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20 settembre

America First, Hormuz, Cina e Israele: il nuovo equilibrio della crisi energetica

aggiornamento da giorno 9 al 14 settmebre  

PUN in forte rialzo dopo la contrazione domenicale: quanto pesa la situazione in Medio Oriente?

Il comportamento del PUN tra domenica 13 e lunedì 14 settembre merita particolare attenzione.

Il prezzo passa infatti da 166,51 €/MWh del 13 settembre a 225,85 €/MWh del 14 settembre, con un incremento di circa 35,6% in un solo giorno.

Una parte di questo movimento può essere spiegata dalla normale differenza tra una giornata festiva e la successiva ripresa dell'attività lavorativa. La domanda elettrica cambia, così come cambiano il mix produttivo e le condizioni di equilibrio del mercato.

Ma il dato merita un'osservazione ulteriore.

Nelle stesse ore, infatti, il quadro energetico internazionale non mostrava segnali di distensione. Le tensioni in Medio Oriente, i rischi legati alla navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz e le difficoltà sul fronte diplomatico continuavano a rappresentare un elemento di forte incertezza per i mercati dell'energia.

Non sarebbe corretto attribuire l'intero incremento del PUN alla situazione geopolitica. Il prezzo dell'elettricità è il risultato dell'interazione di numerosi fattori: domanda, produzione rinnovabile, disponibilità degli impianti, importazioni ed esportazioni, prezzo del gas e delle altre fonti energetiche.

Tuttavia, c'è un elemento che non può essere ignorato.

Quando un mercato ha appena registrato una forte contrazione e, nel giro di una sola giornata di contrattazione, recupera oltre il 35%, è ragionevole chiedersi se, oltre alla normale dinamica della domanda, non siano intervenuti anche fattori esterni capaci di aumentare rapidamente la percezione del rischio.

In questo senso la situazione mediorientale può essere considerata non necessariamente come la causa unica del rialzo, ma come un fattore potenzialmente amplificatore della pressione sui prezzi energetici.

Il dato del 14 settembre rappresenta quindi un episodio particolarmente interessante da osservare anche in prospettiva.

La domanda non è soltanto perché il PUN sia aumentato, ma soprattutto quanto velocemente un fattore esterno possa modificare l'equilibrio del mercato elettrico italiano e quanto questo movimento riesca a discostarsi dalla tendenza precedente.

È proprio questo genere di episodio che permette di comprendere meglio il comportamento del PUN durante le fasi di forte volatilità e che, nel tempo, può fornire indicazioni utili per valutare la capacità dei sistemi previsionali di distinguere una normale oscillazione da un cambiamento più significativo delle condizioni di mercato.

🔴 AGGIORNAMENTO – LA SETTIMANA DELLO SHOCK ENERGETICO

La settimana appena trascorsa ha segnato una nuova fase della crisi energetica legata alle tensioni in Medio Oriente. La situazione nello Stretto di Hormuz è rimasta estremamente critica, mentre il fronte si è ulteriormente allargato con il coinvolgimento dell'area del Mar Rosso e nuove tensioni tra gli Houthi e l'Arabia Saudita.

Nonostante il quadro geopolitico sia rimasto particolarmente instabile, il mercato dell'energia ha mostrato un comportamento che merita attenzione. Il prezzo del petrolio ha continuato a muoversi su livelli elevati, ma senza una nuova accelerazione proporzionale all'aggravarsi della situazione. Anche il PUN italiano, dopo i forti aumenti delle settimane precedenti, sembra avere trovato una fascia di relativa stabilizzazione intorno ai 220 €/MWh, con oscillazioni giornaliere al di sopra o al di sotto di questo livello.

Il dato è particolarmente interessante perché mostra come il mercato elettrico non reagisca necessariamente in modo lineare a ogni nuova escalation geopolitica. Una parte dello shock può essere già stata incorporata nei prezzi, mentre gli operatori continuano a valutare contemporaneamente i rischi sulle forniture, le possibili vie alternative per il trasporto delle materie prime energetiche e l'evoluzione delle trattative diplomatiche.

Nei prossimi giorni sarà quindi importante osservare se il livello raggiunto dal PUN rappresenti una nuova fascia di equilibrio oppure soltanto una fase temporanea all'interno di uno scenario ancora caratterizzato da elevata incertezza.


Aggiornamento al 20 settembre 2026

Dalle tensioni in Medio Oriente alla pressione sui mercati energetici: il ruolo di Hormuz, Mar Rosso, petrolio e PUN.

La forte variazione del PUN osservata a metà settembre ci aveva già portato a una domanda: quanto può incidere la situazione geopolitica sul prezzo dell'energia elettrica?

La risposta, però, non può essere ricercata in un singolo evento.

Il movimento del PUN dipende dall'incontro tra domanda e offerta sul mercato elettrico, dalle condizioni meteorologiche, dalla produzione rinnovabile, dal costo del gas, dal petrolio e dalle aspettative degli operatori. Ma quando una crisi geopolitica coinvolge contemporaneamente petrolio, gas, rotte marittime e infrastrutture energetiche, il suo effetto può diventare molto più ampio.

Ed è proprio quello che stiamo osservando in questi giorni.

🔴 AGGIORNAMENTO – HORMUZ, MAR ROSSO E NUOVE TENSIONI NEL GOLFO

📈 Il PUN dopo il forte rialzo del 14 settembre

Il punto di partenza della nostra analisi resta il movimento registrato tra il 13 e il 14 settembre.

Il PUN è passato da 166,51 €/MWh il 13 settembre a 225,85 €/MWh il 14 settembre, con un incremento giornaliero del 35,64%.

Una variazione così marcata non può essere automaticamente attribuita alla situazione internazionale. Il 13 settembre era domenica e il 14 settembre lunedì: anche il normale cambiamento della domanda elettrica tra i due giorni contribuisce alla differenza.

Il dato interessante è però ciò che è accaduto successivamente.

Il PUN è rimasto su livelli elevati per diversi giorni, arrivando a 220,83 €/MWh il 18 settembre e scendendo poi a 203,03 €/MWh il 19 settembre. Quindi il picco del 14 settembre non si è trasformato immediatamente in un ritorno ai livelli precedenti.

Questo è il motivo per cui, nella nostra analisi, la geopolitica deve essere considerata soprattutto come un possibile fattore di pressione e amplificazione, non come una spiegazione automatica di ogni movimento del PUN.

🇺🇸 America First: l'energia come arma dello scontro economico?

È questo il punto dell'analisi che avevamo sviluppato nei giorni scorsi e che oggi assume ancora maggiore importanza.

La strategia “America First” non riguarda soltanto commercio, industria e rapporti economici. Nel contesto della crisi con l'Iran, la pressione economica e quella energetica si sono sovrapposte.

Le sanzioni, il blocco dei porti iraniani e la limitazione delle esportazioni di petrolio hanno avuto un effetto diretto sull'economia iraniana. Ma contemporaneamente hanno prodotto una conseguenza molto più ampia: hanno modificato i normali flussi energetici internazionali.

Ed è qui che la questione diventa interessante per chi osserva il PUN.

Se una grande potenza utilizza la propria forza economica e strategica per ridurre la capacità di un importante produttore di esportare energia, il mercato deve necessariamente ricalcolare disponibilità, percorsi alternativi, costi di trasporto e rischio.

La domanda quindi non è semplicemente:

“Gli Stati Uniti stanno utilizzando l'energia come arma?”

La domanda più utile per chi analizza i mercati è:

“Quanto può diventare costosa, per il mercato mondiale, una strategia che altera contemporaneamente produzione, esportazioni e rotte energetiche?”

Ed è proprio questa seconda domanda che interessa maggiormente la nostra analisi del PUN.

🇮🇱 Il ruolo di Israele: perché non possiamo ignorarlo

La crisi energetica attuale non può essere separata dal conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran.

Le operazioni militari avviate dagli Stati Uniti e da Israele contro l'Iran hanno aperto una fase di forte instabilità regionale che, nei mesi successivi, si è estesa ben oltre il territorio iraniano.

La conseguenza più importante per il mercato energetico non è soltanto militare. È soprattutto geografica.

Il conflitto ha coinvolto progressivamente aree e infrastrutture situate lungo le principali direttrici di esportazione dell'energia dal Golfo verso i mercati internazionali.

Questo significa che una nuova escalation non avrebbe necessariamente bisogno di colpire direttamente un grande giacimento petrolifero per produrre effetti sui prezzi: potrebbe essere sufficiente aumentare il rischio percepito sulle rotte, sulle infrastrutture o sulla sicurezza della navigazione.

È proprio il premio per il rischio che può trasferirsi rapidamente sui mercati petroliferi e, indirettamente, sul gas e sull'energia elettrica.

🇨🇳 Cina: il Paese che ha molto da perdere

Ed è qui che entra in gioco un altro protagonista fondamentale: la Cina.

La posizione di Pechino è particolarmente interessante perché la Cina mantiene contemporaneamente importanti rapporti economici con l'Iran, con i Paesi del Golfo e con gli Stati Uniti.

La Cina è inoltre uno dei principali acquirenti del petrolio iraniano. Secondo Reuters, nel 2025 gli acquisti cinesi rappresentavano oltre l'80% delle esportazioni iraniane di petrolio via mare, con una media di circa 1,4 milioni di barili al giorno.

Per questo motivo Pechino ha un interesse molto concreto alla riapertura delle normali rotte energetiche.

Non è quindi casuale che nei giorni scorsi la Cina abbia chiesto all'Iran di contribuire a contenere l'attività degli Houthi nel Mar Rosso, dopo una richiesta di aiuto arrivata dall'Arabia Saudita.

La posizione cinese è particolarmente significativa perché dimostra una cosa: quando la crisi energetica raggiunge contemporaneamente Hormuz e Bab el-Mandeb, non esistono più soltanto interessi militari o politici, ma anche enormi interessi economici.

La Cina, infatti, dipende dalle importazioni energetiche provenienti dal Medio Oriente e ha tutto l'interesse a evitare che la crisi si trasformi in una chiusura prolungata delle principali vie marittime.

🚢 Hormuz: non è una chiusura assoluta, ma il traffico è fortemente ridotto

Questo è un punto sul quale vale la pena essere molto precisi.

Dire semplicemente che “lo Stretto di Hormuz è chiuso” rischia di semplificare eccessivamente la situazione.

Il traffico non è completamente azzerato, ma è molto inferiore rispetto alla normalità.

Il 17 settembre, secondo i dati di monitoraggio riportati da Reuters, attraverso Hormuz sono transitati appena 3 mercantili commerciali, contro una media di circa 17 navi nei dieci giorni precedenti.

Questo significa che il problema non è soltanto la possibilità fisica di attraversare lo Stretto, ma anche il rischio associato alla navigazione.

Quando una compagnia di navigazione deve decidere se far transitare una nave in una zona di guerra, il costo non è più rappresentato soltanto dal prezzo del carburante o dal tempo di percorrenza.

Entrano in gioco assicurazioni, noli, sicurezza, tempi di consegna e possibilità di utilizzare rotte alternative.

🔴 E il problema si è spostato anche verso il Mar Rosso

La situazione diventa ancora più delicata perché contemporaneamente è aumentata la pressione sulla rotta del Bab el-Mandeb, tra Mar Rosso e Golfo di Aden.

L'avanzata degli Houthi lungo la costa yemenita e la crescente pressione sull'Arabia Saudita hanno trasformato il Mar Rosso in un secondo punto di attenzione per il mercato energetico.

Il problema è diventato ancora più concreto dopo i danni subiti dall'oleodotto saudita East-West, una delle infrastrutture utilizzate per trasportare il petrolio verso il Mar Rosso evitando il passaggio attraverso Hormuz.

In altre parole, proprio mentre Hormuz è fortemente limitato, anche una delle principali alternative logistiche della regione è sottoposta a pressione.

È questa contemporaneità degli eventi a rendere la situazione particolarmente interessante dal punto di vista energetico.

🛢️ Il petrolio sopra i 100 dollari e la ricerca di rotte alternative

Il mercato petrolifero ha reagito a questo quadro mantenendosi su livelli elevati.

Il Brent è rimasto sopra i 100 dollari al barile, anche se negli ultimi giorni sono emersi segnali di parziale allentamento della pressione.

L'Arabia Saudita sta infatti cercando di aumentare le esportazioni attraverso soluzioni alternative, compresi trasferimenti nave-nave nei pressi dell'Oman. Reuters ha riportato che Saudi Aramco punta a movimentare circa 60 milioni di barili tra settembre e ottobre attraverso queste modalità.

Questo è un elemento importante perché dimostra che il mercato non reagisce soltanto agli eventi negativi: reagisce anche alla capacità dei produttori di trovare rapidamente alternative logistiche.

Ed è proprio questo uno dei motivi per cui il prezzo del petrolio può salire rapidamente, ma anche ridimensionarsi quando emerge una nuova disponibilità di greggio.

⚡ E il PUN cosa c'entra?

Il collegamento con il PUN non è diretto e soprattutto non è istantaneo.

Il PUN italiano nasce dal mercato elettrico e risente di numerosi fattori. Tuttavia, in un sistema energetico nel quale il gas continua ad avere un ruolo importante nella produzione elettrica, un aumento del costo delle materie prime energetiche può trasferirsi progressivamente anche sul prezzo dell'elettricità.

La sequenza da osservare è quindi:

tensione geopolitica → rischio sulle rotte → petrolio e gas → costi di approvvigionamento → aspettative degli operatori → mercato elettrico → PUN.

Non significa che ogni aumento del PUN sia causato dalla geopolitica.

Significa invece che, quando contemporaneamente si verificano tensioni su Hormuz, Mar Rosso, infrastrutture petrolifere e approvvigionamenti, il fattore geopolitico può diventare un amplificatore della volatilità energetica.

🔎 La vera domanda adesso: quanto durerà l'effetto?

È probabilmente questo il punto più difficile da prevedere.

Il mercato può assorbire uno shock temporaneo se le rotte alternative funzionano, le scorte sono sufficienti e la situazione tende rapidamente alla normalizzazione.

Se invece le limitazioni alla navigazione dovessero protrarsi, oppure se la crisi dovesse estendersi ulteriormente, l'effetto potrebbe diventare più persistente.

Ed è proprio per questo che, nel nostro sistema di analisi del PUN, non consideriamo la geopolitica come una variabile capace da sola di determinare il prezzo.

La consideriamo piuttosto come una variabile esterna che può modificare rapidamente una tendenza già in corso.

💡 COSA FARE SE HAI UNA FORNITURA LUCE O GAS?

In una fase di forte volatilità come quella attuale, la cosa più utile non è cercare di indovinare quale sarà il prezzo dell'energia tra qualche settimana.

È molto più concreto controllare oggi le condizioni della propria fornitura.

Qual è il prezzo applicato? La tariffa è fissa o indicizzata? Qual è il meccanismo di aggiornamento? Quando scade l'attuale condizione economica? Esistono margini per ridurre il costo complessivo della fornitura?

Non significa necessariamente dover cambiare contratto.

Significa semplicemente sapere quanto si sta pagando e verificare se esiste una soluzione più conveniente, soprattutto prima che eventuali nuovi shock energetici possano modificare nuovamente il mercato.

Se vuoi, posso aiutarti a fare una verifica della tua situazione in modo gratuito e senza obbligo di cambiare fornitore.

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📌 In conclusione

La situazione che stiamo osservando nel settembre 2026 è molto più complessa di un semplice aumento del prezzo del petrolio.

America First, il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, il ruolo della Cina, la posizione dell'Arabia Saudita, Hormuz e Bab el-Mandeb stanno interagendo all'interno dello stesso sistema energetico.

Non sappiamo quale sarà l'evoluzione della crisi e non sarebbe corretto trasformare ogni tensione in una previsione certa di nuovi rincari.

Ma una cosa è già evidente: quando due delle principali direttrici marittime dell'energia mondiale vengono sottoposte contemporaneamente a pressione, il mercato diventa inevitabilmente più vulnerabile agli shock.

Ed è proprio questo il motivo per cui continueremo a seguire non soltanto il valore del PUN, ma anche ciò che accade prima che quel prezzo arrivi sul mercato elettrico.

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📖 L'ANALISI CONTINUA

Nei prossimi aggiornamenti continueremo a seguire l'evoluzione di Hormuz, Bab el-Mandeb, petrolio, gas e PUN, verificando se le tensioni geopolitiche si tradurranno in un effetto temporaneo oppure in una nuova fase di maggiore volatilità dei prezzi energetici.

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📚 FONTI E DATI

Analisi basata su aggiornamenti di mercato e informazioni pubblicate da Reuters tra il 16 e il 20 settembre 2026, con particolare riferimento a Hormuz, Mar Rosso, Cina, Iran, Arabia Saudita e flussi petroliferi.

I valori del PUN riportati nell'articolo sono riferiti ai dati giornalieri disponibili per settembre 2026.

Nota: gli eventi geopolitici descritti possono influenzare i mercati energetici, ma non costituiscono da soli una spiegazione deterministica dell'andamento del PUN.