Petroliere nuovamente in movimento, ma le difficoltà nelle forniture di gas non sono superate. Ecco perché la crisi in Medio Oriente continua a influenzare il mercato europeo e il prezzo dell'elettricità in Italia.
Ottobre 2026 si sta rivelando un mese particolarmente complesso per il mercato elettrico italiano. Dopo le oscillazioni registrate nella prima parte del mese, negli ultimi giorni il prezzo dell'energia ha mostrato una nuova accelerazione.
Il 3 ottobre il PUN Index GME si attestava intorno a 181,10 €/MWh. Il 19 ottobre aveva già raggiunto 262,63 €/MWh. Il 29 ottobre la rilevazione disponibile è arrivata a circa 278,47 €/MWh.
La media provvisoria dei primi 29 giorni di ottobre risulta intorno a 228,39 €/MWh. Il confronto con settembre, la cui media era di circa 207,54 €/MWh, evidenzia un incremento di circa il 10%.
Questi valori descrivono un mercato caratterizzato da oscillazioni anche marcate, ma con una pressione rialzista che non può essere spiegata osservando un solo indicatore.
Il prezzo dell'elettricità dipende dall'equilibrio tra domanda e offerta, dalla disponibilità delle diverse fonti di produzione, dagli scambi con l'estero e dai costi delle materie prime utilizzate per generare energia.
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SCOPRI DI PIÙHormuz: il ritorno delle petroliere non significa che la crisi sia finita
Una delle immagini che negli ultimi giorni ha attirato l'attenzione è quella delle petroliere che hanno ripreso a utilizzare, almeno in parte, rotte di esportazione dal Golfo Persico.
Questo elemento può dare l'impressione che la situazione energetica stia tornando alla normalità. Ma il quadro è più complesso.
Lo Stretto di Hormuz è un passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto. La sua importanza non riguarda soltanto il numero delle navi in transito, ma soprattutto la tipologia delle merci trasportate e la possibilità di utilizzare percorsi alternativi.
Per comprendere perché il mercato del gas continui a essere sotto pressione, bisogna distinguere tra petrolio e gas naturale.
Petrolio e gas: perché le rotte alternative non sono equivalenti
Il petrolio può essere trasportato attraverso oleodotti, oltre che mediante navi cisterna.
L'Arabia Saudita dispone del sistema East-West Pipeline, che collega le aree produttive orientali con il porto di Yanbu sul Mar Rosso. Anche gli Emirati Arabi Uniti possono utilizzare l'oleodotto che collega gli impianti di Habshan al porto di Fujairah, sul Golfo dell'Oman.
Queste infrastrutture consentono di trasferire una parte dei flussi petroliferi evitando il passaggio da Hormuz.
Non significa, tuttavia, che tutta la capacità di esportazione possa essere recuperata senza difficoltà: le capacità degli oleodotti sono limitate e non sostituiscono automaticamente l'intero traffico marittimo.
Per il gas naturale liquefatto, invece, la situazione è differente.
Il Qatar è uno dei principali esportatori mondiali di GNL e le sue esportazioni marittime dipendono in larga misura dal passaggio attraverso Hormuz. Non esiste una rete alternativa di gasdotti capace di sostituire integralmente la capacità di esportazione dei suoi impianti di liquefazione.
Di conseguenza, anche quando alcuni flussi petroliferi riescono a riprendere attraverso percorsi alternativi, le difficoltà nell'esportazione del GNL possono continuare a incidere sul mercato internazionale del gas.
È questa una delle differenze fondamentali che aiutano a comprendere perché la ripresa dei transiti petroliferi non coincida necessariamente con una normalizzazione dell'intero sistema energetico.
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Le conseguenze per l'Europa e per l'Italia
L'Europa è particolarmente esposta alle tensioni sul mercato internazionale del gas perché deve competere con altri Paesi per assicurarsi i carichi di GNL disponibili.
Secondo il rapporto pubblicato da ACER il 21 ottobre 2026, gli stoccaggi europei risultavano pieni per circa il 75%, un livello inferiore alla media degli ultimi nove anni.
Il rapporto evidenzia inoltre che il conflitto in Medio Oriente ha contribuito ad aumentare il costo delle importazioni europee di gas. La competizione internazionale per i carichi disponibili ha sostenuto i prezzi sui mercati all'ingrosso.
La situazione riguarda direttamente anche l'Italia.
Il 27 ottobre Edison ha comunicato che QatarEnergy ha esteso fino alla fine di dicembre 2026 la causa di forza maggiore relativa alle forniture di GNL. Sono stati coinvolti altri tre carichi destinati al terminale Adriatic LNG.
Il totale dei carichi interessati dall'interruzione è così salito a 38, per un volume indicativo di circa 5 miliardi di metri cubi di gas.
Edison ha precisato di aver già sostituito 27 carichi, per circa 2,7 miliardi di metri cubi, e di essere in grado di reperire forniture alternative per rispettare gli impegni verso i propri clienti.
È importante sottolineare questo aspetto: l'interruzione delle consegne dal Qatar non significa automaticamente che l'Italia sia rimasta senza gas. Significa però che una parte delle forniture deve essere recuperata attraverso altri canali, in un mercato internazionale nel quale anche altri Paesi cercano gli stessi carichi disponibili.
Dal prezzo del gas al PUN: qual è il collegamento?
Per capire perché le tensioni sul gas possano riflettersi sul prezzo dell'elettricità, bisogna considerare il funzionamento del mercato elettrico.
In Italia una parte importante della produzione elettrica è affidata alle centrali termoelettriche alimentate a gas naturale.
Quando il prezzo del gas aumenta, può aumentare anche il costo di produzione dell'elettricità da queste centrali.
Il collegamento tra gas e PUN, tuttavia, non è automatico né esclusivo.
Il prezzo all'ingrosso dell'energia elettrica dipende dall'incontro tra domanda e offerta e dal costo degli impianti necessari a soddisfare la domanda nelle diverse ore. Se le centrali a gas sono necessarie per coprire il fabbisogno, il loro costo può incidere in modo significativo sul prezzo di mercato.
Ma entrano in gioco anche altri elementi:
- la domanda elettrica, che varia in base alle condizioni climatiche e alle attività economiche;
- la produzione da fonti rinnovabili, in particolare eolico e fotovoltaico;
- la disponibilità delle centrali idroelettriche e termoelettriche;
- gli scambi di energia elettrica con gli altri Paesi;
- eventuali indisponibilità degli impianti e congestioni della rete.
Per questo motivo non sarebbe corretto affermare che il PUN aumenta esclusivamente perché cresce il prezzo del gas. È più corretto dire che il gas rappresenta uno dei fattori più importanti, soprattutto quando le centrali alimentate da questa materia prima sono necessarie per soddisfare la domanda.
La vicenda del diesel russo: un altro elemento da non confondere
Negli ultimi giorni è tornata al centro dell'attenzione anche la questione delle forniture di diesel russo agli Stati Uniti.
Nel corso di ottobre Donald Trump ha annunciato un'intesa con Vladimir Putin per l'invio di carburante diesel sui mercati internazionali. Il 23 ottobre Reuters ha riferito che una prima petroliera con circa 40.000 tonnellate di diesel russo era diretta verso gli Stati Uniti.
Il 29 ottobre Reuters ha inoltre riferito che la Russia intende prorogare il divieto generale di esportazione del diesel fino alla fine dell'anno, consentendo tuttavia alcune spedizioni attraverso un sistema di quote.
Questa vicenda riguarda il mercato dei prodotti petroliferi e non deve essere confusa con le forniture di gas naturale o con la situazione di Lukoil e delle relative sanzioni.
La disponibilità di maggiori quantità di diesel può influenzare il mercato dei carburanti, ma non risolve direttamente le difficoltà di approvvigionamento del GNL e non costituisce una spiegazione immediata dell'andamento del PUN italiano.
Sono mercati collegati al più ampio sistema energetico internazionale, ma con caratteristiche, infrastrutture e dinamiche differenti.
PUN: cosa possiamo aspettarci nei prossimi giorni?
Alla fine di ottobre il mercato elettrico italiano mostra ancora segnali di tensione.
L'aumento del prezzo del gas, le difficoltà nelle forniture di GNL dal Golfo Persico e il livello degli stoccaggi europei rappresentano elementi da monitorare anche in vista dei mesi invernali.
Non è però possibile stabilire con certezza quale sarà il prossimo andamento del PUN sulla base di questi soli fattori.
Un eventuale miglioramento della situazione geopolitica potrebbe contribuire a ridurre la pressione sui mercati, ma gli effetti sulle forniture e sui prezzi non sarebbero necessariamente immediati.
Al contrario, un prolungamento delle difficoltà nel mercato del gas, associato a una maggiore domanda elettrica e a una minore produzione da fonti rinnovabili, potrebbe mantenere elevata la pressione sui prezzi.
Per le prossime settimane sarà quindi importante osservare non soltanto il valore giornaliero del PUN, ma anche l'evoluzione del PSV, degli stoccaggi europei, delle forniture di GNL e della produzione elettrica.
📈 Previsioni PUN
Le previsioni sull'andamento del PUN sono elaborate considerando i principali fattori che possono influenzare il mercato elettrico, tra cui domanda e offerta, prezzo del gas, produzione da fonti rinnovabili e situazione geopolitica.
Attenzione: le previsioni rappresentano scenari e valutazioni basati sui dati disponibili al momento dell'analisi e non costituiscono una garanzia sull'andamento futuro del prezzo dell'energia.
Conclusioni: perché il petrolio riparte, ma il PUN resta sotto pressione?
La ripresa di alcuni flussi petroliferi attraverso rotte alternative è certamente un segnale da osservare, ma non basta per dichiarare conclusa la crisi energetica.
Petrolio e gas non hanno le stesse possibilità di trasporto e di sostituzione. Mentre una parte del petrolio può essere trasferita attraverso oleodotti che evitano Hormuz, le esportazioni di GNL del Qatar rimangono fortemente legate alla navigazione attraverso lo Stretto.
Le difficoltà nelle forniture di gas, la competizione internazionale per i carichi disponibili e il livello degli stoccaggi europei continuano quindi a rappresentare fattori di rischio per il mercato energetico.
Il PUN italiano non dipende da un solo evento geopolitico, ma risente dell'interazione tra questi fattori e il funzionamento del mercato elettrico nazionale.
La vera questione è questa: vedere più petroliere in movimento non significa necessariamente pagare meno l'elettricità.
Per comprendere l'andamento del PUN bisogna guardare anche alle forniture di gas, alla disponibilità di GNL e alle condizioni del mercato elettrico europeo.
🔎 Approfondimenti e fonti
Per approfondire l'argomento, consulta anche queste fonti:
- GME – Esiti del mercato elettrico e PUN Index GME
- ACER – Andamento del mercato europeo del gas nell'estate 2026
- IEA – Stretto di Hormuz: petrolio, gas e rotte alternative
- Edison – Estensione della forza maggiore sulle forniture di GNL dal Qatar
- Reuters – Le forniture di GNL a Edison sospese fino a fine 2026
- Reuters – Diesel russo e accordo sulle esportazioni verso gli Stati Uniti
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