz è fortemente limitato, anche una delle principali alternative logistiche della regione è sottoposta a pressione.

È questa contemporaneità degli eventi a rendere la situazione particolarmente interessante dal punto di vista energetico.

🛢️ Il petrolio sopra i 100 dollari e la ricerca di rotte alternative

Il mercato petrolifero ha reagito a questo quadro mantenendosi su livelli elevati.

Il Brent è rimasto sopra i 100 dollari al barile, anche se negli ultimi giorni sono emersi segnali di parziale allentamento della pressione.

L'Arabia Saudita sta infatti cercando di aumentare le esportazioni attraverso soluzioni alternative, compresi trasferimenti nave-nave nei pressi dell'Oman. Reuters ha riportato che Saudi Aramco punta a movimentare circa 60 milioni di barili tra settembre e ottobre attraverso queste modalità.

Questo è un elemento importante perché dimostra che il mercato non reagisce soltanto agli eventi negativi: reagisce anche alla capacità dei produttori di trovare rapidamente alternative logistiche.

Ed è proprio questo uno dei motivi per cui il prezzo del petrolio può salire rapidamente, ma anche ridimensionarsi quando emerge una nuova disponibilità di greggio.

⚡ E il PUN cosa c'entra?

Il collegamento con il PUN non è diretto e soprattutto non è istantaneo.

Il PUN italiano nasce dal mercato elettrico e risente di numerosi fattori. Tuttavia, in un sistema energetico nel quale il gas continua ad avere un ruolo importante nella produzione elettrica, un aumento del costo delle materie prime energetiche può trasferirsi progressivamente anche sul prezzo dell'elettricità.

La sequenza da osservare è quindi:

tensione geopolitica → rischio sulle rotte → petrolio e gas → costi di approvvigionamento → aspettative degli operatori → mercato elettrico → PUN.

Non significa che ogni aumento del PUN sia causato dalla geopolitica.

Significa invece che, quando contemporaneamente si verificano tensioni su Hormuz, Mar Rosso, infrastrutture petrolifere e approvvigionamenti, il fattore geopolitico può diventare un amplificatore della volatilità energetica.

🔎 La vera domanda adesso: quanto durerà l'effetto?

È probabilmente questo il punto più difficile da prevedere.

Il mercato può assorbire uno shock temporaneo se le rotte alternative funzionano, le scorte sono sufficienti e la situazione tende rapidamente alla normalizzazione.

Se invece le limitazioni alla navigazione dovessero protrarsi, oppure se la crisi dovesse estendersi ulteriormente, l'effetto potrebbe diventare più persistente.

Ed è proprio per questo che, nel nostro sistema di analisi del PUN, non consideriamo la geopolitica come una variabile capace da sola di determinare il prezzo.

La consideriamo piuttosto come una variabile esterna che può modificare rapidamente una tendenza già in corso.

💡 COSA FARE SE HAI UNA FORNITURA LUCE O GAS?

In una fase di forte volatilità come quella attuale, la cosa più utile non è cercare di indovinare quale sarà il prezzo dell'energia tra qualche settimana.

È molto più concreto controllare oggi le condizioni della propria fornitura.

Qual è il prezzo applicato? La tariffa è fissa o indicizzata? Qual è il meccanismo di aggiornamento? Quando scade l'attuale condizione economica? Esistono margini per ridurre il costo complessivo della fornitura?

Non significa necessariamente dover cambiare contratto.

Significa semplicemente sapere quanto si sta pagando e verificare se esiste una soluzione più conveniente, soprattutto prima che eventuali nuovi shock energetici possano modificare nuovamente il mercato.

Se vuoi, posso aiutarti a fare una verifica della tua situazione in modo gratuito e senza obbligo di cambiare fornitore.

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📌 In conclusione

La situazione che stiamo osservando nel settembre 2026 è molto più complessa di un semplice aumento del prezzo del petrolio.

America First, il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, il ruolo della Cina, la posizione dell'Arabia Saudita, Hormuz e Bab el-Mandeb stanno interagendo all'interno dello stesso sistema energetico.

Non sappiamo quale sarà l'evoluzione della crisi e non sarebbe corretto trasformare ogni tensione in una previsione certa di nuovi rincari.

Ma una cosa è già evidente: quando due delle principali direttrici marittime dell'energia mondiale vengono sottoposte contemporaneamente a pressione, il mercato diventa inevitabilmente più vulnerabile agli shock.

Ed è proprio questo il motivo per cui continueremo a seguire non soltanto il valore del PUN, ma anche ciò che accade prima che quel prezzo arrivi sul mercato elettrico.

🔗 AGGIORNAMENTO — Iran-USA

Le recenti dichiarazioni di Donald Trump su un possibile accordo con l’Iran dopo le elezioni di novembre si confrontano con posizioni ancora differenti provenienti da Teheran.

👉 Leggi l'aggiornamento: Iran-USA, aperture diplomatiche ma comunicazioni ancora divergenti
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📖 L'ANALISI CONTINUA

Nei prossimi aggiornamenti continueremo a seguire l'evoluzione di Hormuz, Bab el-Mandeb, petrolio, gas e PUN, verificando se le tensioni geopolitiche si tradurranno in un effetto temporaneo oppure in una nuova fase di maggiore volatilità dei prezzi energetici.

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📚 FONTI E DATI

Analisi basata su aggiornamenti di mercato e informazioni pubblicate da Reuters tra il 16 e il 20 settembre 2026, con particolare riferimento a Hormuz, Mar Rosso, Cina, Iran, Arabia Saudita e flussi petroliferi.

I valori del PUN riportati nell'articolo sono riferiti ai dati giornalieri disponibili per settembre 2026.

Nota: gli eventi geopolitici descritti possono influenzare i mercati energetici, ma non costituiscono da soli una spiegazione deterministica dell'andamento del PUN.

26 agosto

PUN settembre 2026: previsione, andamento di agosto e stima del prezzo dell'energia


Il PUN di settembre 2026 potrebbe rappresentare un nuovo passaggio importante per il mercato elettrico italiano. Dopo i valori relativamente contenuti registrati nei mesi primaverili, il prezzo dell'energia elettrica all'ingrosso ha infatti mostrato una progressiva crescita durante l'estate, arrivando ad agosto su livelli sensibilmente più elevati rispetto alla prima parte dell'anno.

Per formulare una previsione sul possibile andamento di settembre è quindi utile partire dai dati effettivamente registrati nel 2026 e, soprattutto, osservare con attenzione ciò che è accaduto nel mese di agosto.

Il PUN nel 2026: dalla primavera alla crescita dell'estate

L'andamento mensile del PUN nel 2026 mostra una prima parte dell'anno caratterizzata da valori relativamente contenuti. Dopo i 132,66 €/MWh di gennaio, il prezzo medio è sceso a 114,41 €/MWh a febbraio, per poi risalire a marzo a 143,40 €/MWh.

La primavera ha riportato il mercato su livelli più bassi: il PUN medio è stato pari a 119,47 €/MWh ad aprile e 119,35 €/MWh a maggio. Da giugno, però, la tendenza ha iniziato a cambiare. Il valore medio è salito a 132,50 €/MWh a giugno, quindi a 157,04 €/MWh a luglio, fino ad arrivare ai 177,12 €/MWh registrati nei primi 26 giorni di agosto.

Il passaggio da maggio ad agosto è particolarmente significativo: in appena tre mesi il valore medio è aumentato di quasi 58 €/MWh. Non si tratta quindi soltanto di una normale oscillazione giornaliera, ma di una tendenza che merita di essere osservata con attenzione anche in vista dell'autunno.

Agosto 2026: un mese caratterizzato da forte volatilità

Se l'andamento mensile evidenzia una crescita progressiva del prezzo dell'energia, i dati giornalieri di agosto mostrano un quadro decisamente più articolato.

Nei primi giorni del mese il PUN si è mantenuto su livelli elevati, passando dai 167,85 €/MWh del 1° agosto ai 207,84 €/MWh del 5 agosto, che rappresenta il valore massimo registrato nei primi 26 giorni del mese.

Successivamente il prezzo ha iniziato a ridimensionarsi, arrivando a 152,07 €/MWh il 9 agosto. Dopo una nuova fase di oscillazione, il mercato ha raggiunto un altro minimo significativo a metà mese, con 151,73 €/MWh il 15 agosto.

La seconda metà di agosto è stata ancora più indicativa. Dopo valori compresi generalmente tra 159 e 181 €/MWh, il PUN è sceso bruscamente fino a 128,42 €/MWh il 23 agosto, il livello più basso dell'intero periodo osservato.

La correzione, tuttavia, è stata molto breve. Già il giorno successivo il PUN è risalito a 192,76 €/MWh, seguito dai 190,54 €/MWh del 25 agosto e dai 198,08 €/MWh del 26 agosto.

Consulta l'analisi PUN aggiornata

Per seguire l'andamento del PUN, consultare i grafici aggiornati e conoscere gli scenari più recenti del mercato elettrico, puoi visitare la nostra pagina di analisi dedicata.

VAI ALL'ANALISI PUN AGGIORNATA

La media di agosto e il confronto con i mesi precedenti

Considerando i dati disponibili fino al 26 agosto, il PUN medio del mese si attesta a 177,12 €/MWh. Il dato è nettamente superiore ai valori registrati nella prima parte dell'anno e conferma il progressivo aumento iniziato con l'estate.

Il confronto è particolarmente evidente osservando la sequenza degli ultimi quattro mesi:

  • maggio: 119,35 €/MWh;
  • giugno: 132,50 €/MWh;
  • luglio: 157,04 €/MWh;
  • agosto: 177,12 €/MWh.

La crescita non è stata accompagnata da un andamento regolare. Al contrario, agosto ha mostrato una distanza molto ampia tra il valore massimo di 207,84 €/MWh e quello minimo di 128,42 €/MWh. Una differenza di quasi 80 €/MWh in meno di un mese evidenzia quanto il mercato possa essere sensibile alle variazioni delle condizioni che determinano il prezzo dell'elettricità.

Cosa possiamo aspettarci dal PUN di settembre 2026?

È proprio dall'insieme di questi elementi che possiamo formulare una prima previsione per settembre.

Da una parte, il trend degli ultimi mesi è chiaramente orientato verso l'alto: il PUN è passato dai circa 119 €/MWh di aprile e maggio ai 132,50 €/MWh di giugno, ai 157,04 €/MWh di luglio e infine ai 177,12 €/MWh di agosto.

Dall'altra parte, i dati giornalieri di agosto invitano alla prudenza. Il mercato non sta semplicemente aumentando in modo lineare, ma presenta oscillazioni molto ampie, con giornate oltre i 200 €/MWh alternate a valori inferiori a 150 €/MWh.

Per questo motivo non sarebbe corretto estrapolare automaticamente la crescita registrata negli ultimi mesi e ipotizzare un ulteriore aumento della stessa entità anche a settembre. Una previsione più prudente deve tenere conto sia della tendenza rialzista sia della forte volatilità osservata durante agosto.

La nostra stima per settembre

Sulla base dei dati disponibili al 26 agosto 2026, una fascia ragionevole per il PUN medio di settembre può essere individuata indicativamente tra 180 e 190 €/MWh.

Come valore centrale della previsione possiamo utilizzare circa 185 €/MWh. Si tratta naturalmente di una stima e non di un valore certo: il risultato effettivo dipenderà dall'evoluzione del mercato nelle prossime settimane e dalle condizioni che influenzeranno domanda, offerta e prezzi dell'energia.

Perché settembre potrebbe mantenersi su livelli elevati

Il principale elemento da tenere in considerazione è il livello raggiunto dal mercato alla fine di agosto. Dopo il minimo di 128,42 €/MWh del 23 agosto, il PUN è tornato rapidamente vicino ai 200 €/MWh, arrivando a 198,08 €/MWh il 26 agosto.

Questo comportamento suggerisce che il valore medio di agosto non sia necessariamente rappresentativo di un mercato stabilizzato su 177 €/MWh. Al contrario, il dato mensile è il risultato di oscillazioni molto importanti e potrebbe essere modificato sensibilmente dall'andamento delle ultime giornate del mese.

Anche per settembre, quindi, sarà importante non concentrarsi esclusivamente sulla media mensile. Una serie di giornate caratterizzate da prezzi molto elevati potrebbe spingere il valore medio verso l'alto, mentre una fase prolungata di prezzi più bassi potrebbe riportarlo verso la fascia inferiore della previsione.

La previsione non è una certezza

È importante sottolineare che una previsione del PUN non può essere considerata una garanzia sul prezzo che verrà effettivamente registrato. Il mercato elettrico è influenzato da numerosi fattori e può cambiare rapidamente anche nell'arco di pochi giorni.

La stima di circa 185 €/MWh rappresenta quindi il valore centrale di uno scenario costruito sulla base dei dati disponibili, mentre l'intervallo 180–190 €/MWh permette di rappresentare meglio l'incertezza legata alla volatilità osservata nel mese di agosto.

Cosa significa per chi ha una tariffa luce indicizzata al PUN

Un PUN stabilmente più elevato rispetto ai mesi primaverili può avere conseguenze dirette anche per le famiglie e le attività che hanno scelto un'offerta di energia elettrica a prezzo variabile.

In una tariffa indicizzata, infatti, il costo della componente energia segue l'andamento del mercato secondo la formula prevista dal contratto. Di conseguenza, un aumento del PUN può tradursi in un maggiore costo dell'energia acquistata, mentre una successiva riduzione del mercato può produrre l'effetto opposto.

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Per questo motivo, soprattutto in una fase caratterizzata da forte volatilità, non è sufficiente guardare soltanto al prezzo pubblicizzato dal fornitore. È importante verificare lo spread applicato al PUN, i costi fissi di commercializzazione e tutte le altre condizioni economiche dell'offerta.

In sintesi

Il 2026 sta mostrando un PUN in progressiva crescita dopo i livelli più contenuti della primavera. Agosto ha confermato questa tendenza, ma ha evidenziato anche una forte volatilità, con valori compresi tra 128,42 e 207,84 €/MWh nei primi 26 giorni.

Con una media di 177,12 €/MWh, agosto si colloca quindi nettamente sopra i mesi precedenti. Alla luce dei dati disponibili, la nostra stima per settembre 2026 individua un possibile PUN medio nella fascia 180–190 €/MWh, con un valore centrale intorno a 185 €/MWh.

Saranno tuttavia i dati effettivi delle prossime settimane a stabilire se il mercato riuscirà a mantenersi su questi livelli o se assisteremo a una nuova fase di correzione.

Fonti e riferimenti

I dati utilizzati per l'analisi del PUN sono quelli relativi ai valori giornalieri e alle medie mensili del mercato elettrico italiano.

Fonte principale: Gestore dei Mercati Energetici (GME).

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19 agosto

Hormuz, trattative in stallo e PUN ancora elevato: cosa sta succedendo al mercato dell’energia

🔴 AGGIORNAMENTO – 20 AGOSTO 2026

La situazione nello Stretto di Hormuz rimane tutt'altro che normalizzata. Negli ultimi giorni le speranze di una rapida stabilizzazione della crisi tra Stati Uniti e Iran si sono nuovamente indebolite e il traffico commerciale attraverso lo Stretto continua a rimanere molto al di sotto dei livelli abituali.

Secondo i dati di monitoraggio riportati da Reuters, martedì 18 agosto soltanto sei navi commerciali hanno attraversato Hormuz, contro una media di circa undici transiti giornalieri nei dieci giorni precedenti. Il dato conferma quindi che, nonostante le dichiarazioni provenienti da Washington sulla riapertura dello Stretto, gli armatori continuano a considerare il passaggio una rotta ad alto rischio.

Il contrasto tra le due posizioni rimane uno degli elementi più importanti della crisi. Gli Stati Uniti sostengono che Hormuz sia aperto e operativo, mentre Teheran continua a considerarlo chiuso fino a quando Washington non accetterà le condizioni poste dall'Iran. Questo significa che, sul piano concreto, non esiste ancora quella normalizzazione dei traffici necessaria per considerare superata l'emergenza energetica.

La conseguenza è che il mercato continua a incorporare un elevato premio di rischio geopolitico. Gli operatori devono infatti considerare non soltanto il petrolio e il gas che riescono effettivamente a transitare attraverso il Golfo, ma anche il rischio che un nuovo episodio militare possa interrompere o ridurre ulteriormente i flussi.

🚢 Qualcosa si muove, ma non è ancora una vera normalizzazione

Esistono comunque alcuni segnali che meritano attenzione. Secondo informazioni riportate da Axios, gli Stati Uniti starebbero conducendo un'operazione finalizzata a facilitare il passaggio di petroliere attraverso la parte meridionale dello Stretto. L'obiettivo sarebbe consentire il movimento di navi vuote verso il Golfo e l'uscita di quelle cariche di petrolio.

Se confermata e mantenuta nel tempo, questa iniziativa potrebbe contribuire ad aumentare gradualmente i flussi energetici. Tuttavia, i volumi complessivi rimangono ancora molto inferiori a quelli che caratterizzavano il traffico prima della crisi. Per questo motivo sarebbe prematuro interpretare i primi segnali di ripresa come la fine dell'emergenza.

⛽ Il petrolio torna a salire e il rischio si trasferisce sull'energia

Il mercato petrolifero sta già riflettendo questa nuova fase di incertezza. Il Brent ha chiuso il 19 agosto a 91,62 dollari al barile, mentre il WTI si è attestato a 85,83 dollari. Per entrambi si tratta del livello di chiusura più elevato dal 24 luglio.

Il movimento del petrolio è importante anche per comprendere ciò che sta accadendo sul mercato europeo del gas e, di conseguenza, sul prezzo dell'elettricità. Quando il rischio di interruzione delle forniture aumenta, gli operatori tendono infatti a incorporare nei prezzi una maggiore componente di rischio.

Ed è proprio questo uno dei motivi per cui il PUN continua a mantenersi su livelli particolarmente elevati. Nel mese di agosto i valori giornalieri stanno oscillando intorno ai 175-180 €/MWh, una fascia che conferma quanto la crisi geopolitica continui a pesare sulle aspettative degli operatori.

⚡ Il PUN può scendere rapidamente se Hormuz torna stabile?

La risposta è sì, ma soltanto se la stabilizzazione sarà reale e non soltanto diplomatica.

Un accordo politico tra Washington e Teheran potrebbe infatti ridurre immediatamente il premio di rischio incorporato nelle quotazioni. Tuttavia, per vedere un effetto più duraturo sul mercato sarebbe necessario che alla tregua seguissero la ripresa regolare dei traffici marittimi, il ritorno delle grandi petroliere e una riduzione dei costi assicurativi e logistici.

In questo scenario il PUN potrebbe iniziare a ridursi anche in maniera significativa rispetto ai livelli attuali. Non sarebbe però realistico prevedere un ritorno immediato ai valori precedenti alla crisi: il mercato europeo rimarrebbe comunque influenzato dal prezzo del gas, dal petrolio, dalla domanda stagionale e dalle condizioni generali delle forniture.

Al contrario, se le trattative dovessero fallire definitivamente e il traffico attraverso Hormuz rimanesse limitato ancora per settimane, il rischio è quello di una permanenza del PUN su livelli elevati, con possibili ulteriori fiammate in presenza di nuovi episodi militari.

🔎 Cosa osservare nei prossimi giorni

Per comprendere quale dei due scenari stia realmente prendendo forma sarà quindi necessario osservare soprattutto il numero delle navi che attraversano Hormuz, l'andamento del prezzo del petrolio e del gas e l'evoluzione dei rapporti tra Stati Uniti e Iran.

Il numero dei transiti sarà probabilmente il segnale più concreto. Se le navi commerciali dovessero tornare progressivamente verso i livelli precedenti alla crisi, il mercato potrebbe iniziare a ridurre il premio di rischio. Se invece i transiti resteranno ai livelli attuali, il PUN continuerà a essere esposto alla volatilità geopolitica.

La crisi di Hormuz, quindi, non è ancora alle spalle. E finché non sarà possibile distinguere una semplice tregua da una vera stabilizzazione dei traffici energetici, il mercato elettrico italiano continuerà a risentire dell'incertezza.

📖 ARTICOLO DEL 19 AGOSTO 2026

Di seguito prosegue l'analisi pubblicata il 19 agosto, con il quadro geopolitico e le conseguenze della crisi di Hormuz sul mercato dell'energia e sul PUN.


La situazione nello Stretto di Hormuz torna a preoccupare i mercati energetici. 

Negli ultimi giorni le speranze di una soluzione diplomatica stabile tra Stati Uniti e Iran si sono nuovamente indebolite, mentre il traffico marittimo attraverso uno dei passaggi più importanti per il commercio mondiale di petrolio e gas rimane molto al di sotto dei livelli normali.

Per l'Italia la questione assume un'importanza particolare. Il mercato elettrico continua infatti a risentire delle tensioni internazionali e il PUN si mantiene su livelli molto elevati, con valori giornalieri che in questi giorni di agosto oscillano intorno ai 175-180 €/MWh.

Non si tratta quindi soltanto di una crisi geopolitica lontana dai nostri confini. Le conseguenze arrivano direttamente sui mercati energetici europei e possono tradursi, con tempi e modalità differenti, in un aumento dei costi dell'elettricità e del gas.

Per seguire l'andamento del mercato elettrico italiano è possibile consultare anche la nostra pagina dedicata: Analisi del PUN e andamento del mercato.

🌍 Hormuz, la situazione non è ancora normalizzata

Negli ultimi giorni il principale elemento di preoccupazione è stato il mancato raggiungimento di un nuovo accordo tra Washington e Teheran.

Il termine di 60 giorni previsto dalla precedente intesa è infatti scaduto senza che le parti siano riuscite a trasformare la tregua temporanea in una soluzione politica più stabile. L'Iran continua a subordinare la piena riapertura dello Stretto di Hormuz a precise condizioni nei confronti degli Stati Uniti, mentre Washington mantiene una posizione differente sulla reale apertura del passaggio.

Il problema è che le dichiarazioni politiche non coincidono ancora con una vera normalizzazione dei traffici.

I dati relativi alla navigazione mostrano infatti che il numero delle navi commerciali che attraversano Hormuz rimane molto basso rispetto alla situazione precedente alla crisi. Il 18 agosto sono state registrate soltanto sei navi commerciali, contro una media mobile di dieci giorni di circa undici. Ancora più significativo è il fatto che non siano stati rilevati transiti di grandi petroliere VLCC né di navi per il trasporto di gas naturale liquefatto.

Questo significa che, anche se lo Stretto non può essere considerato completamente privo di traffico, la situazione non può ancora essere definita normale.

🚢 Perché il traffico di Hormuz è così importante

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti strategici più importanti del sistema energetico mondiale. Attraverso questo passaggio transitano enormi quantità di petrolio e gas destinati ai mercati internazionali.

Per questo motivo non è necessario che Hormuz venga completamente chiuso perché i mercati reagiscano.

È sufficiente che compagnie di navigazione, assicurazioni e operatori energetici considerino il transito più rischioso per ridurre i movimenti, modificare le rotte o aumentare i costi assicurativi.

Il mercato reagisce quindi prima ancora che si verifichi una vera e propria carenza fisica di energia.

È questo uno degli aspetti più importanti da comprendere per interpretare l'attuale andamento dei prezzi: gli operatori non valutano soltanto ciò che sta accadendo oggi, ma anche ciò che potrebbe accadere nelle prossime settimane.

⛽ Petrolio e gas tornano sotto pressione

La tensione geopolitica si è riflessa anche sul mercato petrolifero. Il prezzo del Brent è tornato intorno ai 91 dollari al barile, raggiungendo i livelli più elevati delle ultime settimane.

Il movimento è legato soprattutto alla crescente incertezza sulle prospettive di un accordo stabile tra Stati Uniti e Iran e al rischio che i flussi energetici attraverso Hormuz rimangano limitati ancora a lungo.

Esistono tuttavia anche alcuni segnali positivi. L'Arabia Saudita ha ripreso alcune operazioni di carico all'interno dello Stretto e questo dimostra che una parte dei flussi energetici sta gradualmente cercando di tornare operativa.

Il problema è che questi segnali non sono ancora sufficienti per parlare di una vera normalizzazione.

⚡ Perché il PUN continua a salire

È proprio in questo punto che la crisi geopolitica si trasferisce direttamente sul mercato elettrico italiano.

Il PUN non dipende esclusivamente dal prezzo del gas, ma il gas naturale rappresenta una componente fondamentale nella formazione del prezzo marginale dell'elettricità. Quando aumentano i costi dell'approvvigionamento energetico e cresce il rischio di future difficoltà nelle forniture, il mercato tende a incorporare questa maggiore incertezza nei prezzi.

Il risultato è evidente nell'andamento del mese di agosto. Il PUN giornaliero continua a muoversi su valori molto elevati, generalmente compresi tra 175 e 180 €/MWh, senza mostrare ancora una vera inversione di tendenza.

Il dato più interessante non è soltanto il livello raggiunto, ma la sua persistenza.

Un mercato estremamente nervoso tende infatti a produrre forti oscillazioni giornaliere. In questo caso, invece, il prezzo rimane stabilmente su una fascia elevata: un segnale che gli operatori continuano a considerare concreto il rischio geopolitico legato alla situazione mediorientale.

Per comprendere meglio il significato del PUN e il suo rapporto con il costo dell'energia è possibile consultare anche la nostra guida: Cos'è il PUN: guida completa al Prezzo Unico Nazionale.

📈 Cosa potrebbe accadere se Hormuz tornasse realmente alla normalità

La domanda che molti consumatori si stanno ponendo è se un eventuale accordo tra Stati Uniti e Iran potrebbe riportare rapidamente il PUN verso valori più bassi.

La risposta richiede qualche cautela.

Una tregua politica, da sola, non sarebbe sufficiente. Perché il mercato energetico possa realmente normalizzarsi sarebbe necessario che la tregua si trasformasse in una situazione stabile, accompagnata dalla ripresa dei traffici commerciali attraverso Hormuz e da una progressiva riduzione del rischio percepito dagli operatori.

Se questi elementi dovessero verificarsi, il primo effetto potrebbe essere una riduzione del premio di rischio geopolitico incorporato nelle quotazioni.

In altre parole, il mercato potrebbe iniziare a scendere ancora prima che tutti i flussi energetici siano tornati ai livelli precedenti alla crisi.

Non sarebbe però corretto aspettarsi automaticamente un ritorno immediato ai valori precedenti alla crisi. Il mercato energetico internazionale rimarrebbe comunque esposto ad altri fattori, dalla domanda stagionale alle condizioni delle forniture di gas fino all'andamento del petrolio.

🔎 I tre indicatori da osservare

Per capire dove potrebbe dirigersi il PUN nelle prossime settimane sarà quindi fondamentale osservare contemporaneamente tre elementi.

Il primo è l'evoluzione delle trattative tra Stati Uniti e Iran. Un accordo credibile sarebbe il segnale più forte di una possibile riduzione della tensione.

Il secondo è il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. La ripresa stabile dei transiti di petroliere e navi LNG rappresenterebbe una conferma concreta della normalizzazione.

Il terzo è l'andamento dei mercati del petrolio e del gas. Una riduzione delle quotazioni, accompagnata dalla diminuzione del rischio geopolitico, potrebbe progressivamente trasferirsi anche sul mercato elettrico europeo.

Se questi tre indicatori dovessero muoversi nella stessa direzione, il PUN potrebbe iniziare una fase di discesa. Al contrario, un nuovo irrigidimento delle posizioni tra Washington e Teheran potrebbe mantenere elevata la pressione sui prezzi.

📊 Agosto resta un mese da monitorare

Per il consumatore italiano la situazione è quindi ancora caratterizzata da una forte incertezza.

Il PUN rimane su livelli elevati e la crisi di Hormuz non può ancora essere considerata risolta. Questo rende particolarmente importante monitorare l'andamento dei prezzi per chi ha una tariffa indicizzata e, soprattutto, per chi si trova vicino alla scadenza di un periodo promozionale.

Un eventuale ritorno alla stabilità potrebbe aprire la strada a una graduale riduzione dei prezzi, ma fino a quando non arriveranno segnali concreti sulla ripresa dei traffici attraverso Hormuz, il mercato rimarrà esposto a nuove oscillazioni.

La situazione continuerà quindi a essere monitorata giorno dopo giorno. L'andamento del PUN rappresenta infatti uno dei primi segnali attraverso i quali è possibile comprendere come le tensioni geopolitiche internazionali stiano arrivando direttamente fino al mercato energetico italiano.

Fonti e riferimenti

Le informazioni riportate nell'articolo sono elaborate sulla base di dati e aggiornamenti provenienti da fonti istituzionali, agenzie di stampa internazionali e operatori riconosciuti del settore energetico.

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09 agosto

PUN agosto 2026: il prezzo resta alto, ma dal 5 agosto arrivano i primi segnali di rientro

Il mercato dell’energia continua a essere condizionato da una situazione internazionale particolarmente delicata. Le tensioni in Medio Oriente, le incertezze legate allo Stretto di Hormuz e l’andamento ancora sostenuto del prezzo del petrolio mantengono elevata l’attenzione sui mercati energetici.

Eppure, osservando con attenzione l’andamento del PUN nel mese di agosto 2026, emerge un elemento interessante: dopo i valori elevati registrati nei primi giorni del mese, il prezzo dell’energia elettrica sembra aver iniziato una fase di rientro.

Non significa che il problema sia risolto, né che il PUN sia già tornato sui livelli di riferimento. Ma il comportamento dei valori giornalieri merita di essere analizzato.


Il confronto tra PUN ARERA e media di agosto

Per comprendere correttamente la situazione bisogna innanzitutto distinguere due valori.

Il PUN di riferimento stabilito da ARERA per il mese corrente, calcolato sulla base dei dati del mese precedente, è pari a:

156,77 €/MWh

La media del PUN di agosto, calcolata sulla base dei valori giornalieri disponibili fino a oggi, è invece pari a:

182 €/MWh

Il confronto mostra quindi che il PUN di agosto si trova ancora sensibilmente al di sopra del valore di riferimento ARERA.

La differenza è di circa 25,23 €/MWh, pari a poco più del 16%.

Questo dato è importante perché impedisce di parlare, almeno per il momento, di un ritorno del prezzo dell'elettricità ai livelli precedenti.

La situazione appare però diversa quando si osserva la direzione assunta dal PUN giornaliero negli ultimi giorni.

Dal 5 agosto il PUN mostra un'inversione di tendenza?

L'osservazione del grafico relativo al PUN giornaliero evidenzia, a partire dal 5 agosto, un tratto discendente.

Dopo i valori particolarmente elevati registrati nella prima parte del mese, il prezzo ha quindi iniziato a ridursi.

Questo è probabilmente l'elemento più interessante dell'attuale situazione.

Bisogna infatti distinguere tra livello del prezzo e direzione del prezzo.

Il livello medio di agosto, pari a 182 €/MWh, rimane elevato rispetto ai 156,77 €/MWh del riferimento ARERA. Tuttavia, se i valori giornalieri continuano a scendere, la media mensile potrebbe progressivamente ridursi nelle prossime settimane.

Per questo motivo è ancora presto per parlare di una vera e propria inversione strutturale, ma è corretto parlare di un primo segnale di rientro della pressione sui prezzi.


Perché il PUN può scendere anche se il petrolio rimane elevato?

Una delle domande più interessanti riguarda proprio il rapporto tra petrolio e prezzo dell'elettricità.

A prima vista potrebbe sembrare contraddittorio: se il petrolio continua a essere sostenuto dalle tensioni geopolitiche, perché il PUN dovrebbe diminuire?

La spiegazione è che il PUN non segue direttamente e automaticamente il prezzo del petrolio.

Il prezzo dell'elettricità all'ingrosso dipende da numerosi fattori, tra cui:

  • domanda di energia elettrica;
  • produzione da fonti rinnovabili;
  • disponibilità degli impianti di produzione;
  • prezzo del gas;
  • condizioni del mercato europeo dell'elettricità;
  • interconnessioni con gli altri Paesi;
  • condizioni meteorologiche;
  • equilibrio tra domanda e offerta.

Il petrolio rappresenta quindi un importante indicatore delle tensioni energetiche internazionali, ma non è sufficiente da solo a determinare l'andamento del PUN.

Questo spiega perché possiamo assistere a una situazione nella quale il petrolio rimane elevato mentre il prezzo dell'elettricità all'ingrosso inizia a ridursi.


Il fattore Hormuz continua comunque a pesare

La situazione dello Stretto di Hormuz rimane uno degli elementi di maggiore attenzione per i mercati energetici.

Le tensioni nella regione possono influenzare il costo dell'energia attraverso diversi canali: petrolio, gas, trasporti, assicurazioni e soprattutto aspettative degli operatori.

Leggi l'ultimo aggiornamento sulla crisi dello Stretto di Hormuz

Il punto centrale è quindi che il mercato non sta ignorando il rischio geopolitico. Al contrario, continua a tenerlo in considerazione.

Tuttavia, il comportamento del PUN giornaliero mostra che il rischio geopolitico non si traduce necessariamente in un aumento continuo e lineare del prezzo dell'elettricità.


Cosa potrebbe succedere nelle prossime settimane?

Il dato più importante da seguire sarà l'evoluzione del PUN giornaliero.

Se la discesa iniziata intorno al 5 agosto dovesse proseguire, la media mensile di agosto potrebbe progressivamente avvicinarsi al valore di riferimento ARERA.

Se invece dovessero tornare forti tensioni sui mercati del gas e del petrolio, oppure verificarsi nuovi problemi negli approvvigionamenti energetici, il PUN potrebbe tornare rapidamente a salire.

Per questo motivo non è sufficiente osservare il singolo valore giornaliero.

È necessario seguire contemporaneamente:

PUN giornaliero → media mensile → prezzo del gas → petrolio → situazione geopolitica.

Solo osservando questi elementi nel loro insieme è possibile capire se siamo davanti a una vera inversione di tendenza oppure soltanto a una normale correzione dopo i picchi dei primi giorni del mese.


Cosa significa per chi paga una tariffa luce variabile?

Per il consumatore, la situazione merita particolare attenzione.

Una media PUN di 182 €/MWh indica che il mercato elettrico di agosto rimane ancora su livelli elevati rispetto al riferimento ARERA di 156,77 €/MWh.

Tuttavia, l'eventuale prosecuzione della discesa dei valori giornalieri potrebbe modificare progressivamente il quadro.

Chi possiede una tariffa indicizzata al PUN dovrebbe quindi evitare di prendere decisioni basandosi esclusivamente sul valore di un singolo giorno.

È molto più utile seguire l'andamento della media mensile e verificare contemporaneamente le condizioni economiche applicate dal proprio fornitore.

In particolare, occorre considerare non soltanto il PUN, ma anche il margine applicato dal fornitore e il contributo di commercializzazione, perché questi elementi possono incidere significativamente sul costo finale della componente energia.


PUN agosto: il dato da tenere sotto osservazione

La fotografia attuale può quindi essere riassunta in modo semplice:

  • 156,77 €/MWh → PUN di riferimento ARERA.
  • 182 €/MWh → media del PUN di agosto fino a oggi.
  • Dal 5 agosto → i valori giornalieri mostrano un andamento discendente.

Il mercato, quindi, non è ancora tornato ai livelli del riferimento ARERA, ma presenta i primi segnali di una possibile attenuazione della pressione sui prezzi.

La vera indicazione arriverà dai prossimi giorni.

Se il movimento discendente continuerà, sarà possibile capire se agosto rappresenterà soltanto un mese caratterizzato da valori elevati oppure l'inizio di una fase di progressiva normalizzazione del PUN.


📊 Segui l'andamento del PUN

Per seguire l'evoluzione del prezzo dell'energia è possibile consultare l'analisi aggiornata del PUN e i relativi grafici:

Analisi andamento PUN

Il monitoraggio del PUN giornaliero permette di capire tempestivamente se la fase di discesa iniziata il 5 agosto continuerà anche nei prossimi giorni.


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📚 Fonti e riferimenti

Per l'analisi dei dati relativi al mercato elettrico vengono utilizzati dati e informazioni provenienti da fonti istituzionali e operatori del settore, tra cui:
  • GME – Gestore dei Mercati Energetici, per i dati e gli indici del mercato elettrico;
  • ARERA – Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, per i valori di riferimento e le informazioni sul mercato energetico;
  • fonti istituzionali e specialistiche per l'analisi dell'evoluzione dei mercati energetici internazionali.
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02 agosto

Iran, USA e Stretto di Hormuz: perché il PUN sta continuando a salire (e cosa aspettarsi ad Agosto)

Negli ultimi quindici giorni il Medio Oriente è tornato al centro dell’equilibrio energetico globale. Non si tratta di una guerra dichiarata, né di una crisi improvvisa destinata a rientrare rapidamente. Piuttosto, stiamo assistendo a qualcosa di più sottile ma altrettanto incisivo: una tensione continua tra Iran e Stati Uniti che si muove tra azioni militari mirate e tentativi diplomatici.

Questo equilibrio instabile ha un impatto diretto sui mercati. E, come spesso accade, l’Europa — e quindi anche l’Italia — ne subisce le conseguenze più rapidamente di quanto si possa immaginare.

Tutti gli aggiornamenti su gas, petrolio e scenari energetici globali sono disponibili nella sezione dedicata: Hub Energia .

🌍 Una crisi che non esplode… ma non si risolve

Le principali fonti internazionali descrivono uno scenario in cui gli Stati Uniti stanno cercando di contenere l’escalation, evitando un conflitto aperto ma mantenendo una pressione costante sull’Iran. Parallelamente, Teheran continua a esercitare il proprio ruolo strategico nell’area del Golfo, lasciando intendere di poter influenzare direttamente i flussi energetici globali.

Ne deriva una situazione sospesa, dove l’assenza di una guerra vera e propria non coincide con una reale stabilità. Ed è proprio questa incertezza prolungata a generare le maggiori tensioni sui mercati energetici.

🚢 Hormuz: il punto da cui passa tutto

Il fulcro della crisi resta lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi più importanti al mondo per il trasporto di petrolio e gas. Anche senza un blocco totale, i recenti rallentamenti del traffico marittimo e l’aumento delle tensioni nell’area sono sufficienti a generare instabilità nei prezzi.

Il mercato, infatti, non aspetta che il problema si concretizzi: reagisce in anticipo, incorporando il rischio nei prezzi.

📈 Energia e gas: il vero motore del PUN

Per comprendere l’impatto in Italia è fondamentale guardare al gas naturale. Il prezzo dell’energia elettrica, espresso dal PUN, è fortemente legato al costo del gas utilizzato per la produzione.

Negli ultimi giorni il gas europeo ha mostrato segnali di rialzo, spinto dalle tensioni geopolitiche e dai timori sulle forniture. Questo aumento si riflette in modo diretto sul prezzo dell’energia elettrica.

Per approfondire l’andamento aggiornato del PUN puoi consultare la nostra analisi completa: 👉 Vai alla pagina analisi PUN

⚡ Perché il PUN sta salendo proprio adesso

Il mercato energetico non si basa solo sui dati reali, ma soprattutto sulle aspettative. Quando cresce il rischio di interruzioni nelle forniture, gli operatori tendono a proteggersi acquistando energia a prezzi più elevati.

Questo comportamento si traduce in un aumento del costo marginale dell’energia e, di conseguenza, in un rialzo del PUN. In altre parole, il prezzo attuale riflette non solo ciò che sta accadendo, ma ciò che potrebbe accadere nel breve periodo.

⛽ Il legame con i carburanti

L’aumento del prezzo dei carburanti, che ha riportato la benzina oltre i 2 euro al litro, è parte dello stesso fenomeno. Petrolio e gas reagiscono alle medesime tensioni geopolitiche, trasmettendo gli effetti lungo tutta la filiera energetica.

Energia elettrica e carburanti seguono quindi una dinamica comune, guidata principalmente dal rischio globale.

🔎 Agosto: un mese da monitorare

Le prossime settimane saranno decisive. Agosto rappresenta un momento delicato per il mercato energetico, sia per la domanda stagionale sia per il consolidarsi degli effetti della crisi internazionale.

Lo scenario più probabile è quello di prezzi sostenuti, senza picchi estremi ma nemmeno segnali di reale discesa nel breve periodo.

💡 Tariffe energia: attenzione alle scadenze

In questo contesto, è fondamentale prestare attenzione alle condizioni contrattuali delle proprie forniture. Molte offerte sottoscritte lo scorso anno stanno giungendo a scadenza proprio in questo periodo.

Il rischio è quello di passare automaticamente a tariffe meno vantaggiose, spesso indicizzate al PUN, proprio mentre il mercato mostra segnali di rialzo.

Per capire meglio come scegliere tra prezzo fisso e variabile, puoi leggere la guida completa: 👉 Confronto tariffe luce: fisso o indicizzato?

Valutare un eventuale cambio di tariffa oggi può fare la differenza nei prossimi mesi, soprattutto in uno scenario ancora incerto.

📊 Conclusione

La crisi tra Iran e Stati Uniti non è un evento isolato, ma una componente sempre più strutturale del mercato energetico globale. Il PUN, in questo contesto, diventa il riflesso diretto di un equilibrio fragile, influenzato più dal rischio che dai fondamentali.

Monitorare l’evoluzione geopolitica e l’andamento dei prezzi non è più solo una scelta informativa, ma una necessità concreta per gestire al meglio i costi energetici.

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14 maggio

Cos’è il PUN (Prezzo Unico Nazionale): come funziona e quanto incide sulla bolletta

Quando arriva una bolletta della luce, una delle domande più frequenti che ci poniamo è: perché il costo dell'energia cambia nel tempo?

A volte il prezzo della corrente aumenta anche se le nostre abitudini di consumo sono rimaste le stesse; altre volte invece il costo sembra diminuire senza che sia cambiato nulla nella gestione della nostra fornitura.

La risposta si trova in un mercato che spesso rimane lontano dalla percezione del consumatore finale: il mercato elettrico all'ingrosso, cioè il sistema nel quale ogni giorno viene determinato il prezzo dell'energia prima che questa arrivi nelle nostre abitazioni.

Dietro una semplice voce presente nella bolletta esiste infatti un meccanismo complesso, influenzato dalla produzione energetica, dalla domanda dei consumatori, dal costo delle materie prime e dagli eventi che coinvolgono i mercati internazionali.

Tra gli indicatori più importanti per comprendere questo meccanismo troviamo il PUN (Prezzo Unico Nazionale), un valore fondamentale per interpretare l'andamento del mercato elettrico italiano e capire il funzionamento di molte offerte luce disponibili nel mercato libero.

Conoscere il PUN non significa solamente sapere quanto costa l'energia in un determinato momento, ma permette soprattutto di comprendere perché alcune offerte possono cambiare prezzo nel tempo e quali elementi possono incidere sulla nostra spesa energetica.

Cos'è il PUN (Prezzo Unico Nazionale)

Il PUN, acronimo di Prezzo Unico Nazionale, è il prezzo medio dell'energia elettrica acquistata sul mercato all'ingrosso italiano.

In termini semplici, rappresenta il costo dell'energia prima che questa venga acquistata dai fornitori e successivamente venduta ai clienti finali attraverso le diverse offerte del mercato libero.

Il nome "Prezzo Unico Nazionale" deriva dal fatto che il valore viene calcolato considerando gli scambi che avvengono nelle diverse zone del mercato elettrico italiano, ottenendo un prezzo medio di riferimento nazionale.

Ogni giorno produttori e operatori del settore partecipano alle contrattazioni del mercato elettrico, dove viene stabilito il prezzo dell'energia sulla base dell'incontro tra domanda e offerta.

Il risultato di questi scambi determina il valore del PUN, che diventa un riferimento importante soprattutto per le offerte luce a prezzo variabile.

È però fondamentale chiarire un concetto che spesso genera confusione:

Il PUN non è il prezzo finale che il consumatore paga nella bolletta elettrica.

Il valore del PUN riguarda principalmente il costo della materia energia, mentre il totale della bolletta comprende anche altre componenti, come i costi di trasporto e gestione della rete, gli oneri di sistema, le imposte e le condizioni economiche applicate dal proprio fornitore.

Perché il PUN è importante per chi ha una tariffa variabile

Il ruolo del PUN diventa particolarmente evidente quando si sceglie un'offerta luce indicizzata al mercato.

In queste tariffe il prezzo della componente energia non viene stabilito una volta per tutte, ma segue l'andamento del mercato attraverso il valore del PUN, generalmente con l'aggiunta di un margine commerciale stabilito dal fornitore.

Questo significa che il costo della componente energia può variare nel corso dell'anno.

Quando il prezzo dell'energia all'ingrosso aumenta, anche il costo sostenuto dai fornitori tende a crescere e questo può riflettersi sulla bolletta del cliente.

Al contrario, quando il mercato registra una diminuzione dei prezzi, una tariffa variabile può beneficiare della riduzione.

È proprio questa caratteristica che rende le offerte indicizzate potenzialmente convenienti in alcuni periodi, ma anche più esposte alle oscillazioni del mercato rispetto alle offerte a prezzo fisso.

Il valore del PUN aggiornato

Il valore aggiornato del PUN permette di avere un riferimento immediato sull'andamento del mercato elettrico italiano.

⚡ PUN AGGIORNATO
PUN attuale
--
€/MWh
Media mese corrente
--
€/MWh
Aggiornamento automatico
Il valore del PUN viene aggiornato automaticamente 
sulla base dei dati disponibili nel mercato elettrico italiano.


È importante ricordare che il PUN rappresenta solamente una parte del costo complessivo della fornitura elettrica e non coincide con il prezzo finale indicato nella bolletta.

Come nasce il prezzo dell'energia elettrica

Per comprendere realmente il significato del PUN è utile capire prima come viene determinato il prezzo dell'energia elettrica.

L'elettricità non viene prodotta e venduta con un prezzo stabilito in anticipo, ma nasce dall'incontro continuo tra chi produce energia e chi la acquista.

Ogni giorno i produttori immettono nel mercato l'energia disponibile, mentre gli operatori che ne hanno bisogno presentano le proprie richieste di acquisto.

Il prezzo viene quindi determinato dall'equilibrio tra:

  • quantità di energia disponibile;
  • richiesta complessiva del sistema elettrico;
  • costi necessari per produrre energia.

Quando la domanda cresce e l'offerta disponibile è più limitata, il prezzo tende ad aumentare.

Quando invece la produzione è abbondante rispetto ai consumi, il prezzo può diminuire.

Il PUN è quindi il risultato di un sistema dinamico, che cambia continuamente in base alle condizioni del mercato energetico.

Perché il PUN cambia nel tempo

Il prezzo dell'energia elettrica è influenzato da numerosi fattori. Per questo motivo il valore del PUN può essere molto diverso da un periodo all'altro.

Il ruolo del gas naturale

Uno dei fattori più importanti è rappresentato dal prezzo del gas naturale.

Nonostante la crescita delle fonti rinnovabili, una parte significativa della produzione elettrica italiana dipende ancora dalle centrali termoelettriche alimentate a gas.

Quando il prezzo del gas aumenta, aumentano anche i costi necessari per produrre energia elettrica.

Questo può provocare un aumento del prezzo all'ingrosso e quindi del PUN.

È proprio questo il motivo per cui le crisi energetiche internazionali possono avere effetti molto evidenti anche sulle bollette dei consumatori.

La produzione da fonti rinnovabili

Anche la disponibilità di energia prodotta da fonti rinnovabili ha un ruolo sempre più importante nella formazione dei prezzi.

Quando la produzione fotovoltaica ed eolica è elevata, aumenta la quantità di energia disponibile sul mercato.

Una maggiore disponibilità può contribuire a ridurre la pressione sui prezzi e favorire una diminuzione del costo dell'energia all'ingrosso.

Al contrario, nei periodi caratterizzati da una minore produzione rinnovabile può essere necessario utilizzare maggiormente gli impianti tradizionali, con possibili conseguenze sul prezzo finale dell'energia.

La domanda di energia

Anche il livello dei consumi influenza direttamente l'andamento del mercato elettrico.

Durante i mesi invernali, quando aumenta l'utilizzo dell'energia per il riscaldamento, oppure durante estati particolarmente calde caratterizzate da un maggiore utilizzo dei condizionatori, la domanda può crescere sensibilmente.

Quando il sistema elettrico deve soddisfare una richiesta maggiore di energia, il mercato può registrare prezzi più elevati.

Nei periodi con consumi più contenuti, invece, il prezzo tende generalmente a ridursi.

La situazione internazionale e la geopolitica energetica

Il mercato dell'energia è fortemente collegato agli eventi internazionali.

Crisi geopolitiche, tensioni sui mercati delle materie prime, problemi nelle forniture o instabilità dei Paesi produttori possono modificare rapidamente il costo dell'energia.

Questo dimostra come il prezzo della corrente elettrica non dipenda solamente dai consumi domestici, ma sia collegato a un sistema energetico molto più ampio.

PUN e bolletta: perché il prezzo che paghiamo è diverso

Uno degli errori più comuni quando si parla di energia elettrica è pensare che il valore del PUN corrisponda direttamente al prezzo pagato in bolletta.

In realtà non è così.

Il PUN rappresenta il costo dell'energia elettrica acquistata sul mercato all'ingrosso, ma la bolletta che riceviamo ogni mese comprende diverse componenti che si sommano tra loro.

La spesa complessiva della fornitura elettrica comprende infatti:

  • materia energia, cioè il costo dell'elettricità acquistata dal fornitore;
  • trasporto e gestione del contatore, legati alla rete elettrica;
  • oneri di sistema, destinati al funzionamento generale del sistema energetico;
  • imposte e IVA;
  • eventuali costi commerciali previsti dal contratto sottoscritto.

Il PUN incide principalmente sulla prima componente, cioè quella relativa alla materia energia.

Per questo motivo una diminuzione del prezzo all'ingrosso non comporta automaticamente una riduzione della bolletta nella stessa proporzione.

Allo stesso modo, un aumento del PUN non significa necessariamente che tutta la bolletta aumenterà nella stessa misura.

Per capire quanto stiamo realmente pagando l'energia è quindi necessario analizzare le condizioni economiche della propria offerta.

Tariffa variabile o prezzo fisso: quale scegliere?

Quando si sceglie un'offerta luce nel mercato libero, una delle decisioni più importanti riguarda il tipo di prezzo applicato alla componente energia.

In generale possiamo distinguere due grandi categorie: offerte a prezzo variabile e offerte a prezzo fisso.

Offerte luce a prezzo variabile

Le offerte a prezzo variabile seguono l'andamento del mercato energetico.

Il prezzo della componente energia viene generalmente collegato al PUN, al quale il fornitore aggiunge un margine commerciale stabilito nel contratto, spesso indicato come spread.

Il principale vantaggio è la possibilità di beneficiare di eventuali riduzioni del mercato.

Se il prezzo dell'energia all'ingrosso diminuisce, anche il costo della fornitura può diventare più conveniente.

Il rischio è rappresentato dalle oscillazioni del mercato: in periodi di forte aumento dei prezzi, la spesa può crescere rapidamente.

Offerte luce a prezzo fisso

Le offerte a prezzo fisso prevedono invece un costo della componente energia bloccato per un determinato periodo.

Questa soluzione offre maggiore stabilità perché permette di conoscere in anticipo il prezzo applicato ai consumi.

Il vantaggio principale è la protezione dalle variazioni del mercato energetico.

Tuttavia, un prezzo fisso sottoscritto in un momento in cui il mercato è elevato potrebbe risultare meno conveniente nel caso in cui successivamente i prezzi dell'energia dovessero diminuire.

Non esiste una tariffa migliore per tutti

Una delle convinzioni più diffuse è che esista sempre una tariffa migliore in assoluto.

In realtà la scelta dipende da diversi elementi:

  • momento del mercato energetico;
  • quantità di energia consumata;
  • abitudini di utilizzo della corrente;
  • presenza di elettrodomestici ad alto consumo;
  • disponibilità ad accettare variazioni del prezzo.

Una famiglia che concentra i consumi nelle ore serali può avere esigenze diverse rispetto a chi utilizza principalmente energia durante il giorno.

Per questo motivo non basta confrontare solamente il prezzo indicato nella pubblicità di un'offerta: bisogna analizzare la propria situazione reale.

Per approfondire il confronto tra le diverse tipologie di tariffa puoi leggere la guida:

Tariffa luce monoraria, bioraria e variabile: come scegliere l'offerta più conveniente

Il PUN da solo non basta per capire se stai risparmiando

Conoscere il valore del PUN è sicuramente utile, ma non è sufficiente per stabilire se una bolletta sia realmente conveniente.

Due clienti con consumi simili possono pagare importi molto diversi a causa di:

  • offerte sottoscritte in momenti differenti;
  • margini applicati dai fornitori sul prezzo dell'energia;
  • costi fissi mensili previsti dal contratto;
  • condizioni economiche non più vantaggiose dopo la fine di una promozione;
  • mancato aggiornamento della propria tariffa nel tempo.

Il PUN è quindi un indicatore fondamentale, ma non è sufficiente da solo per capire se si sta pagando il prezzo corretto.

Il vero risparmio nasce dalla capacità di leggere correttamente la propria bolletta e individuare quali costi possono essere ottimizzati.

Analizzare la bolletta per scegliere meglio

Cambiare fornitore può essere una possibilità concreta per ridurre la spesa, ma prima di scegliere una nuova offerta è fondamentale conoscere ciò che si sta già pagando.

Una corretta analisi dovrebbe considerare:

  • prezzo della componente energia;
  • eventuale indicizzazione al PUN;
  • quota fissa mensile;
  • condizioni economiche applicate;
  • consumi annuali e distribuzione dei consumi durante la giornata.

Conclusione: capire il PUN significa capire meglio la propria bolletta

Il PUN è uno degli indicatori più importanti per comprendere il funzionamento del mercato elettrico italiano.

Seguire il suo andamento permette di avere maggiore consapevolezza sulle dinamiche che influenzano il costo dell'energia, soprattutto quando si possiede una tariffa variabile.

Tuttavia, il prezzo dell'energia all'ingrosso è solamente uno degli elementi che determinano la bolletta finale.

La scelta della tariffa più conveniente dipende dall'insieme delle condizioni contrattuali e dal proprio profilo di consumo.

Conoscere il PUN è quindi il primo passo, ma imparare a leggere la propria bolletta è ciò che permette realmente di individuare opportunità di risparmio.

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