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20 settembre

America First, Hormuz, Cina e Israele: il nuovo equilibrio della crisi energetica

aggiornamento da giorno 9 al 14 settmebre  

PUN in forte rialzo dopo la contrazione domenicale: quanto pesa la situazione in Medio Oriente?

Il comportamento del PUN tra domenica 13 e lunedì 14 settembre merita particolare attenzione.

Il prezzo passa infatti da 166,51 €/MWh del 13 settembre a 225,85 €/MWh del 14 settembre, con un incremento di circa 35,6% in un solo giorno.

Una parte di questo movimento può essere spiegata dalla normale differenza tra una giornata festiva e la successiva ripresa dell'attività lavorativa. La domanda elettrica cambia, così come cambiano il mix produttivo e le condizioni di equilibrio del mercato.

Ma il dato merita un'osservazione ulteriore.

Nelle stesse ore, infatti, il quadro energetico internazionale non mostrava segnali di distensione. Le tensioni in Medio Oriente, i rischi legati alla navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz e le difficoltà sul fronte diplomatico continuavano a rappresentare un elemento di forte incertezza per i mercati dell'energia.

Non sarebbe corretto attribuire l'intero incremento del PUN alla situazione geopolitica. Il prezzo dell'elettricità è il risultato dell'interazione di numerosi fattori: domanda, produzione rinnovabile, disponibilità degli impianti, importazioni ed esportazioni, prezzo del gas e delle altre fonti energetiche.

Tuttavia, c'è un elemento che non può essere ignorato.

Quando un mercato ha appena registrato una forte contrazione e, nel giro di una sola giornata di contrattazione, recupera oltre il 35%, è ragionevole chiedersi se, oltre alla normale dinamica della domanda, non siano intervenuti anche fattori esterni capaci di aumentare rapidamente la percezione del rischio.

In questo senso la situazione mediorientale può essere considerata non necessariamente come la causa unica del rialzo, ma come un fattore potenzialmente amplificatore della pressione sui prezzi energetici.

Il dato del 14 settembre rappresenta quindi un episodio particolarmente interessante da osservare anche in prospettiva.

La domanda non è soltanto perché il PUN sia aumentato, ma soprattutto quanto velocemente un fattore esterno possa modificare l'equilibrio del mercato elettrico italiano e quanto questo movimento riesca a discostarsi dalla tendenza precedente.

È proprio questo genere di episodio che permette di comprendere meglio il comportamento del PUN durante le fasi di forte volatilità e che, nel tempo, può fornire indicazioni utili per valutare la capacità dei sistemi previsionali di distinguere una normale oscillazione da un cambiamento più significativo delle condizioni di mercato.

🔴 AGGIORNAMENTO – LA SETTIMANA DELLO SHOCK ENERGETICO

La settimana appena trascorsa ha segnato una nuova fase della crisi energetica legata alle tensioni in Medio Oriente. La situazione nello Stretto di Hormuz è rimasta estremamente critica, mentre il fronte si è ulteriormente allargato con il coinvolgimento dell'area del Mar Rosso e nuove tensioni tra gli Houthi e l'Arabia Saudita.

Nonostante il quadro geopolitico sia rimasto particolarmente instabile, il mercato dell'energia ha mostrato un comportamento che merita attenzione. Il prezzo del petrolio ha continuato a muoversi su livelli elevati, ma senza una nuova accelerazione proporzionale all'aggravarsi della situazione. Anche il PUN italiano, dopo i forti aumenti delle settimane precedenti, sembra avere trovato una fascia di relativa stabilizzazione intorno ai 220 €/MWh, con oscillazioni giornaliere al di sopra o al di sotto di questo livello.

Il dato è particolarmente interessante perché mostra come il mercato elettrico non reagisca necessariamente in modo lineare a ogni nuova escalation geopolitica. Una parte dello shock può essere già stata incorporata nei prezzi, mentre gli operatori continuano a valutare contemporaneamente i rischi sulle forniture, le possibili vie alternative per il trasporto delle materie prime energetiche e l'evoluzione delle trattative diplomatiche.

Nei prossimi giorni sarà quindi importante osservare se il livello raggiunto dal PUN rappresenti una nuova fascia di equilibrio oppure soltanto una fase temporanea all'interno di uno scenario ancora caratterizzato da elevata incertezza.


Aggiornamento al 20 settembre 2026

Dalle tensioni in Medio Oriente alla pressione sui mercati energetici: il ruolo di Hormuz, Mar Rosso, petrolio e PUN.

La forte variazione del PUN osservata a metà settembre ci aveva già portato a una domanda: quanto può incidere la situazione geopolitica sul prezzo dell'energia elettrica?

La risposta, però, non può essere ricercata in un singolo evento.

Il movimento del PUN dipende dall'incontro tra domanda e offerta sul mercato elettrico, dalle condizioni meteorologiche, dalla produzione rinnovabile, dal costo del gas, dal petrolio e dalle aspettative degli operatori. Ma quando una crisi geopolitica coinvolge contemporaneamente petrolio, gas, rotte marittime e infrastrutture energetiche, il suo effetto può diventare molto più ampio.

Ed è proprio quello che stiamo osservando in questi giorni.

🔴 AGGIORNAMENTO – HORMUZ, MAR ROSSO E NUOVE TENSIONI NEL GOLFO

📈 Il PUN dopo il forte rialzo del 14 settembre

Il punto di partenza della nostra analisi resta il movimento registrato tra il 13 e il 14 settembre.

Il PUN è passato da 166,51 €/MWh il 13 settembre a 225,85 €/MWh il 14 settembre, con un incremento giornaliero del 35,64%.

Una variazione così marcata non può essere automaticamente attribuita alla situazione internazionale. Il 13 settembre era domenica e il 14 settembre lunedì: anche il normale cambiamento della domanda elettrica tra i due giorni contribuisce alla differenza.

Il dato interessante è però ciò che è accaduto successivamente.

Il PUN è rimasto su livelli elevati per diversi giorni, arrivando a 220,83 €/MWh il 18 settembre e scendendo poi a 203,03 €/MWh il 19 settembre. Quindi il picco del 14 settembre non si è trasformato immediatamente in un ritorno ai livelli precedenti.

Questo è il motivo per cui, nella nostra analisi, la geopolitica deve essere considerata soprattutto come un possibile fattore di pressione e amplificazione, non come una spiegazione automatica di ogni movimento del PUN.

🇺🇸 America First: l'energia come arma dello scontro economico?

È questo il punto dell'analisi che avevamo sviluppato nei giorni scorsi e che oggi assume ancora maggiore importanza.

La strategia “America First” non riguarda soltanto commercio, industria e rapporti economici. Nel contesto della crisi con l'Iran, la pressione economica e quella energetica si sono sovrapposte.

Le sanzioni, il blocco dei porti iraniani e la limitazione delle esportazioni di petrolio hanno avuto un effetto diretto sull'economia iraniana. Ma contemporaneamente hanno prodotto una conseguenza molto più ampia: hanno modificato i normali flussi energetici internazionali.

Ed è qui che la questione diventa interessante per chi osserva il PUN.

Se una grande potenza utilizza la propria forza economica e strategica per ridurre la capacità di un importante produttore di esportare energia, il mercato deve necessariamente ricalcolare disponibilità, percorsi alternativi, costi di trasporto e rischio.

La domanda quindi non è semplicemente:

“Gli Stati Uniti stanno utilizzando l'energia come arma?”

La domanda più utile per chi analizza i mercati è:

“Quanto può diventare costosa, per il mercato mondiale, una strategia che altera contemporaneamente produzione, esportazioni e rotte energetiche?”

Ed è proprio questa seconda domanda che interessa maggiormente la nostra analisi del PUN.

🇮🇱 Il ruolo di Israele: perché non possiamo ignorarlo

La crisi energetica attuale non può essere separata dal conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran.

Le operazioni militari avviate dagli Stati Uniti e da Israele contro l'Iran hanno aperto una fase di forte instabilità regionale che, nei mesi successivi, si è estesa ben oltre il territorio iraniano.

La conseguenza più importante per il mercato energetico non è soltanto militare. È soprattutto geografica.

Il conflitto ha coinvolto progressivamente aree e infrastrutture situate lungo le principali direttrici di esportazione dell'energia dal Golfo verso i mercati internazionali.

Questo significa che una nuova escalation non avrebbe necessariamente bisogno di colpire direttamente un grande giacimento petrolifero per produrre effetti sui prezzi: potrebbe essere sufficiente aumentare il rischio percepito sulle rotte, sulle infrastrutture o sulla sicurezza della navigazione.

È proprio il premio per il rischio che può trasferirsi rapidamente sui mercati petroliferi e, indirettamente, sul gas e sull'energia elettrica.

🇨🇳 Cina: il Paese che ha molto da perdere

Ed è qui che entra in gioco un altro protagonista fondamentale: la Cina.

La posizione di Pechino è particolarmente interessante perché la Cina mantiene contemporaneamente importanti rapporti economici con l'Iran, con i Paesi del Golfo e con gli Stati Uniti.

La Cina è inoltre uno dei principali acquirenti del petrolio iraniano. Secondo Reuters, nel 2025 gli acquisti cinesi rappresentavano oltre l'80% delle esportazioni iraniane di petrolio via mare, con una media di circa 1,4 milioni di barili al giorno.

Per questo motivo Pechino ha un interesse molto concreto alla riapertura delle normali rotte energetiche.

Non è quindi casuale che nei giorni scorsi la Cina abbia chiesto all'Iran di contribuire a contenere l'attività degli Houthi nel Mar Rosso, dopo una richiesta di aiuto arrivata dall'Arabia Saudita.

La posizione cinese è particolarmente significativa perché dimostra una cosa: quando la crisi energetica raggiunge contemporaneamente Hormuz e Bab el-Mandeb, non esistono più soltanto interessi militari o politici, ma anche enormi interessi economici.

La Cina, infatti, dipende dalle importazioni energetiche provenienti dal Medio Oriente e ha tutto l'interesse a evitare che la crisi si trasformi in una chiusura prolungata delle principali vie marittime.

🚢 Hormuz: non è una chiusura assoluta, ma il traffico è fortemente ridotto

Questo è un punto sul quale vale la pena essere molto precisi.

Dire semplicemente che “lo Stretto di Hormuz è chiuso” rischia di semplificare eccessivamente la situazione.

Il traffico non è completamente azzerato, ma è molto inferiore rispetto alla normalità.

Il 17 settembre, secondo i dati di monitoraggio riportati da Reuters, attraverso Hormuz sono transitati appena 3 mercantili commerciali, contro una media di circa 17 navi nei dieci giorni precedenti.

Questo significa che il problema non è soltanto la possibilità fisica di attraversare lo Stretto, ma anche il rischio associato alla navigazione.

Quando una compagnia di navigazione deve decidere se far transitare una nave in una zona di guerra, il costo non è più rappresentato soltanto dal prezzo del carburante o dal tempo di percorrenza.

Entrano in gioco assicurazioni, noli, sicurezza, tempi di consegna e possibilità di utilizzare rotte alternative.

🔴 E il problema si è spostato anche verso il Mar Rosso

La situazione diventa ancora più delicata perché contemporaneamente è aumentata la pressione sulla rotta del Bab el-Mandeb, tra Mar Rosso e Golfo di Aden.

L'avanzata degli Houthi lungo la costa yemenita e la crescente pressione sull'Arabia Saudita hanno trasformato il Mar Rosso in un secondo punto di attenzione per il mercato energetico.

Il problema è diventato ancora più concreto dopo i danni subiti dall'oleodotto saudita East-West, una delle infrastrutture utilizzate per trasportare il petrolio verso il Mar Rosso evitando il passaggio attraverso Hormuz.

In altre parole, proprio mentre Hormuz è fortemente limitato, anche una delle principali alternative logistiche della regione è sottoposta a pressione.

È questa contemporaneità degli eventi a rendere la situazione particolarmente interessante dal punto di vista energetico.

🛢️ Il petrolio sopra i 100 dollari e la ricerca di rotte alternative

Il mercato petrolifero ha reagito a questo quadro mantenendosi su livelli elevati.

Il Brent è rimasto sopra i 100 dollari al barile, anche se negli ultimi giorni sono emersi segnali di parziale allentamento della pressione.

L'Arabia Saudita sta infatti cercando di aumentare le esportazioni attraverso soluzioni alternative, compresi trasferimenti nave-nave nei pressi dell'Oman. Reuters ha riportato che Saudi Aramco punta a movimentare circa 60 milioni di barili tra settembre e ottobre attraverso queste modalità.

Questo è un elemento importante perché dimostra che il mercato non reagisce soltanto agli eventi negativi: reagisce anche alla capacità dei produttori di trovare rapidamente alternative logistiche.

Ed è proprio questo uno dei motivi per cui il prezzo del petrolio può salire rapidamente, ma anche ridimensionarsi quando emerge una nuova disponibilità di greggio.

⚡ E il PUN cosa c'entra?

Il collegamento con il PUN non è diretto e soprattutto non è istantaneo.

Il PUN italiano nasce dal mercato elettrico e risente di numerosi fattori. Tuttavia, in un sistema energetico nel quale il gas continua ad avere un ruolo importante nella produzione elettrica, un aumento del costo delle materie prime energetiche può trasferirsi progressivamente anche sul prezzo dell'elettricità.

La sequenza da osservare è quindi:

tensione geopolitica → rischio sulle rotte → petrolio e gas → costi di approvvigionamento → aspettative degli operatori → mercato elettrico → PUN.

Non significa che ogni aumento del PUN sia causato dalla geopolitica.

Significa invece che, quando contemporaneamente si verificano tensioni su Hormuz, Mar Rosso, infrastrutture petrolifere e approvvigionamenti, il fattore geopolitico può diventare un amplificatore della volatilità energetica.

🔎 La vera domanda adesso: quanto durerà l'effetto?

È probabilmente questo il punto più difficile da prevedere.

Il mercato può assorbire uno shock temporaneo se le rotte alternative funzionano, le scorte sono sufficienti e la situazione tende rapidamente alla normalizzazione.

Se invece le limitazioni alla navigazione dovessero protrarsi, oppure se la crisi dovesse estendersi ulteriormente, l'effetto potrebbe diventare più persistente.

Ed è proprio per questo che, nel nostro sistema di analisi del PUN, non consideriamo la geopolitica come una variabile capace da sola di determinare il prezzo.

La consideriamo piuttosto come una variabile esterna che può modificare rapidamente una tendenza già in corso.

💡 COSA FARE SE HAI UNA FORNITURA LUCE O GAS?

In una fase di forte volatilità come quella attuale, la cosa più utile non è cercare di indovinare quale sarà il prezzo dell'energia tra qualche settimana.

È molto più concreto controllare oggi le condizioni della propria fornitura.

Qual è il prezzo applicato? La tariffa è fissa o indicizzata? Qual è il meccanismo di aggiornamento? Quando scade l'attuale condizione economica? Esistono margini per ridurre il costo complessivo della fornitura?

Non significa necessariamente dover cambiare contratto.

Significa semplicemente sapere quanto si sta pagando e verificare se esiste una soluzione più conveniente, soprattutto prima che eventuali nuovi shock energetici possano modificare nuovamente il mercato.

Se vuoi, posso aiutarti a fare una verifica della tua situazione in modo gratuito e senza obbligo di cambiare fornitore.

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📌 In conclusione

La situazione che stiamo osservando nel settembre 2026 è molto più complessa di un semplice aumento del prezzo del petrolio.

America First, il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, il ruolo della Cina, la posizione dell'Arabia Saudita, Hormuz e Bab el-Mandeb stanno interagendo all'interno dello stesso sistema energetico.

Non sappiamo quale sarà l'evoluzione della crisi e non sarebbe corretto trasformare ogni tensione in una previsione certa di nuovi rincari.

Ma una cosa è già evidente: quando due delle principali direttrici marittime dell'energia mondiale vengono sottoposte contemporaneamente a pressione, il mercato diventa inevitabilmente più vulnerabile agli shock.

Ed è proprio questo il motivo per cui continueremo a seguire non soltanto il valore del PUN, ma anche ciò che accade prima che quel prezzo arrivi sul mercato elettrico.

🔗 AGGIORNAMENTO — Iran-USA

Le recenti dichiarazioni di Donald Trump su un possibile accordo con l’Iran dopo le elezioni di novembre si confrontano con posizioni ancora differenti provenienti da Teheran.

👉 Leggi l'aggiornamento: Iran-USA, aperture diplomatiche ma comunicazioni ancora divergenti
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📖 L'ANALISI CONTINUA

Nei prossimi aggiornamenti continueremo a seguire l'evoluzione di Hormuz, Bab el-Mandeb, petrolio, gas e PUN, verificando se le tensioni geopolitiche si tradurranno in un effetto temporaneo oppure in una nuova fase di maggiore volatilità dei prezzi energetici.

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📚 FONTI E DATI

Analisi basata su aggiornamenti di mercato e informazioni pubblicate da Reuters tra il 16 e il 20 settembre 2026, con particolare riferimento a Hormuz, Mar Rosso, Cina, Iran, Arabia Saudita e flussi petroliferi.

I valori del PUN riportati nell'articolo sono riferiti ai dati giornalieri disponibili per settembre 2026.

Nota: gli eventi geopolitici descritti possono influenzare i mercati energetici, ma non costituiscono da soli una spiegazione deterministica dell'andamento del PUN.

06 settembre

America First: l'energia come arma dello scontro economico?

Se “America First” nasce come progetto politico ed economico volto a riportare al centro gli interessi degli Stati Uniti, la domanda da porsi non è se la geopolitica stia semplicemente spingendo il mondo verso una nuova centralità americana.

La prospettiva può essere osservata anche in senso opposto: quanto degli attuali sconvolgimenti geopolitici ed economici può essere letto alla luce di una strategia che mette gli interessi americani al primo posto?

Ed è proprio l'energia uno dei settori nei quali questa domanda assume particolare importanza. Petrolio, gas naturale, GNL, rotte commerciali e sicurezza degli approvvigionamenti non sono più soltanto questioni economiche: possono diventare strumenti di pressione, influenza e competizione internazionale.

🔎 DA DOVE PARTIAMO

Questo articolo prosegue il percorso di analisi già sviluppato nei precedenti approfondimenti dedicati a Iran, Stati Uniti, Stretto di Hormuz, Bab el-Mandeb e PUN.

Abbiamo osservato come una crisi geopolitica apparentemente lontana dall'Italia possa trasferirsi rapidamente sui mercati energetici e arrivare, attraverso petrolio, gas, GNL e produzione elettrica, fino al prezzo dell'energia.

Questa volta allarghiamo la prospettiva e partiamo da una domanda diversa: e se questi avvenimenti dovessero essere letti anche attraverso la strategia “America First”?

America First non è soltanto una politica energetica

Il principio “America First” nasce dall'idea che gli Stati Uniti debbano mettere al centro della propria politica gli interessi economici, industriali, commerciali e strategici nazionali.

Nel settore energetico questa impostazione assume una particolare rilevanza. Aumentare la produzione interna, rafforzare la capacità di esportazione e ridurre le vulnerabilità strategiche significa infatti aumentare anche il peso degli Stati Uniti nel sistema energetico internazionale.

Ma se l'energia diventa una componente della sicurezza nazionale, può diventare anche una componente dello scontro economico internazionale?

❓ LA DOMANDA

Se “America First” punta a rafforzare la posizione economica e strategica degli Stati Uniti, l'energia può diventare uno degli strumenti attraverso i quali Washington esercita maggiore influenza sui mercati e sugli alleati?

Hormuz: sicurezza globale o interesse strategico?

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti più sensibili del sistema energetico mondiale. Una crisi nella navigazione attraverso questo passaggio può avere conseguenze molto più ampie rispetto all'area geografica nella quale si verifica.

La sicurezza delle rotte energetiche rappresenta quindi un interesse evidente per l'intera economia mondiale e, naturalmente, anche per gli Stati Uniti.

Ma proprio perché Washington considera la sicurezza energetica una componente della propria sicurezza strategica, diventa necessario osservare con attenzione il ruolo americano nella crisi.

❓ UNA DOMANDA ANCORA APERTA

L'impegno americano per la sicurezza di Hormuz deve essere interpretato esclusivamente come difesa della libertà di navigazione e della stabilità dei mercati oppure può essere inserito anche all'interno di una strategia più ampia di consolidamento della posizione americana nel nuovo sistema energetico mondiale?

L'Europa e il nuovo mercato del gas

La guerra in Ucraina ha modificato radicalmente il sistema energetico europeo. La progressiva riduzione della dipendenza dal gas russo ha costretto l'Europa a cercare nuove fonti di approvvigionamento.

Tra queste ha assunto un'importanza crescente il GNL, compreso quello proveniente dagli Stati Uniti.

Da una parte, questa trasformazione ha permesso all'Europa di diversificare le proprie fonti. Dall'altra, ha creato una relazione commerciale sempre più importante con i produttori americani.

❓ IL DILEMMA EUROPEO

L'Europa sta realmente costruendo una maggiore autonomia energetica oppure sta semplicemente sostituendo una dipendenza con un'altra?

E soprattutto: l'aumento del peso del GNL americano nel mercato europeo è soltanto una conseguenza delle dinamiche di mercato oppure può diventare una leva della strategia “America First”?

Quando una crisi energetica cambia gli equilibri

Una delle caratteristiche dei mercati energetici è che una crisi in una determinata area può creare contemporaneamente problemi per alcuni Paesi e nuove opportunità per altri.

Se una rotta diventa più rischiosa, se determinati produttori riducono le esportazioni o se aumenta il costo del trasporto, gli acquirenti devono cercare alternative.

In questo scenario, la disponibilità americana di petrolio e gas e la capacità di esportazione di GNL rappresentano un elemento strategico.

Una crisi energetica internazionale può quindi aumentare il valore strategico delle risorse americane, anche senza che questo implichi necessariamente che la crisi sia stata provocata o utilizzata deliberatamente per tale scopo.

❓ OPPORTUNITÀ O STRATEGIA?

Quando una crisi internazionale aumenta contemporaneamente il valore strategico delle risorse energetiche americane, siamo di fronte soltanto a una conseguenza naturale del mercato oppure questa dinamica può diventare parte di una più ampia strategia economica?

Russia, Ucraina e il nuovo equilibrio europeo

La guerra Russia-Ucraina ha rappresentato uno degli eventi più importanti nella trasformazione del sistema energetico europeo.

L'Europa ha progressivamente ridotto la propria esposizione al gas russo, mentre gli Stati Uniti hanno assunto un ruolo crescente sia sul piano politico sia su quello energetico.

Questo nuovo equilibrio non significa automaticamente che esista una strategia americana finalizzata a sostituire la Russia come principale riferimento energetico dell'Europa. Tuttavia, il risultato concreto è che il mercato europeo è oggi molto più aperto alle forniture provenienti dagli Stati Uniti.

❓ LA DOMANDA PIÙ AMPIA

Gli Stati Uniti stanno semplicemente cercando di difendere i propri interessi strategici oppure stiamo assistendo alla costruzione di un nuovo equilibrio economico nel quale l'energia diventa uno degli strumenti attraverso cui Washington può aumentare il proprio peso sull'Europa?

Dal Medio Oriente fino al PUN italiano

Tutto questo può sembrare lontano dalla vita quotidiana delle famiglie e delle imprese italiane. In realtà esiste un collegamento diretto con il mercato dell'elettricità.

Le tensioni sulle rotte energetiche possono modificare i prezzi del petrolio e del gas, aumentare i costi di trasporto, alterare le aspettative degli operatori e modificare l'equilibrio del mercato europeo.

Poiché il gas continua ad avere un ruolo importante nella generazione elettrica europea, gli shock sul mercato del gas possono riflettersi anche sui prezzi dell'elettricità.

È attraverso questa catena di trasmissione che una crisi geopolitica che nasce a migliaia di chilometri dall'Italia può arrivare fino al PUN e, successivamente, al costo dell'energia per famiglie e imprese.

⚡ IL PUN COME TERMOMETRO DEL RISCHIO

Il PUN non è semplicemente il risultato di un singolo evento geopolitico.

È il risultato dell'equilibrio del mercato elettrico italiano, sul quale possono incidere anche i prezzi del gas, la disponibilità degli impianti, la domanda, le importazioni, le condizioni meteorologiche e le aspettative degli operatori.

Proprio per questo, osservare l'andamento del PUN può aiutare a comprendere come gli shock internazionali vengano progressivamente trasferiti nel mercato energetico europeo e italiano.

America First: dove porta questa strategia?

A questo punto emerge la questione centrale.

Se l'energia è una componente fondamentale della sicurezza nazionale americana e se gli Stati Uniti stanno aumentando la propria capacità produttiva ed esportatrice, il settore energetico può diventare anche uno degli strumenti della competizione economica globale.

Non è però possibile trasformare questa osservazione in una conclusione definitiva. Per farlo sarebbe necessario dimostrare un'intenzione strategica precisa e un collegamento diretto tra le singole decisioni geopolitiche e gli interessi economici americani.

Quello che possiamo fare, invece, è continuare a osservare i segnali.

  • Come evolveranno le esportazioni americane di GNL?
  • Quanto crescerà il peso degli Stati Uniti come fornitore energetico dell'Europa?
  • Come cambieranno le rotte energetiche dopo la crisi di Hormuz?
  • Quale sarà il futuro rapporto energetico tra Europa e Russia?
  • Quanto durerà la pressione sui mercati europei del gas?
  • Quale ruolo assumerà l'energia nello scontro economico globale?
📌 CONCLUSIONE

“America First” può essere letto come un progetto nel quale interessi economici, industriali, commerciali ed energetici degli Stati Uniti vengono strettamente collegati alla sicurezza nazionale.

In questa prospettiva, l'energia assume un'importanza particolare: chi controlla una parte significativa della produzione, delle infrastrutture e dei flussi energetici possiede anche una leva economica e strategica.

Le crisi di Hormuz, le tensioni in Medio Oriente, la trasformazione del mercato europeo del gas e il nuovo rapporto tra Stati Uniti, Europa e Russia stanno modificando profondamente gli equilibri energetici internazionali.

Ma una domanda rimane aperta:

l'aumento del peso energetico degli Stati Uniti è soltanto una conseguenza degli eventi geopolitici oppure rappresenta anche uno degli strumenti attraverso i quali la strategia “America First” può trasformare l'energia in una leva dello scontro economico globale?

Oggi non abbiamo ancora tutti gli elementi per dare una risposta definitiva.

Ed è proprio per questo che la questione merita di essere seguita nel tempo, osservando non soltanto le dichiarazioni politiche, ma soprattutto le decisioni concrete, i flussi energetici, i rapporti commerciali e la reazione dei mercati.

Perché, in una fase nella quale economia, energia e geopolitica sono sempre più interconnesse, le prossime mosse potrebbero dirci molto più delle dichiarazioni.
📚 FONTI E RIFERIMENTI

• White House – Politica energetica e strategia “America First”.
• U.S. Energy Information Administration (EIA) – Dati e analisi sui mercati energetici internazionali.
• International Energy Agency (IEA) – Analisi sulla sicurezza energetica e sui mercati globali.
• Reuters – Aggiornamenti su Medio Oriente, Hormuz, Russia-Ucraina, petrolio, gas e GNL.
• GME – Dati sul mercato elettrico italiano e sul PUN.
• ARERA – Informazioni e regolazione del mercato energetico italiano.

Nota editoriale: le domande e gli scenari proposti in questo articolo non rappresentano conclusioni definitive. Dove non esistono elementi sufficienti per dimostrare un rapporto causale, l'analisi viene deliberatamente formulata sotto forma di interrogativo.
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Etichette: America First, Geopolitica, Energia, Stati Uniti, Trump, Hormuz, Iran, Russia, Ucraina, LNG, Gas, PUN, Mercato energetico

08 maggio

Crisi dello Stretto di Hormuz: energia, geopolitica e strategia globale degli USA

 

Le tensioni internazionali stanno influenzando direttamente il  costo dell’energia in Italia.  Eventi come la crisi nello Stretto di Hormuz hanno effetti immediati sulle bollette.

La crisi nello Stretto di Hormuz rappresenta oggi uno dei punti più critici per la stabilità energetica globale. Da questo snodo strategico transita una quota enorme del petrolio mondiale e qualsiasi interruzione, anche parziale, è in grado di generare effetti immediati sui prezzi dell’energia, sull’inflazione e sull’intero equilibrio economico internazionale.

Negli ultimi mesi, l’escalation tra Stati Uniti e Iran ha contribuito a ridurre drasticamente i flussi di greggio, alimentando una tensione che si riflette ben oltre il Medio Oriente e che coinvolge direttamente anche l’Europa.


Un collo di bottiglia energetico globale

La progressiva paralisi dello stretto ha costretto grandi operatori della logistica come Maersk, Hapag-Lloyd e CMA CGM a ripensare completamente le rotte commerciali. Le navi sono state deviate verso percorsi molto più lunghi, come quello attorno al Capo di Buona Speranza, con un inevitabile aumento dei tempi di consegna e dei costi operativi.

Questa riorganizzazione ha ridotto la disponibilità immediata di petrolio sui mercati internazionali, generando un aumento dei prezzi e una pressione crescente su tutta la filiera energetica. Non si tratta solo di una questione di trasporto, ma di un vero e proprio effetto domino che coinvolge produzione, distribuzione e consumi.


Una crisi che accentua gli squilibri globali

In un contesto di scarsità, l’energia torna ad essere una leva di potere. I Paesi economicamente più forti riescono ad assicurarsi le forniture accettando prezzi più elevati, mentre le economie più fragili restano escluse o costrette a ridurre drasticamente i consumi.

Questo squilibrio si traduce in difficoltà concrete: rallentamenti produttivi, tensioni sociali, rischio di blackout e l’introduzione di misure straordinarie per contenere i consumi. In alcuni casi, si assiste persino a una revisione dei modelli industriali, con una riduzione forzata delle attività energivore.


Il ruolo degli Stati Uniti tra strategia e opportunità

All’interno di questo scenario si inserisce la posizione degli Stati Uniti e la linea politica di Donald Trump. La narrativa più estrema suggerisce che la crisi possa essere stata in qualche modo “provocata”, ma un’analisi più attenta porta a una conclusione diversa.

Non esistono evidenze che indichino una pianificazione diretta della crisi da parte americana. Piuttosto, ciò che emerge è la capacità di Washington di inserirsi in una dinamica già instabile e sfruttarne le conseguenze a proprio vantaggio.


La logica dell’ “America First”

La strategia di Donald Trump si sviluppa lungo una direttrice chiara: rafforzare l’indipendenza energetica e ridurre la vulnerabilità degli Stati Uniti rispetto ai mercati esteri. Negli ultimi anni, questo obiettivo è stato perseguito attraverso un incremento significativo della produzione interna di petrolio e gas, accompagnato da politiche volte a proteggere e rilanciare l’industria nazionale.

Parallelamente, la pressione sull’Iran si inserisce in una strategia più ampia di contenimento geopolitico. Le tensioni nello Stretto di Hormuz diventano così uno strumento indiretto di pressione economica, capace di influenzare gli equilibri globali senza necessariamente richiedere un controllo totale degli eventi.


Vincitori e perdenti della crisi energetica

L’aumento dei prezzi dell’energia produce effetti profondamente diversi a seconda della posizione dei singoli Paesi. Per gli Stati Uniti, oggi tra i principali produttori mondiali, il rincaro rappresenta anche un’opportunità economica e strategica, rafforzando il ruolo del Paese come esportatore e aumentando la rilevanza geopolitica delle proprie risorse.

Al contrario, l’Europa e le economie fortemente dipendenti dalle importazioni si trovano esposte a un aumento dei costi e a una maggiore instabilità. Questa fragilità si traduce in pressioni inflazionistiche e in una crescente difficoltà nel garantire prezzi energetici sostenibili.


Un equilibrio ancora instabile

Nonostante la postura assertiva degli Stati Uniti, la crisi resta tutt’altro che sotto controllo. La capacità di resistenza dell’Iran e la complessità delle dinamiche regionali rendono difficile una risoluzione rapida. Il rischio è quello di una tensione prolungata, in grado di mantenere alta la volatilità dei mercati energetici.


Le conseguenze per l’Italia e il mercato elettrico

Per l’Europa e per l’Italia, gli effetti sono già tangibili. L’aumento del prezzo del gas si riflette direttamente sul Prezzo Unico Nazionale, determinando un incremento del costo dell’energia elettrica e, di conseguenza, delle bollette.

Il legame tra geopolitica e mercato energetico non è mai stato così evidente. Eventi che si verificano a migliaia di chilometri di distanza finiscono per incidere in modo diretto sulla spesa quotidiana di famiglie e imprese.

Ogni analisi pubblicata su questo blog si basa su dati reali di mercato e aggiornamenti continui del settore energia, per offrire una visione concreta e utile a chi vuole risparmiare.


Conclusione

La crisi dello Stretto di Hormuz non può essere letta come un evento isolato, ma come parte di una trasformazione più ampia degli equilibri globali. In questo contesto, gli Stati Uniti non sembrano aver creato la crisi, ma stanno dimostrando una notevole capacità nel trarne vantaggio, coerentemente con la logica dell’“America First”.

Per il resto del mondo, e in particolare per l’Europa, la sfida sarà quella di ridurre la propria vulnerabilità energetica in un contesto sempre più instabile e competitivo.

 


Mercato gas e geopolitica:

analisi dei fattori internazionali che influenzano il prezzo dell’energia in Europa.
Vai alla sezione geopolitica e mercato energia

Hub Energia

Approfondisci il funzionamento del mercato energetico, il PUN, le previsioni dei prezzi e i principali fattori che influenzano il costo dell'energia elettrica.

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04 maggio

Perché luce, gas e carburanti stanno aumentando: cosa c’entra lo Stretto di Hormuz (e perché i telegiornali non lo spiegano bene)

Negli ultimi mesi famiglie e imprese stanno assistendo a un nuovo aumento dei prezzi di luce, gas e carburanti.

Le spiegazioni più diffuse parlano genericamente di “tensioni geopolitiche”, ma raramente viene chiarito cosa sta succedendo davvero e perché questo si traduce direttamente in bollette più alte.

Per capire il fenomeno bisogna spostarsi lontano dall’Italia, in un punto strategico del pianeta: lo Stretto di Hormuz.

Il punto da cui passa l’energia del mondo

Lo Stretto di Hormuz è uno dei passaggi marittimi più importanti al mondo. Attraverso questo stretto transita circa un quinto del petrolio globale e una quota rilevante di gas naturale liquefatto (GNL).

Questo significa che una parte enorme dell’energia che alimenta economie come quella europea passa proprio da lì.

Quando questo snodo viene messo sotto pressione — anche solo a livello di rischio — i mercati reagiscono immediatamente.

Non serve infatti un blocco totale.
Basta che aumentino le tensioni, spesso legate all’Iran o alla sicurezza delle rotte marittime, perché gli operatori inizino a prezzare uno scenario di scarsità futura.

Ed è in quel momento che i prezzi iniziano a salire.

Perché i prezzi aumentano subito (anche senza crisi reale)

Il mercato energetico funziona in anticipo rispetto agli eventi.

Se cresce il rischio che il petrolio o il gas possano arrivare con difficoltà:

  • il prezzo del petrolio sale
  • il costo del gas aumenta
  • le forniture diventano più care

Questo effetto si trasmette rapidamente anche all’energia elettrica.

Ed è qui che entra in gioco il PUN.

Il legame diretto con il PUN

Il Prezzo Unico Nazionale (PUN), cioè il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia, è fortemente legato al costo del gas.

Questo perché una parte significativa dell’energia elettrica viene prodotta proprio con centrali a gas.

Quando il gas aumenta:

  • produrre energia costa di più
  • il prezzo marginale sale
  • il PUN aumenta

Secondo i dati ufficiali del mercato elettrico pubblicati dal GME - Gestore dei Mercati Energetici (Bollettino ufficiale del mercato elettrico – newsletter n.202 di aprile 2026), disponibile sul sito istituzionale), il prezzo dell’energia in Italia si forma quotidianamente attraverso dinamiche di mercato che riflettono in modo diretto le variazioni dei costi delle materie prime e le tensioni internazionali.

La catena è chiara:

Stretto di Hormuz → tensioni geopolitiche → aumento petrolio e GNL → aumento gas (TTF) → aumento PUN → bollette più alte

Questa dinamica è perfettamente coerente con le analisi che stiamo sviluppando sul mercato energetico.

Perché l’Europa paga il prezzo più alto

L’Unione Europea è particolarmente esposta a questo tipo di shock.

A differenza degli Stati Uniti:

  • importa gran parte dell’energia che consuma
  • dipende dal gas per produrre elettricità
  • è più sensibile alle variazioni dei mercati internazionali

Quando si verifica una tensione globale, l’impatto sulle economie europee è quasi immediato.

E questo si riflette direttamente sulle bollette di famiglie e imprese.

La chiave geopolitica: la strategia “America First”

Per capire fino in fondo queste dinamiche, è utile introdurre un elemento spesso ignorato: la visione strategica degli Stati Uniti, in particolare quella associata a Donald Trump e alla dottrina “America First”.

Questa impostazione non riguarda solo la politica interna, ma anche il modo in cui gli Stati Uniti si muovono nello scenario globale.

L’idea di fondo è semplice: gli Stati Uniti devono massimizzare il proprio vantaggio economico e strategico, anche nei confronti degli alleati.

Nel settore energetico questo si traduce in un obiettivo molto concreto: diventare uno dei principali esportatori mondiali di gas e petrolio.

Cosa succede in uno scenario di crisi come Hormuz

In una situazione di tensione nello Stretto di Hormuz, si crea uno squilibrio globale.

Da un lato:

  • diminuisce l’affidabilità delle forniture dal Medio Oriente
  • aumentano i prezzi

Dall’altro:

  • Paesi come gli Stati Uniti, grandi produttori di energia, si trovano in una posizione più forte

Questo comporta tre effetti principali:

Prezzi più alti favoriscono i produttori
Le aziende energetiche americane beneficiano di margini maggiori.

L’Europa cerca fornitori alternativi
E gli USA diventano un partner sempre più centrale.

Aumenta la leva geopolitica americana
L’energia diventa uno strumento di influenza internazionale.

Attenzione: non esiste una “colpa unica”

È importante chiarire un punto fondamentale per evitare semplificazioni.

Non esiste un unico responsabile dell’aumento dei prezzi.
E non è corretto dire che qualcuno “blocca” lo Stretto per far salire i mercati.

Quello che accade è più complesso:

  • tensioni geopolitiche
  • strategie economiche
  • equilibri tra grandi potenze

Si intrecciano e producono effetti sui mercati energetici.

Perché tutto questo è fondamentale per capire le bollette

Se si guarda solo al prezzo finale in bolletta, si perde il quadro generale.

Il vero punto è che:

  • il mercato energetico è globale
  • il prezzo si forma su equilibri internazionali
  • eventi lontani possono avere effetti immediati in Italia

Capire cosa succede nello Stretto di Hormuz significa quindi:

  • interpretare meglio il PUN
  • prevedere possibili aumenti
  • prendere decisioni più consapevoli sulle forniture

Conclusione

L’aumento dei prezzi di luce, gas e carburanti non è casuale.

È il risultato di un sistema complesso in cui pochi punti strategici, come lo Stretto di Hormuz, influenzano l’intero equilibrio energetico mondiale.

Allo stesso tempo, le grandi potenze — ciascuna con i propri interessi — contribuiscono a modellare questo scenario.

👉 Ed è proprio dall’incrocio tra geopolitica ed energia che nascono le dinamiche che ritroviamo ogni mese nelle bollette.


🌍 Mercato gas e geopolitica: analisi dei fattori internazionali che influenzano il prezzo dell’energia in Europa.

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Fonti e riferimenti

Per gli approfondimenti e i dati utilizzati nell'articolo si rimanda alle principali fonti istituzionali del settore energetico:



Mercato gas e geopolitica:

analisi dei fattori internazionali che influenzano il prezzo dell’energia in Europa.
Vai alla sezione geopolitica e mercato energia

Hub Energia

Approfondisci il funzionamento del mercato energetico, il PUN, le previsioni dei prezzi e i principali fattori che influenzano il costo dell'energia elettrica.

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15 aprile

DAZI U.S.A. Ulteriori sviluppi.

Pochi giorni dopo la notizia della delibera dell'applicazione dei dazi all'Europa e alla Cina, il Presidente degli USA, Donald Trump ha fatto una marcia indietro nei confronti del vecchio continente, mentre la lotta è attiva ancora in Cina.

La notizia della proproga di 90 giornu all'applicazione dei dazi nei confronti dell'Europa, ha rilassato i mercati finanziari che sono tornati al trend positivo. Fra questi anche il mercato energetico, che a inizio mese ha visto schizzare il prezzo della luce oltre i 120 €/MWh alla data di oggi il PUN è sceso.





Alla data di oggi, il valore medio (PUN) è attualmente di € 100,66, ben al di sotto del valore del PUN del mese scorso.
Allo stato attuale è difficile prevedere il valore del PUN per il mese di maggio, ma l'attuale situazione fa ben sperare che alla fine mese si potrà avere un valore di PUN più basso e quindi di avere bollette più leggere per il mese di maggio. 

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