Le due crisi sono diverse e non devono essere confuse. Ma hanno una caratteristica comune: possono incidere contemporaneamente sulla sicurezza e sul costo dell'energia europea.
Per questo motivo l'autunno e l'inverno 2026/27 meritano un'attenzione particolare. Non significa che sia inevitabile una nuova crisi energetica come quella del 2022. Significa però che il rischio di prezzi elevati e, soprattutto, di forte volatilità è oggi superiore a quello che una semplice analisi della stagionalità potrebbe suggerire.
Il punto centrale: Hormuz e Russia-Ucraina non sono due semplici notizie geopolitiche: possono diventare contemporaneamente fattori di pressione sul mercato europeo dell'energia.
Hormuz torna a pesare sul mercato energetico
Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei passaggi strategici più importanti del commercio energetico mondiale. La sua importanza non riguarda soltanto il petrolio: attraverso questa rotta transitano anche importanti quantità di GNL, il gas naturale liquefatto trasportato via mare.
Nelle ultime ore la situazione è tornata a deteriorarsi. Il confronto militare tra Stati Uniti e Iran ha registrato nuovi episodi di forte intensità e il traffico navale attraverso Hormuz è rimasto pesantemente ridotto. Il Brent è tornato a muoversi verso quota 100 dollari al barile, mentre il mercato europeo del gas ha reagito con un nuovo deciso rialzo.
Secondo l'International Energy Agency, la crisi di Hormuz ha già rappresentato nel 2026 uno shock rilevante per il mercato globale del gas: i flussi di GNL attraverso lo stretto rappresentavano quasi il 20% dell'offerta globale prima della crisi.
Il problema quindi non è soltanto quanto gas venga fisicamente perso. È anche la concorrenza internazionale per ottenere i carichi di GNL disponibili. Se una parte dell'offerta del Golfo Persico rimane fuori dal mercato, Europa e Asia possono trovarsi a competere per le stesse forniture provenienti dagli altri produttori.
Perché Hormuz è così importante: anche una riduzione temporanea dei flussi può avere effetti superiori alla quantità di gas effettivamente sottratta al mercato, perché aumenta la competizione internazionale per le forniture disponibili.
La guerra Russia-Ucraina entra in una nuova fase
Contemporaneamente, anche il fronte russo-ucraino mostra nuovi segnali di escalation. Gli ultimi giorni hanno visto una nuova intensificazione degli attacchi russi contro l'Ucraina, con particolare pressione su Kyiv e sulle infrastrutture del Paese.
La questione energetica è particolarmente delicata perché l'infrastruttura elettrica e quella energetica ucraina sono da tempo uno degli obiettivi strategici del conflitto. Gli attacchi alle infrastrutture possono quindi avere conseguenze che vanno oltre il territorio ucraino, soprattutto quando il conflitto entra nella stagione fredda.
Ma c'è anche un altro elemento da considerare: la guerra ha modificato strutturalmente il mercato europeo del gas. L'Europa non dispone più della stessa disponibilità di gas russo via gasdotto che aveva prima del 2022 e ha progressivamente sostituito una parte di quelle forniture con GNL proveniente dal mercato globale.
Il cambiamento strutturale da non dimenticare: l'Europa è diventata più diversificata rispetto al passato, ma allo stesso tempo è maggiormente esposta alle condizioni del mercato globale del GNL.
Il vero rischio è la combinazione dei due shock
Presi singolarmente, Hormuz e Russia-Ucraina rappresentano due fattori differenti. Il problema nasce quando entrambi esercitano pressione sul mercato nello stesso periodo.
Meno disponibilità di GNL + maggiore competizione internazionale + stoccaggi europei da completare + domanda invernale = mercato potenzialmente molto più sensibile agli shock.
È questa la ragione per cui non sarebbe corretto guardare soltanto al prezzo attuale del gas. Occorre osservare anche la capacità dell'Europa di arrivare all'inverno con sufficienti riserve e con una disponibilità adeguata di forniture alternative.
ACER (Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione fra i regolatori dell'energia, che coordina e monitora il funzionamento dei mercati energetici europei) ha evidenziato proprio questa vulnerabilità: la maggiore dipendenza europea dal GNL ha aumentato la diversificazione delle forniture rispetto al passato, ma ha anche aumentato l'esposizione del mercato europeo alla volatilità dei mercati globali del gas.
Il vero elemento di rischio è la sovrapposizione: due crisi differenti possono esercitare contemporaneamente pressione su un mercato europeo che oggi dipende molto più dal mercato globale del GNL rispetto al passato.
E l'Italia? Il rischio può arrivare fino al PUN
Per l'Italia il collegamento è particolarmente importante. Il prezzo dell'energia elettrica all'ingrosso è influenzato dalle condizioni del mercato europeo e, soprattutto nelle ore in cui gli impianti termoelettrici diventano determinanti per soddisfare la domanda, il costo del gas può avere un ruolo importante nella formazione del prezzo elettrico.
Questo non significa che un aumento del gas produca automaticamente un identico aumento del PUN. Il prezzo elettrico dipende anche da domanda, produzione rinnovabile, idroelettrico, disponibilità degli impianti, scambi con l'estero e condizioni meteorologiche.
Tuttavia, quando il gas aumenta in modo significativo e persistente, la pressione sul costo della generazione termoelettrica può trasferirsi anche al mercato elettrico. È quindi ragionevole considerare il mercato del gas come uno dei principali indicatori da monitorare nei prossimi mesi.
Un inverno di fuoco? Non è ancora una previsione
Parlare oggi di un “inverno di fuoco” può essere efficace per descrivere il rischio, ma sarebbe scorretto trasformarlo in una certezza.
Esistono infatti diversi fattori che potrebbero attenuare la pressione: una maggiore produzione di GNL da altri Paesi, una riduzione della domanda, una forte produzione rinnovabile, condizioni meteorologiche favorevoli oppure una stabilizzazione della situazione geopolitica.
Il problema è che esistono anche scenari opposti. Una nuova interruzione significativa dei flussi attraverso Hormuz, un inverno rigido, ulteriori problemi alle infrastrutture energetiche ucraine o una competizione più intensa tra Europa e Asia per il GNL potrebbero amplificare rapidamente la pressione sui prezzi.
La conclusione: non siamo davanti alla certezza di una nuova crisi energetica. Siamo però davanti a un aumento concreto del rischio di prezzi elevati e di forte volatilità. Per questo l'autunno e l'inverno 2026/27 dovranno essere osservati con particolare attenzione, soprattutto sul fronte del gas europeo e dei possibili riflessi sul mercato elettrico italiano.
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RICHIEDI ANALISI GRATUITAFonti e riferimenti
- International Energy Agency (IEA) – Analisi del mercato globale del gas e degli effetti della crisi di Hormuz sulle forniture internazionali.
- ACER – Monitoraggio del mercato europeo del gas e della sicurezza degli approvvigionamenti.
- ARERA – Analisi del mercato dell'energia elettrica e del rapporto tra costo del gas e formazione dei prezzi elettrici.
- Reuters – Aggiornamenti sugli sviluppi della crisi di Hormuz e sull'intensificazione del conflitto Russia-Ucraina.
Nota: questo articolo analizza scenari e fattori di rischio. Non costituisce una previsione certa dell'andamento futuro dei prezzi dell'energia. Gli sviluppi geopolitici possono modificare rapidamente le condizioni dei mercati.
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